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	<title>Stefano Falotico &#187; Il cavaliere di Alcatraz | Stefano Falotico</title>
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	<description>La vetrina incantata di un Uomo al di sopra anche della sua anima</description>
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		<title>Il cavaliere di Alcatraz, recensione di Eliano Bellanova</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2016 08:25:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’amore deve rifulgere al di là di ogni cosa… Carceri e disavventure non lo costringeranno in un angolo come un pugile che subisce l’avversario sul ring “della vita”. Anche il sogno è vita e il sogno non accetta nessun ricatto. Esso passa attraverso il dolore e le lacrime. Nessuno potrà farne a meno, incatenato dal tempo che fugge inesorabile. Il primo&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=577">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=578" rel="attachment wp-att-578"><img class="aligncenter size-full wp-image-578" alt="Alcatraz Bellanova" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/05/Alcatraz-Bellanova.jpg" width="1444" height="655" /></a></p>
<p>L’amore deve rifulgere al di là di ogni cosa… Carceri e disavventure non lo costringeranno in un angolo come un pugile che subisce l’avversario sul ring “della vita”. Anche il sogno è vita e il sogno non accetta nessun ricatto. Esso passa attraverso il dolore e le lacrime. Nessuno potrà farne a meno, incatenato dal tempo che fugge inesorabile. Il primo messaggio de “<strong>Il cavaliere di Alcatraz</strong>” di Stefano Falotico sembra essere questo. Il secondo è quello dell’eterna bellezza, che va al di là dell’eterna giovinezza.</p>
<div>
<p>Il terzo è quello della libertà che viaggia su “ali dorate”, assurde, imprendibili, impalpabili, evanescenti, sfuocate. Il freddo mese di novembre non scuote le radici dell’amore e della libertà. Viene domato da questi istinti che si tramutano in sentimenti. Eppure la vita ha il suo lato di terrore, una specie di pianeta che ci perseguita tutta la vita. Stefano Falotico lo sa bene e non lo nasconde assolutamente. Lo intravede e lo esamina, penetra in profondità e, in un certo senso, ne resta sorpreso. Vuole svegliarsi ed ammirare qualcosa di diverso, di nuovo, di “assoluto”, in un mondo pur sempre condannato al relativismo, che rischia di farti morire nell’anima. È la durezza della vita che forgia anima e mente, cuore e destino. Alcatraz accoglie nelle sue fameliche braccia Clint, un protagonista “antagonista di se stesso”. Un uomo guarnito di “ex”: “ex barista, ex gonzo, ex nel rodeo dei suoi cavalli nel cervello”, un gelido guerriero (come afferma l’Autore), che non è il “pallido delinquente” di F. W. Nietzsche. È casomai un eroe chiamato a rispondere alle avversità della vita e che, forse, non cerca redenzione, ma nemmeno si converte al “peccato”, perché chi lotta non conosce peccati, ma solo il metodo di superare gli ostacoli, vincerli e convincersi della sua “superiorità”. L’eroe sublime potrà fare a meno perfino delle donne, o, almeno, le osserverà con animo sereno e senza sentimenti di vendetta, nemmeno per torti “da subire”, “in divenire”. La bellezza sfuma come neve al sole, ma l’eroe vince i tempi, sfida i millenni, sopravvive impavido a se stesso: nemmeno quattro fredde sbarre lo impressionano. È il Cavaliere di Alcatraz, a cui ogni pena è incredibilmente “superflua”, seppur consona al suo agire. “Or leva su, vinci l’ambascia con l’animo che vince ogni battaglia” (Dante).<br />
