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	<title>Stefano Falotico &#187; youcanprint.it | Stefano Falotico</title>
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	<description>La vetrina incantata di un Uomo al di sopra anche della sua anima</description>
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		<title>Il cavaliere di San Pietroburgo e ringraziamenti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 08:53:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immagini da me accuratamente scelte si dipanano nella vastità della mia immaginazione che, senza fronzoli, arrotolata e quindi poi distesa lungo i corridoi della mia fantasia briosa e anche “rabbrividente”, innervata a magma di un’altra pindarica creazione soave come cieli madidi di speranza non fuggevole, ha partorito quest’altro filmato incantato, duro come il diamante più puro, in “concomitanza” con l’ardito&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=620">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=621" rel="attachment wp-att-621"><img class="aligncenter size-full wp-image-621" alt="cavaliere di san pietroburgo booktrailer" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/11/cavaliere-di-san-pietroburgo-booktrailer.jpg" width="839" height="471" /></a></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/fyR7XTv1hp4" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Immagini da me accuratamente scelte si dipanano nella vastità della mia immaginazione che, senza fronzoli, arrotolata e quindi poi distesa lungo i corridoi della mia fantasia briosa e anche “rabbrividente”, innervata a magma di un’altra pindarica creazione soave come cieli madidi di speranza non fuggevole, ha partorito quest’altro filmato incantato, duro come il diamante più puro, in “concomitanza” con l’ardito Daniele Fiori che, con la solita precisione millimetrica, calibrata di gusto superiore, ha immortalato la mia voce narrante nel flusso di quadri, potremo dire, pittorici che racchiudono nelle lor viscere calde e roventi la sprigionante mia opera letteraria. Un libro che enuclea la mia essenza e qui, asciugato in un <i>trailer</i> potente come un papa russo, si fa musica intrecciata alla mia gola roca e anche supremamente morbida, nel colorarsi di nerezza e, com’un arcobaleno pungente di variopinta eccentricità marmorea, si leviga in questi minuti tesi nella <i>suspense</i> della creta romantica più linda di raffinato splendore.<br />
Ancora grazie a me e a Daniele, maestro dei fotogrammi immaginifici, amante, come me, della prosa poetica e della sua incarnata bellezza autarchica. Libera da tutto e libera di volare al(a)ta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il cavaliere di San Pietroburgo, edizione cartacea</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2016 07:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, 2 Giugno 2016, in questa festa della Repubblica italiana, festeggio la mia libertà di scrittore pen(s)ante col mio nuovo, va detto orgogliosamente, capolavoro letterario, da oggi appunto disponibile nel mio profilo autore di Youcanprint Edizioni, disponibile in cartaceo al prezzo giusto, inevitabile, vista la mole di lavoro di pagine, impaginato e pregiata fattura, copertina lussuosa compresa. Se volete, e&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=581">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=582" rel="attachment wp-att-582"><img class="size-full wp-image-582 aligncenter" alt="cavaliere di san pietroburgo" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/06/cavaliere-di-san-pietroburgo.jpg" width="770" height="850" /></a></p>
<p>Oggi, 2 Giugno 2016, in questa festa della Repubblica italiana, festeggio la mia libertà di scrittore pen(s)ante col mio nuovo, va detto orgogliosamente, capolavoro letterario, da oggi appunto disponibile nel mio profilo autore di <a href="http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/il-cavaliere-di-san-pietroburgo.html">Youcanprint Edizioni</a>, disponibile in cartaceo al prezzo giusto, inevitabile, vista la mole di lavoro di pagine, impaginato e pregiata fattura, copertina lussuosa compresa.<br />
Se volete, e mi farebbe enorme piacere madido di contentezza, potete già acquistarlo. Per un cartaceo sfavillante che promette, in un immediato futuro, altre prospettive avventurose. Fatevi guidare da Clint e dalla sua congrega. Il cavaliere di San Pietroburgo!</p>
