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	<title>Stefano Falotico &#187; Il Faro Rivista | Stefano Falotico</title>
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	<description>La vetrina incantata di un Uomo al di sopra anche della sua anima</description>
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		<title>Il cavaliere di Alcatraz, recensione di Eliano Bellanova</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2016 08:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’amore deve rifulgere al di là di ogni cosa… Carceri e disavventure non lo costringeranno in un angolo come un pugile che subisce l’avversario sul ring “della vita”. Anche il sogno è vita e il sogno non accetta nessun ricatto. Esso passa attraverso il dolore e le lacrime. Nessuno potrà farne a meno, incatenato dal tempo che fugge inesorabile. Il primo&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=577">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=578" rel="attachment wp-att-578"><img class="aligncenter size-full wp-image-578" alt="Alcatraz Bellanova" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/05/Alcatraz-Bellanova.jpg" width="1444" height="655" /></a></p>
<p>L’amore deve rifulgere al di là di ogni cosa… Carceri e disavventure non lo costringeranno in un angolo come un pugile che subisce l’avversario sul ring “della vita”. Anche il sogno è vita e il sogno non accetta nessun ricatto. Esso passa attraverso il dolore e le lacrime. Nessuno potrà farne a meno, incatenato dal tempo che fugge inesorabile. Il primo messaggio de “<strong>Il cavaliere di Alcatraz</strong>” di Stefano Falotico sembra essere questo. Il secondo è quello dell’eterna bellezza, che va al di là dell’eterna giovinezza.</p>
<div>
<p>Il terzo è quello della libertà che viaggia su “ali dorate”, assurde, imprendibili, impalpabili, evanescenti, sfuocate. Il freddo mese di novembre non scuote le radici dell’amore e della libertà. Viene domato da questi istinti che si tramutano in sentimenti. Eppure la vita ha il suo lato di terrore, una specie di pianeta che ci perseguita tutta la vita. Stefano Falotico lo sa bene e non lo nasconde assolutamente. Lo intravede e lo esamina, penetra in profondità e, in un certo senso, ne resta sorpreso. Vuole svegliarsi ed ammirare qualcosa di diverso, di nuovo, di “assoluto”, in un mondo pur sempre condannato al relativismo, che rischia di farti morire nell’anima. È la durezza della vita che forgia anima e mente, cuore e destino. Alcatraz accoglie nelle sue fameliche braccia Clint, un protagonista “antagonista di se stesso”. Un uomo guarnito di “ex”: “ex barista, ex gonzo, ex nel rodeo dei suoi cavalli nel cervello”, un gelido guerriero (come afferma l’Autore), che non è il “pallido delinquente” di F. W. Nietzsche. È casomai un eroe chiamato a rispondere alle avversità della vita e che, forse, non cerca redenzione, ma nemmeno si converte al “peccato”, perché chi lotta non conosce peccati, ma solo il metodo di superare gli ostacoli, vincerli e convincersi della sua “superiorità”. L’eroe sublime potrà fare a meno perfino delle donne, o, almeno, le osserverà con animo sereno e senza sentimenti di vendetta, nemmeno per torti “da subire”, “in divenire”. La bellezza sfuma come neve al sole, ma l’eroe vince i tempi, sfida i millenni, sopravvive impavido a se stesso: nemmeno quattro fredde sbarre lo impressionano. È il Cavaliere di Alcatraz, a cui ogni pena è incredibilmente “superflua”, seppur consona al suo agire. “Or leva su, vinci l’ambascia con l’animo che vince ogni battaglia” (Dante).<br />
Clint è l’agnostico del Duemila? Clint impersona l’ateo? E, forse, in tutti gli uomini non insistono tali “sentimenti”? Chi si pone prono di fronte a una fede? Chi rinuncia a se stesso? Chi non rivendica la sua libertà d’essere e di pensare? Anche il diavolo reclama la sua parte, scende sulla Terra. Anche il diavolo accetta un condominio con ogni dio. Gli dei sono sempre mutati nel tempo, mentre il diavolo ha conservato se stesso, la sua integrità, la sua incredibile coerenza: un paradosso assurdo, eppure immanente e penetrante in ogni pensiero. Il diavolo non accetta manomissioni al suo pensiero. Gli dei hanno sempre mutato pensiero, fin dalle tavole di Noè. Il diavolo ha paternità e maternità: è il primo ideale “ermafrodita” della storia “biologica” dell’uomo. Perfino un dio “buono”, che “volse” il tempo in rintocchi, Crono, divorava i suoi figli, sicché lo scorrere del tempo era rattristato dalla sua avidità felina. Clint è, invece, sincero, confessa a se stesso il suo agnosticismo e resta sulla “soglia della vita”, come sulla soglia di un carcere. Clint incontra il suo “alter ego”, Nick “vagabondo nel suo “vaneggiar” ardito. La data dell’incontro non è casuale. È il mese freddo dei morti, una triste serata, segnata da un numero usato dall’immaginario