Clint è l’agnostico del Duemila? Clint impersona l’ateo? E, forse, in tutti gli uomini non insistono tali “sentimenti”? Chi si pone prono di fronte a una fede? Chi rinuncia a se stesso? Chi non rivendica la sua libertà d’essere e di pensare? Anche il diavolo reclama la sua parte, scende sulla Terra. Anche il diavolo accetta un condominio con ogni dio. Gli dei sono sempre mutati nel tempo, mentre il diavolo ha conservato se stesso, la sua integrità, la sua incredibile coerenza: un paradosso assurdo, eppure immanente e penetrante in ogni pensiero. Il diavolo non accetta manomissioni al suo pensiero. Gli dei hanno sempre mutato pensiero, fin dalle tavole di Noè. Il diavolo ha paternità e maternità: è il primo ideale “ermafrodita” della storia “biologica” dell’uomo. Perfino un dio “buono”, che “volse” il tempo in rintocchi, Crono, divorava i suoi figli, sicché lo scorrere del tempo era rattristato dalla sua avidità felina. Clint è, invece, sincero, confessa a se stesso il suo agnosticismo e resta sulla “soglia della vita”, come sulla soglia di un carcere. Clint incontra il suo “alter ego”, Nick “vagabondo nel suo “vaneggiar” ardito. La data dell’incontro non è casuale. È il mese freddo dei morti, una triste serata, segnata da un numero usato dall’immaginario come simbolo nefasto: è il 17 novembre di un anno della nostra era. Per rendere il paradosso della vita, l’Autore si serve di figure retoriche trasferite in esseri viventi, in celebrità artistiche, anch’esse incantate dal “sogno di Alcatraz”, dal sogno della perenne prigione della vita. Il sesso passa attraverso un “calvario immaginifico”, che descrive un impervio percorso orografico, che si perde all’orizzonte sfumato dei sentimenti repressi, mentre l’Autore evoca immagini scritte così profonde da richiedere un’eccelsa ortofonia, che è sostanziale ed apre ad un nuovo stile sintattico-grammaticale. Ciò non è scandito da sordo esibizionismo stilistico, ma dalla stretta necessità di rendere, attraverso lo stile innovativo, la profondità dei pensieri, perché il “traffico” dei pensieri è talmente intenso nell’Autore da indurlo a “parole” che escono dal “seminato letterario”.</p>
<p>Non mancano immagini toccanti (notte sulfurea, le nostre urla che piangono, etc.). Ad Alcatraz, fra tanti “mezzi e mezzi”, giunge infatti un vero Cavaliere, un Uomo (“U maiuscola un po’ di tutto”). Ma Alcatraz non la merita nessuno: né forte, né debole. Ma, forse, nessuno merita la vita e la sofferenza che incide in se stessa. Sembrerebbe paradossale: anche la sofferenza deve essere meritata. Clint l’ha meritata. Ha avuto un percorso tortuoso, nel suo “innatismo congenito”, nella sua “isotipia”, che non si coniuga ad alcun essere solido e pensante. È una “cosa” a sé, che si rifugia nella latebra del suo spirito inesauribile. Solo un grande Dio potrebbe indicare una via diversa, come la indicò a Mosè nel celebre passaggio sul Nilo. … e quando Alcatraz sarà trasferita negli sconvolgenti ricordi, vi sarà un “Jack Nicholson”, che imbastirà una danza da nano, da “nano sulle spalle di un gigante”. Sarà il preludio alla liberazione degli schiavi, il ponte verso una “nuova vita”, verso la mutazione. L’uomo, prima servo e poi cammello che reca i suoi enormi pesi, si libererà dei suoi fardelli e sorriderà alla vita. Ma quanto gli è costato questo “sorridere”?&#8230; Perfino l’ira reca i germi del sorriso, in un percorso che dal pessimismo giunge all’ottimismo “storico-morale”. Un messaggio pluridimensionale quello di Stefano Falotico, scrittore raffinato ed elegante, che non tralascia mai l’esame psicologico di eventi e fatti e di personaggi inediti e particolari che sembrano scolpiti nella “roccia” della sua Opera.</p>
<p>Eliano Bellanova Direttore della Rivista IL FARO ITALIANO</p>