<p>Ebbene, fratelli della congrega come i congreganti di/a Clint, ecco la mia nuova, magnificente opera, frutto d’una mia mente prelibata, delicata, alle volte “bassa”, spesso altolocata. Sicuramente, ancora non nel loculo. Opera meditativa, “vendicativa”, ragionata e ponderata, giammai di freddezza calcolata, sinuosa, flessuosa in pregiate pagine morbide, non ancora morte seppur in esse vibrano stati di forza imperitura ed energica possanza di mie eleganti rinomanze. Opera che s’è costruita nel tempo delle mie tempie, introflessa in questa società di molti fessi, riflettente l’odierna, turbante decadenza. Turbo-lenta! Opera scissa fra i tormenti esistenziali e le paure intrinseche d’ognuno di noi, introiettate nell’an(s)imo poderoso di Clint, uomo per antonomasia lib(e)ro-vivente, creatura d’altra epoca e altra natura altera, forse ateo o probabilmente credente, non di certo cedente. Scoprirete in queste pagine di raffinata fattura gli abomini di un malvagio che commise un esecrabile crimine, e v’immergerete negli ansiti punitivi di quattro uomini agli ordini di Clint. Per addivenire alle cause del re(at)o, sconfessarlo e imprigionarlo alle sue “suicide” responsabilità sudicie, poiché costui d’un assassin(i)o immondo si macchiò. Opera filosofica, (im)morale, spensierata e candida, quindi veloce nello squittire il suo “scatto” felino, credo anche ferino. Insomma, alla Falotico. Compratela e “bevetevela” tutta, questa è la mia opera offerta in remissione dei peccat(or)i. Scrivere è la mia missione. Con questa missiva, sto già preparando, come un missile, la mia prossima, dinamica beltà. Incantatevene e, come Clint e i suoi fratelli, non alle ottusità incatenatevi. Scatenat(v)i.</p>
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		<title>Intervista a Stefano Falotico, a cura di “Il Mondo dello Scrittore” sul suo/mio Fantasmi principeschi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2016 08:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccola qui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilmondodelloscrittore.altervista.org/autori-a-f/falotico-stefano/fantasmi-principeschi/11541-2"><strong>Eccola qui</strong></a>.</p>
<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=529" rel="attachment wp-att-529"><img class="aligncenter size-full wp-image-529" alt="Fantasmi principeschi Il mondo dello scrittore" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/02/Fantasmi-principeschi-Il-mondo-dello-scrittore.png" width="1920" height="4135" /></a></p>
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		<title>FANTASMI PRINCIPESCHI di Stefano Falotico, Booktrailer &amp; ringraziamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 19:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una stramba, arzigogolata raccolta poetica, lirica e allegro-tetra sugli ectoplasmi nostri irredenti eppur sadici, ridenti o spaventosamente veri anche per gli increduli. (Fant)asma &#38; ma(ce)r(i)e&#8230; Case diroccate, (s)fasciate, ceree (pen)ombre a passo di danza su selciati imbruniti delle perite, perdute speranze forse solo rinate, tramonti di fuoco, castelli dark sorvolati d’aquile in vol(t)o d’angelo, scaturigine d’antichi dolori che, dalla tenebra&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=507">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una stramba, arzigogolata raccolta poetica, lirica e allegro-tetra sugli ectoplasmi nostri irredenti eppur sadici, ridenti o spaventosamente veri anche per gli increduli</em>.<br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/qBv34oxUly8" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>(Fant)asma &amp; ma(ce)r(i)e&#8230;</p>
<p>Case diroccate, (s)fasciate, ceree (pen)ombre a passo di danza su selciati imbruniti delle perite, perdute speranze forse solo rinate, tramonti di fuoco, castelli <i>dark </i>sorvolati d’aquile in vol(t)o d’angelo, scaturigine d’antichi dolori che, dalla tenebra nostra azzurra, risorgono in auge d’un folcloristico cor(p)o d’ansie e luccicanti beltà spasimanti orizzonti languidi.</p>
<p>Floride, estasianti passioni appese a crocifissi del cuore scarni(fica)to, ripulsante vecchie emozioni rigeneratesi, dunque generatrici di fresca rinascenza sonante.</p>
<p>Qui, vivono i fantasmi e, mesto, abito io, indiscusso Maestro&#8230;  della regnante fantasia colorata d’incendianti arcobaleni pindarici e Principe del gracchiante assoluto mesmerico. Diavolo della perseveranza del voler disperato trovar il bello nel buio di sentieri “asfittici”, dunque adombrati d’apparente tristizia e melanconica fame dell’io più abba(gl)iante. Dio delle notti illuminate da schiarenti o increspati pleniluni ardenti. E dai lor tintinnanti ululati.</p>