come simbolo nefasto: è il 17 novembre di un anno della nostra era. Per rendere il paradosso della vita, l’Autore si serve di figure retoriche trasferite in esseri viventi, in celebrità artistiche, anch’esse incantate dal “sogno di Alcatraz”, dal sogno della perenne prigione della vita. Il sesso passa attraverso un “calvario immaginifico”, che descrive un impervio percorso orografico, che si perde all’orizzonte sfumato dei sentimenti repressi, mentre l’Autore evoca immagini scritte così profonde da richiedere un’eccelsa ortofonia, che è sostanziale ed apre ad un nuovo stile sintattico-grammaticale. Ciò non è scandito da sordo esibizionismo stilistico, ma dalla stretta necessità di rendere, attraverso lo stile innovativo, la profondità dei pensieri, perché il “traffico” dei pensieri è talmente intenso nell’Autore da indurlo a “parole” che escono dal “seminato letterario”.</p>
<p>Non mancano immagini toccanti (notte sulfurea, le nostre urla che piangono, etc.). Ad Alcatraz, fra tanti “mezzi e mezzi”, giunge infatti un vero Cavaliere, un Uomo (“U maiuscola un po’ di tutto”). Ma Alcatraz non la merita nessuno: né forte, né debole. Ma, forse, nessuno merita la vita e la sofferenza che incide in se stessa. Sembrerebbe paradossale: anche la sofferenza deve essere meritata. Clint l’ha meritata. Ha avuto un percorso tortuoso, nel suo “innatismo congenito”, nella sua “isotipia”, che non si coniuga ad alcun essere solido e pensante. È una “cosa” a sé, che si rifugia nella latebra del suo spirito inesauribile. Solo un grande Dio potrebbe indicare una via diversa, come la indicò a Mosè nel celebre passaggio sul Nilo. … e quando Alcatraz sarà trasferita negli sconvolgenti ricordi, vi sarà un “Jack Nicholson”, che imbastirà una danza da nano, da “nano sulle spalle di un gigante”. Sarà il preludio alla liberazione degli schiavi, il ponte verso una “nuova vita”, verso la mutazione. L’uomo, prima servo e poi cammello che reca i suoi enormi pesi, si libererà dei suoi fardelli e sorriderà alla vita. Ma quanto gli è costato questo “sorridere”?&#8230; Perfino l’ira reca i germi del sorriso, in un percorso che dal pessimismo giunge all’ottimismo “storico-morale”. Un messaggio pluridimensionale quello di Stefano Falotico, scrittore raffinato ed elegante, che non tralascia mai l’esame psicologico di eventi e fatti e di personaggi inediti e particolari che sembrano scolpiti nella “roccia” della sua Opera.</p>
<p>Eliano Bellanova Direttore della Rivista IL FARO ITALIANO</p>
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		<title>Mister Atlantic City, Saggio Critico a cura di Eliano Bellanova</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2015 08:00:49 +0000</pubDate>
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		<title>Il cavaliere di Parigi, recensito dal direttore editoriale de “IL FARO”</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 07:45:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; SAGGIO CRITICO A CURA DI ELIANO BELLANOVA DIRETTORE EDITORIALE DE “IL FARO” Parigi e Londra in Occidente; Costantinopoli e San Pietroburgo in Oriente, sono città che evocano sentimenti contrastanti. L’Autore Stefano Falotico nella sua Opera “Il cavaliere di Parigi”&#8230; si ferma a Parigi, una Parigi “irrequieta” ed “inquieta”, che spinge a questi versi: Qui geme l’orrore, della paura vi&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=461">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=462" rel="attachment wp-att-462"><img class="aligncenter size-full wp-image-462" alt="Eliano Bellanova" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/06/Eliano-Bellanova.jpg" width="1347" height="563" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>SAGGIO CRITICO A CURA DI ELIANO BELLANOVA DIRETTORE EDITORIALE DE “IL FARO”</b></p>
<p>Parigi e Londra in Occidente; Costantinopoli e San Pietroburgo in Oriente, sono città che evocano sentimenti contrastanti. L’Autore Stefano Falotico nella sua Opera “Il cavaliere di Parigi”&#8230; si ferma a Parigi, una Parigi “irrequieta” ed “inquieta”, che spinge a questi versi: <i>Qui geme l’orrore, della paura vi narrerò, io, girovago d’eterna buonanotte, di perpetua dolenza, latra l’avarizia di queste latrine di forma umana, e piangerete il dolore che c’infliggeste acuendoci soltanto di rafforzamento&#8230;</i></p>