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		<title>IL CAVALIERE DI ALCATRAZ, Booktrailer</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 10:21:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL CAVALIERE DI ALCATRAZ di Stefano Falotico Un uomo oscuro, provenuto dal nulla o precipitato nella prigione più eternamente nera a incarnazione umana di apocalittica, universale salvezza rivendicata? Il libro è uscito alcuni mesi fa ed è oramai disponibile, dunque da vario tempo, in vendita sulle maggiori catene librarie online, compreso IBS.it, acquistabile in ogni formato desiderabile, cartaceo innanzitutto, eBook e Mobi/Kindle-Amazon. Da qualche&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=400">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/RcyvRvkJwyY" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe><em><strong>IL CAVALIERE DI ALCATRAZ</strong></em> di Stefano Falotico<br />
Un uomo oscuro, provenuto dal nulla o precipitato nella prigione più eternamente nera a incarnazione umana di apocalittica, universale salvezza rivendicata?</p>
<p>Il libro è uscito alcuni mesi fa ed è oramai disponibile, dunque da vario tempo, in vendita sulle maggiori catene librarie <i>online</i>, compreso IBS.it, acquistabile in ogni formato desiderabile, cartaceo innanzitutto, <i>eBook</i> e <i>Mobi</i>/<i>Kindle</i>-Amazon.</p>
<p>Da qualche settimana, avendo io deciso di allestirne un filmato, mi son rivolto ancora una volta, giustissimamente, al mio amico Daniele Fiori, già magnifico, perfetto curatore dei miei precedenti <i>booktrailer</i> de “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=r_6l34rjhCU">La maschera di Edgar Allan Poe</a>”, “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Mj0WkrW9gr0">La pallida ipocondria della Luna</a>” e “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=8-NLbhPfEEw">Il cadavere di Dracula</a>”.</p>
<p>Sono dunque fieramente orgoglioso di presentarvi questo nuovo, splendente “lavoro in movimento”, “coadiuvato” dalla mia voce, austera e roca, abrasiva ed elettrica, raffinatamente intarsiato d’immagini da me scelte, accuratamente “arredate” dall’estro visivo di Daniele, affinché questa mia opera possa ancor meglio presentarsi potente nell’indurre lo “spettatore”, se dovesse piacergli la visione, all’acquisto da lettore di un romanzo che, lo dico senza modestia falsa, mi sta dando enormi soddisfazioni.</p>
<p>Coloro, che l’hanno già letto, lo considerano una delle mie opere migliori, infatti, come attestato da numerose e rinomate, prestigiose recensioni, per gli altri m’auguro sia di presentazione intrigante ché tal booktrailer possa accattivarli a leggerlo, con la speranza di aver noi, io e Daniele, realizzato un “provino” cinematografico allettante alla miglior lettura, mescendo dunque, come sempre, Cinema “<i>short</i>” e letteratura, in maniera reputo fascinosa e ambiguamente, sanamente inquietante, così ringrazio chiunque m’infonde sempre coraggio e sa instillarmi le energie per proseguire nella tortuosa, soddisfacente ma difficile, competitiva attività artistica di scrittore.</p>
<p>Inoltre, voglio “lasciarvi” con quest’aneddoto.</p>
<p>Questo booktrailer esce, neanche a farlo apposta, proprio oggi, 2 Febbraio 2015, giorno in cui, dopo un forte ricovero psichiatrico da me subito, a causa sempre delle mie soventi intemperanze e turbolenze depressive delle quali spesso son “sciaguratamente” afflitto, mi ha “costretto” a una terapia curativa di <i>rehab</i> in “reparto”.</p>
<p>Una “prigionia” anche la mia, parzialmente autobiografica che, in modo magicamente coincidente con le atmosfere algide, asettiche, claustrofobiche eppur pulsanti voglia di riscatto e libertà, emananti dal mio “Il cavaliere di Alcatraz”, lì infuse, profeticamente, profondamente “scritte”, dolorosamente vergate, s’è oggi illuminata ancora di viva vivacità esistenziale, in quanto son sempre qui, volante nell’avventura viaggiante del nostro e mio mondo giammai stanco, indomito, combattente e redivivo, tornante-<em>revenant</em>, “fantasmatico” come Clint, il protagonista della mia opera qua presentata e resistente-stante.</p>