<p>Si stagliano, d’ira focosa, “sca(g)l(i)anti” graffiti a “dipinti” del pitturar luoghi infestati e maledetti, sconsacrati e benedetti dall’ectoplasmatico nostro fluttuarvi d’intensa immaginazione color incenso.</p>
<p>Ho personalmente scelto le immagini da incorniciare e intagliare, d’“inalare” e “innaffiarvi” in questo fluido filmato “arredato” dalla grazia stilistica di <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=1161983298">Daniele Fiori</a>, ove la mia voce cavernosa e calda s’“incunea” mordace a rapimento mio estatico del recitar potente la sinossi da me stesso “coniata”. Su musica adeguatamente intonata all’atmosfera da me fantasmatica creata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Fantasmi principeschi recensito da L’amica dei libri, Antonietta Mirra</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 09:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link acquisto   &#160; &#160; Stefano Falotico in Fantasmi Principeschi ci induce con una premessa a dir poco terrificante all’interno dei meandri della sua follia narrativa, arpionandoci con le sue  stravaganti conclusioni, riflesso fulgido e mai incrinato di una visione memore di antichi presagi cupi e sinistri che volteggiano indisturbati nella sua mente. È lì che, meditando e favoleggiando di perpetui risvegli e di&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=492">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=493" rel="attachment wp-att-493"><img class="aligncenter size-full wp-image-493" alt="Immagine" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/Immagine.png" width="277" height="400" /></a></p>
<div><b><a href="http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/fantasmi-principeschi.html">Link acquisto</a>  </b></div>
<div></div>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-494" alt="amicadei libri" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/amicadei-libri-1024x697.jpg" width="1024" height="697" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stefano Falotico in <em>Fantasmi Principeschi</em> ci induce con una premessa a dir poco terrificante all’interno dei meandri della sua follia narrativa, arpionandoci con le sue  stravaganti conclusioni, riflesso fulgido e mai incrinato di una visione memore di antichi presagi cupi e sinistri che volteggiano indisturbati nella sua mente. È lì che, meditando e favoleggiando di perpetui risvegli e di immortalità, che i fantasmi ridono occhieggiando, e vivono per ricordare esclusivamente all’essere umano cos’è la vera vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Dagli angoli</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>reconditi dei castelli silenti, i loro respiri s’odono da</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>ritornati viventi ammalianti e ammantati da un</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>sobrio, rinomato baglior candido avvolto cupamente</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>o suadente nelle trasparenze languidamente</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>ambigue, loro, i fantasmi che, torvi, occhieggiano</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>un’umanità megera, traslucidi e gracchianti come</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>corvi neri e altisonanti, spiriti notturni delle</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>guardiane vetustà rinate anche sol d’essenza</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>intoccabile eppur di penombre appar(isc)enti fra</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>pareti asmatiche d’un mondo affranto.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo stile è un’altalena di metafore e di figure retoriche baldanzose che continuamente spumeggiano tra le righe, ossimori e iperboliche concezioni, poesia e canzoni, scatti ed ira che rendono la sua scrittura un racconto a voce piena, a tratti stridula e senza dubbio maledettamente romantica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Funereo come la morte che invoca, lattiginoso come la luna che adora, la notte la fa da padrona in un turbine conturbante di minacce velate che giungono dalle essenze fantasma che si rivolgono con astuzia e perizia rendendo un po’ di ironia e di dannazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le parole mescolate a dovere diventano unguento di terrori senza nome come se ignoti e innocenti fossero in grado di sanare le ferite della vita mortale.</p>