<p>&#8230; e poi “vi racconto come incontrai Clint”, protagonista non manierista, originale anzichenò. Clint è “colui che è”, frase che riecheggia l’Opera di Nietzsche “Come si diviene ciò che si è”. Clint nella Parigi turbolenta, che avrebbe fatto arrossire gli uomini più emancipati del secolo scorso, procede dall’intima catarsi al divenire senza ansia e senza timori. … … “<i>Notte di corvi meditabondi e della vendetta annunciata Voglia di nudo, il mio silenzio cupo, l’ardore nottambulo del mio corpo, il vigoroso, lacerante urlo” … </i>… Questo e non solo è Clint, il personaggio che trova catarsi ed immortalità nelle pieghe/piaghe sue e della vita conturbante che scorre sotto i suoi occhi, la quale è forse per lui una costruzione perenne a più piani, tutti mutevoli e soggetti al tempo che passa. … è l’uomo che nasce continuamente, forse “un nano sulle spalle di un gigante”, come si espresse Tommaso Campanella. Clint è anche il rivoluzionario, il ribelle, forse colui che ricorda in una specie di reminiscenza da imprinting la Parigi rivoluzionaria del secolo XVIII: i vari Marat, Danton, Robespierre, Saint-Just&#8230; gli trasmettono “inconsciamente” un substrato di “ribellione”, di “antischiavitù”, una “antischiavitù”, che diviene poesia, gusto guerriero, capacità di battere e battersi in un battito di ciglio… la rivoluzione del silenzio, perché il silenzio pesa, è macigno, è pietra. Ed il mondo vive di macigni e pietre, che oggi sono le “parole” che fanno “società e costume”. Clint è “nudo come Cristo nel Getsemani”&#8230; ma probabilmente la sua è una nudità morale e di pensiero, un vedersi, attraverso gli eventi mutevoli, come si è, come ci si trasforma, come “si diviene”. Clint: elemento “bi-anima”, dove una “propaggine” vagamente nibelungica si spoglia di fronte ad una realtà cocente, in cui convergono vizi, difetti, virtù, interruzioni, tristezze, fughe dalla realtà, “dis-educazione” a ciò che è stereotipo ed “uso comune”… “sempr’umidi di stronzate contro gli stronzi”, che si ribellano alla corrente della marea, alla materia avvilente, al “trucco” “mangia-persone”, in confronto con cui anche il più insignificante e vile “passatempo” è “intelligente espressione”, grande “rumoroso” silenzio.</p>
<p>Per rompere lo strano anello di Re Salomone, come direbbe Lorenz, bisogna, però, “affrettarsi”, correre, raggiungere&#8230; poiché “La morte incombe, spezzerà le ossa e un moto ribelle s’innalzerà a nostro furore”, dopo “l’orrore della paura”, un orrore sotterraneo, che corre lungo i “versi dei fiumi”, che con le loro onde spazzano pensieri e passioni ed anche languidi abbandoni, fino a “situazioni kafkiane”: “<i>Il Conte ama i corvi nella notte lunga/e coi lupi,/ succhiando i virginali colli femminei, /“lunghissimo” s’avvoltola da creatura col suo creaturale/cantico”. </i>Clint farà i conti con “le menzogne convenzionali”, con la rotazione quasi epilettica delle parole gettate al vento, in un mondo dai palpabili disagi da “décadence”, in un mondo di “forces défaillantes”, “dedito” ad un “sortir de la route principale” o ad una deviazione della “diritta via”, che Dante stesso enunciò senza saperne definire il valore intrinseco, poiché la definizione di una “essenza vitale” non può essere “vocabolario”, tali sono frequenti le “esplosioni intime” che avvengono dentro di noi… rivoluzionari eterni, che non possono tacere all’infinito: “Il nichilismo della società odierna si misura/dal fatto che ogni importanza della parola ha/perso (il) senno, anzi il sen(s)o alla vita ste(s)sa” – sostiene l’Autore, che rafforza la sua tesi nell’irrequietezza adolescenziale, che per non essere curata, soggiace ad una parola-definizione: “tipo nevrotico” – l’enigma di Sigmund Freud, che, dopo aver trovato efficaci definizioni per i soggetti “psicotici”, si ritrasse al momento della “cura”, forse perché irretito o ghermito dalla “stabilità non itinerante” delle sue stesse definizioni. Anche i latini inventarono i paradigmi nei verbi, precludendosi ogni azione in “divenire” ed “essere”, evitando impeto e tempesta, soggiacendo alla “logica grammaticale”. Un mondo costruito su “piattaforme” si scontra con anime sofferenti, tristi, “maniacali”, “sensuali”, “vittime e protagoniste”, sognatrici e voluttuose, vogliose di sesso e di avventura. I grandi del cinema hanno spesso delineato un mondo “diverso dal diverso”, oltre il comune diverso.</p>
<p>Il Clint di Stefano Falotico è, a sua volta, l’ultimo cavaliere di “un’epoca che non c’è” e, in quanto tale, non può divenire, ma reagire alle sconfitte ed al quotidiano scorrere fra paletti, steccati, idee appiattite, mitezza di mente, pochezza di mente, idiozia e fatali abbandoni. La ribellione degli “schiavi” è vissuta come una sconfitta.</p>
<p>E quando una sconfitta deriva da una ribellione pesa due volte: nell’animo del “cavaliere”, come in quella delle plebi parigine che, ancorché ribelli, hanno in loro l’anima del marciapiede, della strada, della “delinquenza” nella migliore accezione: forse sono chiamati a non essere veri eroi poiché operanti in condizioni precarie, avverse e pregne di una filosofia manieristica riduttiva e distruggente. Siamo in presenza di un’Opera di incommensurabile valore “prospettico-psicologico”.</p>
<p align="center"><b><i>Eliano Bellanova</i></b></p>
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