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		<title>Intervista su Il cavaliere di Alcatraz, a cura de “Il Mondo dello Scrittore”</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2014 20:46:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Racconta la tua esperienza come autore Questo è stato il mio primo libro, edito in self-publishing, con Youcanprint.it. Ed è un romanzo a cui tengo molto, nato da profondi dolori personali, contingenti al periodo in cui lo scrissi, nei quali mi sviscerai, divorando le mie paure al fin che, ergendole scarnite e in depurate purezze mie risorte forti in auge&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=378">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://ilmondodelloscrittore.altervista.org/wp-content/uploads/2014/06/ilcavalieredialcatraz-203x300.jpg" width="203" height="300" /></p>
<p><em><strong>Racconta la tua esperienza come autore</strong></em><br />
Questo è stato il mio primo libro, edito in <em>self</em>-<em>publishing</em>, con Youcanprint.it. Ed è un romanzo a cui tengo molto, nato da profondi dolori personali, contingenti al periodo in cui lo scrissi, nei quali mi sviscerai, divorando le mie paure al fin che, ergendole scarnite e in depurate purezze mie risorte forti in auge illuminante e di gran (co)raggio, limpide e secche, così lib(e)randomi, inchinato a rinnovato mio lindore visivo esistenziale, ancor più nelle vere emozioni, sì indurite, ma anche gagliardamente issate a nuova forza spirituale, sgorgassero, riaccendendosi di magmatica, liquida, fluidissima vitalità detonante.</p>
<p><em><strong>Che cosa ispira il tuo modo di scrivere</strong></em><br />
La contingenza, appunto, quella strana dinamica nella quale pensi a qualcosa, istintivamente, che possa funzionare. La centri, la miri, espandi quel che è inizialmente solo un abbozzo concettuale e, da una minima idea di partenza, la narrazione da sé si sviluppa, si ramifica, splendidamente si complica in trama o più sotto-trame nel delinearla da sola. Convergono così le intuizioni per dei particolari romanzi alle volte incentrati, appunto, soltanto su uno o pochi personaggi, altre volte che si dilatano per storie corali, infinitamente stratificate, ove le mille sfumature si mischiano al prima della concezione e del mezzo nel crearla, sin ad approdare al dopo, la fine (in)decisa. Perché ogni fine, nei miei libri, è aperta, pone altri interrogativi, credo che i miei finali non (de)finiscano la conclusione di qualcosa di finito, bensì finiti potrebbero essere, agli occhi immaginativi del lettore, mi auguro fantasioso-stimolato e stimolandolo in tal modus <em>mio operandi</em>, ecco, a occhi liberi di continuar(lo/a) a sognare. Semmai anche, con la sua visione, indotta dalla mia lettura, ripeto, spero amplificata al far sì che chi legge possa vi(b)rar altro(ve) in sua personalissima immaginazione, congiunta empaticamente alla mia, ecco, ché possa andare avanti.</p>
<p><em><strong>Parla della trama del tuo libro</strong></em><br />
Un uomo, di cui nessuno conosce il passato, misteriosamente precipita ad Alcatraz. Qualcosa di miracoloso e (ir)razionale potrebbe (ac)cadere dal nulla. Soprattutto dal cielo. Ho già svelato molto. Chi ha orecchie per intendere, intenda, insegnava Gesù, e questo romanzo ha infatti una e più novelle evangeliche e biblico-profetiche, e forse, non voglio però dir altro, profetizzanti.</p>