<p>C’è ipnotismo nello scorrere delle frasi, pungolate a dovere dalla rima e dal fluttuo fluido e continuo delle immagini evocate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vocabolario dell’autore è vasto e particolareggiato, tutto è giocato tra l’evanescenza e l’apparenza, sulla paura e l’orrore e sempre l’immancabile riflessione della coscienza e dell’anima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prosa poetizzante è scandita da racconti rinchiusi in gabbie di capitoli che presentano personaggi noti alle prese con le loro caratteristiche principali, come Dario Argento che diventa l’incarnazione del concetto di paura tanto abissale quanto primordiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Perché io sono immortale anche se non ancor</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>(non) morto, sono il regista di Profondo Rosso, io</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>sono Dario Argento. Della paura il maestro per</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>eccellenza, la suspense (s)carnificata dei vostri terrori</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>più profondi.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spunta il Joker perfettamente delineato dalla descrizione impressionante e filiforme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Joker dal sorriso horror e sguaiato a sbranarvi, ché</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>vi pentiate in tal mo(n)do sconcio e orrido d’averlo</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>così nel cuor suo intimo, quand’era ancora infante e</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>innocente, lacerato e sporcato, porci dell’assurda,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>orrenda cattiveria “onnipotente” da maneschi,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>impuniti prepotenti. Vi sostituiste a Dio e lo ardeste</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>(in)colpevoli.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le parole si annidano in quadrati immaginari fatti di lettere e parentesi, perché ogni concetto rimanda a qualcos’altro.</p>
<p>Ma chi sono questi fantasmi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Senza speranza, fantasmi cittadini che spu(n)tan</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>da tombini floridi di bagliori glaciali,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>impressioni(stici) del lor danzar nel vuoto pieno, in</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>apnea, appena appena a galla, “galerizzati”, sciocchi</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>o sol (in)visibilmente sc(i)occanti, signori mansueti</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>con l’aplomb maestrale della nobiltà “farlocca”,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>scombiccherati, pastrocchi ch’appaiono a f(r)asi</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>mozzate, abitanti in macabri castelli sgretolati, dai</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>ponti levatoi che “albeggian” (s)tirati, striatissimi nel</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>malinconico gracchio fragile, gracilissimo di sere</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>discendenti, infernalmente caldeggianti.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poi Clara la bambina fantasma che crea un’atmosfera inquietante e spaventosa perché il linguaggio è capace di rendere il clima narrativo torbido, sinistro, spettrale, maniacale e perduto nei recessi indiscriminati di questi esseri senz’anima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fantasmi Principeschi</em> è una prova riuscita, un esercizio di stile che mette in evidenza le potenzialità puramente formali dell’autore che si destreggia bene con le parole, avvantaggiato probabilmente anche dalla tematica a lui molto cara della notte, del buio, della luna. Quell’evanescenza fisica e mentale che tanto lo alletta, quelle ombre che non incutono timore a colui che le racconta ma bensì che lo affascinano come una bellissima donna dalla pelle diafana e dagli occhi dell’abisso. Il senso è un desiderio di affermazione di questa dimensione fantastica permeata inevitabilmente di nostalgia ma non per questo priva di un piacevole senso di scoperta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore come i suoi intrepidi fantasmi è: lastrato di principesco ardore, fuggo, ruggisco, fuggiasco o vigliacco, fiacco o ancora non stanco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E dunque <em>Fantasmi Principeschi</em>, buona interpretazione di poesia in prosa, evoca la dimensione passionale dell’autore per queste essenze prive di sostanza ma non per questo prive di piacevole evanescenza, sentore e ribellione. I loro atteggiamenti, ripresi più volte, sono selvaggi, indomiti, oltraggiosi, menefreghisti ma anche perdutamente innamorati della loro condizione e di quell’oscurità che li rende i signori della notte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pieno di visioni e di sogni, accarezzato da strani e stranianti incubi, i fantasmi non hanno bisogno di presentazioni, e qui, in questo libro, libero e libertino, il loro splendore notturno scintilla di prepotenza e martirio.</p>
<p align="center"><em><strong>“Soffian” voraci da lapidi esangui, brillan</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>entusiasti nel buio delle estati, estatici, taciturni,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>diurni e serali, imprendibili, tutti assieme o solitari,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>non acchiappabili e “sottili”, poi densi, cinerei e</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>“cervi”, tra liane e boschi di fate, son i fantasmi!</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"> di <a href="http://amicadeilibri.blogspot.it/2015/12/fantasmi-principeschi-di-stefano.html">Antonietta Mirra</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mister Atlantic City, Saggio Critico a cura di Eliano Bellanova</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2015 08:00:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=486" rel="attachment wp-att-486"><img class="size-full wp-image-486 aligncenter" alt="misteratlanticcitysaggio" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio.jpg" width="675" height="912" /></a> <a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=487" rel="attachment wp-att-487"><img class="aligncenter size-full wp-image-487" alt="misteratlanticcitysaggio2" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio2.jpg" width="675" height="922" /></a> <a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=488" rel="attachment wp-att-488"><img class="aligncenter size-full wp-image-488" alt="misteratlanticcitysaggio3" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio3.jpg" width="662" height="911" /></a> <a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=489" rel="attachment wp-att-489"><img class="aligncenter size-full wp-image-489" alt="misteratlanticcitysaggio4" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio4.jpg" width="513" height="331" /></a></p>
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		<title>L’ultimo dei romantici libertini</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 09:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie opere]]></category>
		<category><![CDATA[L’ultimo dei romantici libertini]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
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		<description><![CDATA[IMPERDIBILE! Giacciamo, gracchiando furenti nel vento, negl’intimi meandri delle nostre pulsioni furibonde, ululanti, strangolati da una realtà cagnesca, siamo identità smarrite nel crogiolo poliedrico di razze eleganti e inestinguibili di forza energetica maestosa. Inalberati, arrabbiati, rossi in volto, dalle avverse circostanze erosi, sviliamo nei tramonti “cerbiatti” di ser(at)e pallidamente ristoratrici, sognando libranti i cieli limpidissimi delle astrazioni color (cob)alto, lanceolati,&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=464">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=465" rel="attachment wp-att-465"><img class="aligncenter size-full wp-image-465" alt="Romantici libertini" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/06/Romantici-libertini.jpg" width="1189" height="852" /></a><br />
<a href="http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/lultimo-dei-romantici-libertini.html"><strong>IMPERDIBILE!</strong></a></p>
<p>Giacciamo, gracchiando furenti nel vento, negl’intimi meandri delle nostre pulsioni furibonde, ululanti, strangolati da una realtà cagnesca, siamo identità smarrite nel crogiolo poliedrico di razze eleganti e inestinguibili di forza energetica maestosa. Inalberati, arrabbiati, rossi in volto, dalle avverse circostanze erosi, sviliamo nei tramonti “cerbiatti” di ser(at)e pallidamente ristoratrici, sognando libranti i cieli limpidissimi delle astrazioni color (cob)alto, lanceolati, guerrieri della libertà avventurosa, inseguitori di fuggenti attimi, stritolati, ci raschiamo, rischiando, avviluppati da melodie inneggianti alla poderosa anima possente, sciolti nell’azzurro veloce delle interiori vetustà amanti del turbinoso schizzar tra strade di fango, “impaurite”, poetiche d’inarrivabile nostalgia, uomini lirici da due lire ma con un cuore irrefrenabile che, perseverando imperterrito, “a terra”, abbrustolito da (s)tinte emozioni fragili, ci scorpora e ingloba nel caos stupendo del volar intrepidi, mai tiepidi. Angeli di un altro (in)felice pianeta nostro. Marziani e martiri, casinisti e “ingombranti”, noi&#8230;</p>