<p><em><strong>I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere</strong></em><br />
Spesso sì. Clint, il protagonista di questa storia, ad esempio, è ispirato a me, al mio amore per<em> Clint Eastwood</em>, a come vivo il suo mito cinematografico, a come lo adoro e a come sempre, eternamente, amerò <em>Don Siegel</em>, <em><strong>Fuga da Alcatraz</strong></em> ma anche il suo celebre revenant da Unforgiven.</p>
<p><em><strong>Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi</strong></em><br />
Preferisco i <em>noir</em>, i gialli, gli <em>horror</em>, ma dipende. Ogni romanzo fa storia a sé. Se mi salta in mente di scrivere un romanzo umoristico, provo a realizzarlo. Non mi pongo limiti di genere né di registri narrativi. Tento, sperando di riuscirvi, a sperimentare appunto quasi tutti i generi.</p>
<p><em><strong>Quali sono i tuoi progetti per il futuro</strong></em><br />
Innanzitutto, proprio il seguito di questo Cavaliere.</p>
<p><em><strong>Cosa consiglieresti a un autore esordiente</strong></em><br />
Di essere come Clint, il protagonista di questo libro. Di non saper mai cosa possa succedergli. Scrivendo, potrebbe andar incontro a un fallimento condannabile, <em>eh eh</em><span style="line-height: 1.5;">, potrebbe partorire una mostruosità da sedia elettrica, come invece, altresì, potrebbe rivelar(gli)si la Luce divina.</span></p>
<p><strong>Link all’acquisto</strong></p>
<p><a href="http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/il-cavaliere-di-alcatraz.html" target="_blank">Youcanprint</a></p>
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		<title>Il cavaliere di Alcatraz &#8211; Incipit</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 20:38:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il gelido, pallido guerriero dagli occhi di ghiaccio e la sua entrata in scena Si presentò così, “agghindato” di soli stracci, molto smunto in viso, emaciato direi. Indossava la pelle “minuta” del suo “cowboy”. O forse era una tuta? Ed era, posso dirvelo, eroticamente fascinoso. Anche troppo. Giaceva come in sé, rannicchiato nel “gomitolo” delle sue forti braccia imponenti, “sbavate” in una risatella&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=252">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_253" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1034px"><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=253" rel="attachment wp-att-253"><img class="size-large wp-image-253" alt="Clint, lunga vita a Clint!" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2014/02/Cavaliere-1024x734.jpg" width="1024" height="734" /></a><p class="wp-caption-text">Clint, lunga vita a Clint!</p></div>
<p><em>Il gelido</em>, pallido <em>guerriero dagli</em> occhi di ghiaccio <em>e la sua entrata in scena</em></p>
<p>Si presentò così, “agghindato” di soli stracci, molto smunto in viso, emaciato direi. Indossava la pelle “minuta” del suo “<em>cowboy</em>”. O forse era una tuta? Ed era, posso dirvelo, eroticamente fascinoso. Anche troppo.</p>
<p>Giaceva come in sé, rannicchiato nel “gomitolo” delle sue forti braccia imponenti, “sbavate” in una risatella beffardina da stronzo grandioso. Di quelli che oggi non se ne fabbricano più. Un Tempo, sì&#8230; che le merde finivano qui, ad Alcatraz, e i tipi come Lui, Lui il maiuscolo per eccellenza, potevan ciondolar di grosso e grandezza. In mezzo a questo Mondo di vermi e “formicolii” ove le formiche guadagnan le pagnotte e chi pena davvero vien tagliato del pene più virile, uno come Clint, ex barista, ex gonzo, ex nel rodeo dei suoi cavalli nel cervello, un “matto” così, che cazzo rappresenta fra le sbarre? Qua lo voglion schiaffare. Io gli verserei solo una caraffa rinfrescante, lodante.</p>