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		<title>Il cavaliere di Parigi, Personal Booktrailer</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2015 07:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<title>Mister Atlantic City</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 20:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Le mie opere]]></category>
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		<description><![CDATA[Mister Atlantic City, un mio romanzo che, di convergenze cinematografiche e letterarie, omaggia i grandi classici della Settima Arte Ebbene, ho pubblicato un altro libro. Perché, in quanto prolifico come un vulcano sempr’eruttivo, mai domo, affamato di laviche emozioni, so sciogliermi a calor della brace della mia stilografica “futurista” immersa nella tastiera ergonomica dell’uomo cavalcante sempre poderosi, lindi e titanici&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=279">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=280" rel="attachment wp-att-280"><img class="aligncenter size-large wp-image-280" alt="Mister Atlantic City" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2014/04/Mister-Atlantic-City-1024x730.jpg" width="1024" height="730" /></a></p>
<p align="center"><b>Mister Atlantic City, un mio romanzo che, di convergenze cinematografiche e letterarie, omaggia i grandi classici della Settima Arte</b></p>
<p>Ebbene, ho pubblicato un altro libro. Perché, in quanto prolifico come un vulcano sempr’eruttivo, mai domo, affamato di laviche emozioni, so sciogliermi a calor della brace della mia stilografica “futurista” immersa nella tastiera ergonomica dell’uomo cavalcante sempre poderosi, lindi e titanici lidi mentali e, a “sommersione-riemersione” di potenti crepitii del mio cuore ardimentoso, tagliandolo di ferite brade a sacral radice della mia romantica coscienza sapidamente naufraga nei sogni al fin che mai si spenga nella lascivia <i>robotica</i> dei morti viventi, gemo e germinerò sempre nel partorire nuove opere splendenti. Poiché l’uomo adattatosi all’abitudinaria pigrizia della <i>routine </i>giornaliera, prima o poi, s’accascia e perde i colpi. Mentre io metto a segno, per via delle mie (termo)dinamiche accorate all’anima turbolenta, scalciantissima e vivida come un diamante però con qualche grezzo angolo non smussato e non lo smusserò, mio “musetto” borghesuccio, in quanto la perfezione è solo l’utopia degli stolti, sì, metto a segno “pugni” di rinomanza stilistica degna dei grandi combattenti, intarsiati in una prosa ribalda, “pugilistica”, veloce e squittente come l’enorme <i>Muhammad Alì</i>, rapida come un gancio sinistro di <i>Rocky Balboa</i> a stenderti quando meno te l’aspettavi, poi schietta in retroguardia a parar i fendenti dei furbi e quindi via ancora di scaltrezza a imprendibile agganciarti e, sganciandomi dalle regole vetuste del tradizionalismo barboso, infierir sui vili mai creativi per ascender paradisiaco nell’empireo dei <i>fighter</i> della propria anima da falchi, un’anima intrepida, selvaggia, giammai stanca. Mi affrangerete con assalti indignitosi al mio decoro dietro le facili offese da chi si “batte” in una vita (s)comoda da impiegatini ma rafforzerete soltanto giocoforza, ah ah, il mio orgoglioso, sempre più agguerrito cantar fuori da ogni corte da damerini. Io, sì, conquisto la mia dama cantandole serenate fuori da lunghi nasoni vostri di gambe corte in bugie ipocrite e nel mio corale abbracciare quelli come me, come Nick Joad. Protagonista di questa triste, virtuosa, funambolica, precipitevolissimevolmente gagliarda favola nera dolceamara, da cantastorie come Bruce Springsteen.</p>
<p>Ecco la sinossi, chi non la capisce o, peggio, non vuol capirla così come s’ostina a volermi buttar al tappeto fingendo di non capirmi, è sol che un asino che io invece “carpisco” al volo e di <i>jet</i> getto al tappeto. <i>Ring</i>(hiando) da <i>eye of the tiger</i>, in quanto io sono il <i>Survivor</i>! Ti rigetterò sempre, villano, gettandomi nella mischia a mia grinta muscolosa!</p>
<p><i>Notte aromatica, non so se romantica. Tempestata da corvi che, sventolanti nell’alto dei cieli, il loro roseo ma ambiguo colorito, gracchiarono morendo sugli occhi appisolati degli avventori d’un bar</i>.</p>
<p>Nick Joad, forse il fratello titanico del <i>fantasma </i>d’una celeberrima canzone di Bruce Springsteen, l’uomo che vive d’un sogno a occhi aperti, o di un roboante, fervido incubo. Il suo incubo migliore sarà sfidare il proprio demone ad Atlantic City. Un eterno duello che lo tormenta ma, nella sua pelle turbolenta, Nick Joad respira nel vento. Pugile in perenne, interminabile attesa. Ché il cielo delle sue ansie e dei suoi imperscrutabili patimenti, lastrato d’una visione salubre di gioia salvifica, miracoloso restauri l’antico, indelebile torto. E volerà paradisiaco ad agguantare la sua preda, laddove gli apparì diabolica di lungo, perturbante, angoscioso sonno immortale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E ora, solo per voi, amici miei prodi, in “omaggio” l’introduzione più in regalo tutto il capitolo uno&#8230;</p>
<p>Eh sì, bando ai vigliacchi, qui si respira forza librante issante il coraggio dei vinti e dunque di chi lotta sfrenatamente per (av)vincere senza mai dar(si) tregua.</p>
<p>Le sponde inebrianti delle stagioni aride dell’amore s’intinsero nelle fosche scremature dei più furenti e bruni tramonti. Ove l’oceano lecca le palpebre agonizzanti dei suoi squali, l’intorbidisce in fluidi venosi d’ondosa riva marina combaciante con l’America tutta. Le aquile sventolano profumate il pallore degli indiani uccisi dallo storico massacro e i virtuosi piangono gli eroi crollati in battaglia. Nel putiferio di quell’infuocante morsa, i clandestini del loro sbilenco destino combattono agguerriti nelle palestre d’epocali dolori mai avvinti.</p>
<p>E le iridi si tergeranno sanguinanti nella catarsi sognante di Atlantic City?</p>
<p align="center"><i>On city by the sea,</i></p>
<p align="center"><i>revenge is a dark match</i></p>
<p align="center"><i>bigger than life</i></p>
<p>1.</p>
<p><i>Il crocevia del bieco plenilunio opaco</i></p>
<p>Notte aromatica, non so se romantica. Tempestata da corvi che, sventolanti nell’alto dei cieli il loro roseo ma ambiguo colorito, gracchiarono morendo sugli occhi appisolati degli avventori d’un bar. Quasi tutti macilenti, così come gli abitanti di quella spuria locanda. Arsa in alcol a me indigesto o forse troppo piacevole alle labbra. Spugne ch’espugnereste dal vostro raggio visivo, ma che mi strizzan di fegato simpatico, la loro bocca traboccherà sempre assieme al mio gaudio in euforico brindar con loro al piacere di deglutirci così. Come siamo. Gonzi ed avventurieri, eroi di un’era da cavalieri. Forse, ad Alcatraz, ove mi dissero che un certo Clint evase profetico al motto apocalittico d’un miracolo liberatorio. O qui, in questa latrina delle merde fatte cazzoni.</p>
<p>Un postaccio, pieno di rancori e lotte vanagloriose da falliti a malincuore di nostalgia che non so che effetto fa. Ove quando ci s’ubriaca, l’esistenza si fa ancora più amara perché è lucida di verità a sputarsela in viso. Incagniti, stronzi, con dei chili da svuotare dalle palle aggressive contro la moscezza che a me fa ribrezzo. E la brezza là fuori&#8230;</p>
<p>Poi, il mio occhio posa la vista sull’unico tizio davvero ancor sveglio e vispo. Robusto, sbronzo anche lui ma decorosamente pregno di <i>whisky</i>. Che dà proprio nell’occhio. Uno che ti conviene non prender a botte e che non borbotta, soprattutto.</p>
<p>Gli specchi viaggiano laconici su ombre marmoree di cadaveri nostri dei tempi ignoti&#8230;</p>
<p>Perdonate tale mia digressione che, scalando le vette umorali della mia astrusa e bellissima astrazione, così accigliato mi rivolgo allo sguardo del nostro beniamino, non so se amato o se lo amerete come io ora me ne son già innamorato. Qui, fra questi mesti, turbolenti liquori, vago d’occhi perlustranti l’invaghirmi d’anima appaiata a quest’uomo strano. Casualità degli incroci.</p>
<p>Cosa scorgo di lui? Un torturatore forse della sua psiche, un commovente camaleonte che indossa fiera pelle di serpente e si muove, anche fermo, sibillino di sigarette Chesterfield fumate di traverso, come un verme che ha la dignità del suo portamento, altezzoso, singhiozzante il rancido di tutto quello che avrà visto, come te o me, assieme festosi siam tutti perdenti di razza, e pendiamo da quel che sarà una vita di secchiate di stronzi.</p>
<p>Caparbio? Per il cazzo. Fresco di rasatura. Neanche per il culo della camicia non sfondata. Secco. No? Grosso come i muscoli d’un greco Dio vestito di pugni lesti in zigomi di cuoio e mente veloce come un <i>raptor</i>.</p>