<p>E ai bastardi un po’ di caffè bollente nel culo, “mesto” bene nell’ano.</p>
<p>Clint camminò a passi leggeri come uno scoiattolo quando piscia nel silenzio della Notte.</p>
<p>Clint è però sia gatto che cane, e scodinzola con classe e portamento decorosi.</p>
<p>La dignità d’essere sbattuto ad Alcatraz chissà per quale reato. Forse perché una sera aveva bevuto troppo, e ha “ingozzato” di percosse una che gli voleva “trasmetter” la “scossa” delle sue puttanesche cosce. Dai, suvvia, ha fatto bene. Quella lì deve andar a “mietere” nei granai delle grane poderose del suo seno – siliconatissimo, tanto che te “lo” attizza e ammoscia per troppo “capezzolo” molto “tirato a lucido”. Quella va “stirata” del classico cazzo(tto).</p>
<p>Bravo Clint, ti stringo la mano, e ora lasciami pensare all’ultima siringa che mi ficcai nelle vene. Guarda un po’, son “incuneato”, diciamo inculato ad Alcatraz. Ma il ricordo di quell’ago è giovialissimo, sparato con cura in gola. Sì, tutto ingollato il mio “erotomane” esser cocainomane. No, non sono un Uomo cattivo. So quello che dico, e come scopo io me stesso non riuscirà neppure un Labrador se si sforza d’inutili sfoghi in piazza.</p>
<p>Io appesi le scarpe al chiodo, sì, del mio giubbotto, mentre voi, lemme lemme, incarnate la più disgustosa flemma, la catarsi a tutto, e mi provocate il rutto. Ah, che eruzione, pigliatevela in mezzo alle palle, io alzo lo scettro di questi “lutti”, finiti qui, ad Alcatraz.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il cavaliere di Alcatraz</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2013 23:19:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; “Il cavaliere di Alcatraz” del sottoscritto, Stefano Falotico del ‘79, 342 pagine di rara raffinatezza, catartico dolore maudit e prosa in liriche di virtuosità pindarica, è ora disponibile, comprarlo è un obbligo morale Presto, molto presto (previo aggiornamento) anche acquistabile in eBook, per le vostre piattaforme di lettura più “conveniente”&#8230; Il Falotico Stefano Falotico, chi è costui che, da&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=187">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_188" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1912px"><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=188" rel="attachment wp-att-188"><img class="size-full wp-image-188" alt="Image by Péter Farsang" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2013/11/cavaliere-alcatraz-cover.jpg" width="1902" height="2835" /></a><p class="wp-caption-text">Image by Péter Farsang</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>“Il cavaliere di Alcatraz” del sottoscritto, Stefano Falotico del ‘79, 342 pagine di rara raffinatezza, catartico dolore<i style="line-height: 1.5;"> maudit</i> e prosa in liriche di virtuosità pindarica, è ora disponibile, comprarlo è un obbligo morale</strong></p>
<p>Presto, molto presto (previo aggiornamento) anche acquistabile in eBook, per le vostre piattaforme di lettura più “conveniente”&#8230;</p>
<p><b>Il Falotico</b></p>
<p>Stefano Falotico, chi è costui che, da strati nebbiosi d’una sua sparizione (ir)razionale e ignota, all’improvviso è riesploso in trono di grandiosa ispirazione? Tonitruantissimo in (av)vincere letterario, a sconfiggere tutti gli sfavorevoli pronostici e le congetture “diagnostiche”, chi è quest’ateo agnostico che fa della parola un elegante bacio alla vita riscoccata in esorbitanti, fulminee creazioni impensabili, oltre le più favolose immaginazioni, chi è quest’Uomo roboante che “maiuscola” il suo stesso sostanziarsi in tanti poliedrici, liquidi sostantivi?</p>
<p>Dalla quarta di copertina di tale opera immensa, maestosa come l’Atlantico oceano nel suo navigare intrepidamente a mo’ veleggiante del leviatano degli abissi più rifulgenti, come le bianche aquile galattiche che virano, di vibrazioni soffici, nel Settimo Cielo&#8230; (es)traiamone giovamento perché, <i>forever young</i>, saremo giovinezza eterna!</p>
<p>“Un romanzo fascinoso, un viaggio notturno dentro la prigionia delle anime punite e forse, per l’eternità, oscurate fra le sbarre indissolubili d’una tenebra nerissima.<br />
Fra scoppi d’ilarità sdrammatizzante, potenti, indelebili schizzi di rabbia inascoltata, queste voci del silenzio si mescoleranno all’urlo tonante dell’umiliata libertà. Violati nei cuori, privati d’ogni speranza e redenzione, sono soltanto sporchi, agonizzanti carcerati crocifissi in attesa della morte? Fantasmi <i>walking</i> fra livide, tetre albe rubate e opacizzate,  hanno perduto oramai anche la voglia di un ultimo, futile sogno?<br />
Dal nulla, come per magia, entrerà però in scena un cavaliere ignoto, un romantico, intrepido, lucente <i>revenant</i>&#8230;<br />
<i>Clint</i>, in questa prigione maledetta dal Dio delle carneficine, Clint, l’ermetico principe incarnato a nobiltà morale, Clint che lustrerà i dolori, innalzandoli a giustizia apocalittica.</p>
<p>Ribelli per vocazione&#8230; alieni nelle stelle”.</p>
<p><b>Descrizione di me, un <i>masterpiece</i> vivente finalmente!</b></p>
<p><i>Capolavoro, a mio insuperbirlo di (ar)dire, volteggiantissimo in superlativo desueto ma che qui si confà a bene “spaventoso” per la totale, nostra variegata umanità</i></p>
<p>Falotico, raccoglitore di emozioni che eviscerò dai ventricoli suoi “suonati”, pulsazione empatica fra mille e più anime, anzi animistico di primigenia primitività “rude” quando istintivo incide la stilografica della tastiera dinamica nelle accensioni ascendenti di ferocie naturali sull’arsione ora te(r)sa, azionante, flessuosa dei fluidi suoi flussi vitali, enigmatici nella trascendenza, aspiranti notti in quiete scultorea e poi sognanti donne marmoree dai seni più lussuriosi, un <i>Man</i> avido di furore, un vero che patì, si segregò, screpolò la pelle a logorarla ma, mai corrotto, non la lordò per incarnarla ai gusti putridi dell’ammuffita vostra “impietrita” e non pietistica foll(i)a di massa, un versatile (in)grato che gratta la scorza delle apparenze per ridestarle con soventi, incoraggianti provocazioni solleticanti, per (dis)integrarle a forma sua divinizzante, una creatura oltre Dio, vitalità bestemmiata dai borghesi con la coscienza marcia, un adoratore del plenilunio fulgido vicino alle rive del Danubio, un chiaroveggente di <i>San Pietroburgo</i> nel delirare principesco come Laura <i>Dern</i> d’<b><i>Inland Empire</i></b>, un <i>eastwoodiano </i>infrangibile dagl’indelebili occhi “costernati” dinanzi al fosco “contorno” di tali vigliacchi cortei da morti arrochiti nel cuoricino e scevri innanzitutto d’amor proprio, un traghettatore come Caronte, anima egli stesso, (ri)generata infernalmente dalle fiamme vulcaniche d’un poetico, bellissimo impadronirsi del destino, plasmarlo a volere ché voli e sempre non trascolori, un <i>UFO </i>annebbiato dal dubbio permanente, un volante trasformato, metamorfosi del sangue offerto in sacrificio, uno scoiattolo poi ludico, “maligno”, che rasa la vita come lame arrostite del docile diluire l’armonica sua chioma. E rinforzarsene invincibilmente.</p>
<p><b>Genesi</b></p>
<p>All’interno della “postfazione”, ho spiegato quasi tutto. All’intelligenza dell’acquirente, dunque del lettore, a seconda o meno delle sue deduzioni perspicaci, e perciò della variabile sottigliezza neuronale al valore d’editare la sua mente erudita, poterne attingere in esegesi personale. A genetica emozionale che si rivedrà oppure no, ché dovete riflettere e specchiarvi&#8230; stavolta tutti!<br />