<p>Mi ricorda, non so perché, Marlon Brando di <b><i>Apocalypse&#8230;</i></b></p>
<p>Per come il suo volto, maturo e incassato in un corpaccione quasi spiritualmente intoccabile, vetustà immane da Dio inviolabile, si raggruma tutto nella potenza ferina eppur angelica d’occhi nerissimi. Come se, alla nascita, sin dal suo primo fiero e fievole respiro, fosse stato baciato da un cherubino. Un dipinto dell’astrazione sua e della mia così stramba immaginazione?</p>
<p>Sì, sta seduto, beve come una spugna ma par non accusare nessun colpo. Come se fosse davvero impenetrabile, un fantasma fra tanti spettri, fra tante ombre e luci, soprattutto sue. Tramontante ma sopravvissuto a qualcosa. Come se stesse celando qualcosa, come se nella sua anima racchiudesse un mistero che va oltre la segretezza della sua figura ectoplasmatica, del suo ombroso figuro.</p>
<p>Taciturno, zittissimo, beve, continua a bere e pare che se ne freghi.</p>
<p>Poi, accenna al barista, con un cenno impercettibile, altro&#8230;</p>
<p>E, mentre smuove le labbra in un vedo-non vedo di labiale perfettamente invisibile, sembra che stia pronunciando ciò&#8230; udite bene, aprite le orecchie per intenderlo&#8230;</p>
<p>Il suono nostalgico di qualcosa ch’è andato perso e non tornerà, non può tornare né credo voglia(te) che torni.</p>
<p>Un rapimento della mistica delle sue ermetiche, impressionanti iridi. Accigliate, alla torva simmetria rugosa d’una fronte spaziosa, come la vastità imperturbabile di Brando&#8230;</p>
<p>Mormorante al gregge di pecore&#8230; <i>venite a me</i>, ungendo le mani non caste degli sconci peccati di cui l’umanità sempre si macchierà. Marceremo, non marci ma illuminati dal chiarore evanescente della soave limpidità, attraverso le tenebre di questa folle umanità me(ge)ra. In congiunzione con la ricerca parsimoniosa d’alte, via via più spiccate, nostre nevrosi. Iridescenti ai baci nel marmo cheto del ruscello nostro a superbia dell’elevata divinazione. In<i> nowhere</i>, navigheremo d’ere eroiche, d’intrepidezza feroce. Genesi d’ogni orgoglioso amore divelto dall’averlo arso nell’apparente aridità ch’è invece divinità. Gemendo genuflessi, piangeremo prima, io già piansi e maestro vi tergerò la pioggia lacrimosa come la carezza di Dio alla Madonna, poi, inchinati all’osannante celebrarci addolorati, vivremo e vivrete sazi. Perché, solamente nell’empia essenza della profonda vacuità, noi e voi saremo felici ed eter(n)i.</p>
<p>Disgiunti dalla frenetica goliardia d’un Pianeta già invaso, alle origini erronee della scintilla mostruosa, da quel disgustoso invero amarsi finto che io combatterò sin da quando decisi di vincerlo e non perire dietro l’illusoria vitalità di tale putrida e rivoltante, triviale viltà.</p>
<p>In tanti tentarono di dissuadere questa mia visione della vita, tacciandomi di follia, ma io son ancora più convinto d’ancorarmi alla psicosi totale, a istruzione delle autodistruzioni nostre.</p>
<p>Io ho sempre odiato, sin dall’età del <i>discernimento</i> della prima adolescenza a me già foriera d’elevatezza grandiosa, ciò che volli e vorrò con infermabile volontà crescente.</p>
<p>L’ascesi di quella che chiamate, con enorme altra spaventevole superficialità, pazzia.</p>
<p>Io vi vedo invece la forza del tuono più acuminante e universale, ché Dio si nasconderebbe per la vergogna d’aver solo osato pensare di crearmi.</p>
<p>Io odio, perché nacqui diverso dalle vostre carni, e quindi insisto nella repellenza oscena. Con incredibile spirito di sacro affrangermi perché soltanto soffrendo io vivo.</p>
<p>Il resto è la vostra merdosa sopravvivenza. Ché oggi avrete da lamentarvi per altre inezie e domani vi crogiolerete alle ridicole rugiade delle vostre commozioni. Emozionali soltanto all’unta, presuntuosa sapienza dei po(ve)ri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è Nick Joad, questo è il suo nome. L’avrei imparato molto tempo dopo ma nel frattempo questo era, così almeno appariva. Un’aura di seducente, ammaliante ingombrarlo del suo stesso personaggio, avvolto nell’ombra dei suoi contorni.</p>
<p>In mezzo ai morti, o forse lui il primo morto ma vivo, almeno.</p>
<p>Poi, devo dirvi subito un altro paio di cose. Dietro questa maschera da tiratardi e gaglioffo bastardello, ravviso un uomo scacciapensieri. Avete letto bene. Uno di quei tizi che sarebbe meglio evitare, non incrociare ma che&#8230; se ti caccia un pugno piazzato, il resto è sconquasso e gran applausi.</p>
<p>Scroscianti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Firmato naturalmente Stefano Falotico</p>
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