<b>Anche a lavoro “finito” e dopo una prima lettura interminabilmente “terminata”, sei appena a un quarto dell’opera, appunto, di revisione&#8230; le correzioni, le diverse impaginazioni, i formati, le conversioni ti potrebbero far uscire quasi pazzo e scoppierà qualche terminale! </b></p>
<p>Per ovviare al Pronto Soccorso, ci vuole un fisico da laureato in Fisica e prenderla con “Filosofia”, affilare gli spazi e aggiustare le virgole, mettere a posto i refusi “invisibili”, smacchiare e limare, aggiungere e togliere, “origliare” la musicalità delle frasi e, se non sonano bene, ritornare pun(i)to e a capo, cancellare per intonar o solo dar più “corda vocale” alle parole tropp’arcaiche, qualche lettore si slogherà la lingua&#8230; italiana fra vocabol(ar)i (s)comparsi eppur esistenti, al che ho dovuto anch’io affidarmi a un <i>editor</i>, che in questa sede ringrazio enormemente. Se lo merita.</p>
<p>Si chiama Germano Dalcielo, e ha svolto un lavoro davvero professionale. Ravvisando quelle sviste che, a mio occhio nudo, non avrei appunto avvistato prima di dare il “visto” per la stampa.</p>
<p>Abbiamo passato circa due settimane, in <i>chat </i>utilissima, a colloquiare su Facebook. Lui che mi mandava i punti da riguardare, io che li approvavo o li rileggevo per annotare ciò che non avevo notato. Semmai, avevo già “voltato pagina” e mancava qualcosa o, invece, avevo  appena-“a piè” abbo(n)dato di “dislessia” digitalmente troppo “spingente” lo stesso tasto. Al contrario, potevo non aver premuto o “inviato”. Chissà, per quel pezzo dovevo, di calcolo di probabilità (in)certa, aver bevuto oppure essermi mangiato il cervellone.</p>
<p>Ebbene, dopo tanto serio disquisire, grazie anche al suo prezioso e quanto mai scaltro consiglio, ho piazzato questo mio “Il cavaliere di Alcatraz” su youcanprint.it. Seguendo il regolamento, le linee guida, “<i style="line-height: 1.5;">cliccando</i>” su tutti i tasselli, eccovi serviti con quest’epico romanzo.</p>
<p>Presto, prestissimo, sarà acquistabile in tutte le catene librarie, <i>online</i> e non, com’accennato anche in eBook, e “Youcanprint” offre peraltro la grande opportunità, sì di mantenere la loro esclusiva ma anche sempre gratuitamente che tu (quindi in questo caso io) possa detenere i diritti editoriali e distribuirlo a piacimento su altri siti di <i>self publishing</i>.</p>
<p>Perciò, apparirà in Amazon-Kindle e via scorrendo <i>internettizzando&#8230;</i></p>
<p>Per piacere, ordinatelo cartaceo o “Adobe Digital”, adoperatemi per la mia ca(u)sa.<br />
Ne vale la pena, “Il cavaliere di Alcatraz” è un’opera unica, ineguagliabile, tanto “triste” e incentrata sull’ingiustizia, quanto vi folgorerà man mano che andrete avanti&#8230; sbriciolerete (com)mossi, scatenati dalla forza letteraria d’una prosa senza catene. Fra carcerati nelle sbarre, liberi di sognare, svoltare, evadere, volare!</p>
<p>Ebbene, ripetiamo, dopo molti ritardi dovuti ad “abbagli” dell’ultima ora, godetevi anche la <i>cover</i>. Nota(te) che la sinossi del retro l’ho scritta sempre io&#8230; tanto di cappello. Completamente <i>factotum</i>.</p>
<p>L’immagine di copertina è dell’illustratore americano Péter Farsang (“é” accentata così, si è raccomandato, non è un “Peter” qualsiasi).<br />
“<i>Perspective</i>”&#8230;</p>
<p>Non me l’ha concessa <i>gratis </i>ma dietro piccolo, comunque proprio ridicolo, simbolico “rimborso”.</p>
<p>Anche il<i> font</i> è una mia creazione. Se non vi piace, <i>Amen</i>. Scritta sobria con l’aggiunta, per la versione eBook, di Péter fra i due “pali”. Sono bipolare. Eh eh.</p>
<p>Comprare!</p>
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