<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Stefano Falotico &#187; Recensioni | Stefano Falotico</title>
	<atom:link href="http://stefanofalotico.com/?cat=249&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://stefanofalotico.com</link>
	<description>La vetrina incantata di un Uomo al di sopra anche della sua anima</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Dec 2025 23:46:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5</generator>
		<item>
		<title>La satanica brama del fatale languore, recensione di LIFE FACTORY MAGAZINE</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=779</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=779#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2019 18:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[La satanica brama del fatale languore]]></category>
		<category><![CDATA[Lfe Factory Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Beracci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=779</guid>
		<description><![CDATA[Questo terzo capitolo della trilogia di Stefano Falotico riserva ancora una volta una forte passionalità nel descrivere il tormento di un uomo smarrito e attratto dal peccato. Inizialmente, come abbiamo visto nei precedenti capitoli, privo di sicurezze e deciso a vendere la sua anima al diavolo, perde ogni contatto con la realtà ed entra nell’universo nefasto e peccaminoso di Satana&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=779">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=780" rel="attachment wp-att-780"><img class="aligncenter size-full wp-image-780" alt="life factory satanica brama" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2019/10/life-factory-satanica-brama.jpg" width="1871" height="848" /></a> <a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=781" rel="attachment wp-att-781"><img class="aligncenter size-full wp-image-781" alt="satanica brama life factory" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2019/10/satanica-brama-life-factory.jpg" width="1243" height="846" /></a></p>
<p>Questo terzo capitolo della trilogia di Stefano Falotico riserva ancora una volta una forte passionalità nel descrivere il tormento di un uomo smarrito e attratto dal peccato. Inizialmente, come abbiamo visto nei precedenti capitoli, privo di sicurezze e deciso a vendere la sua anima al diavolo, perde ogni contatto con la realtà ed entra nell’universo nefasto e peccaminoso di Satana e delle continue tentazioni che lo rendono privo di qualsiasi genuina e dolce qualità e sempre più attratto dalla perdizione e dalla lussuria. E anche adesso, dopo essersi reso conto di non possedere più l’ingenuità e l’innocenza di un bimbo, la consapevolezza della sua vita, il controllo di essa e dei suoi pensieri, è perso, completamente, e non vuole, evidentemente, più ritrovarsi. È cosciente del fatto che solo così è appagato e che ormai è condannato a questo destino, a questa vita, alla donna del peccato e delle notti nefaste e senza controllo. E tutto ciò lo riempie, lo fa sentire giusto, in qualche modo, è consapevole di non poter tornare indietro e forse non vuole nemmeno trovare la strada del ritorno al passato. In lui ci sono Satana e Dio, ci sono l’io e il non io, c’è la grande voglia di perdersi e la convinzione che per sempre in lui sarà presente questo desiderio continuo di farsi del male, di legarsi alla sua donna, di farsi dominare dalla sua bellezza e dalla sua essenza. È un libro, questo, che seppur breve riesce a concentrare in sé la degna continuazione di una storia molto noir e tinta di sensualità, sempre avvolta dal mistero e dalle notti buie, dalla voce dell’anima e della coscienza, di un diavolo e di Dio, di una donna e di tanti sentimenti intrecciati tra loro. L’uomo attorno a cui tutto ruota è ormai consapevole di essere segnato dal peccato per tutta la vita: sa che per sempre, nel suo corpo e nell’anima avrà il peccato in continua evoluzione, costruzione e metamorfosi. Consigliato!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giudizio:4/5</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=779</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In attesa del trailer di The Comedian, una recensione positiva da IBS.it del mio Il commediante</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=624</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=624#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 09:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il commediante]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Youcanprint]]></category>
		<category><![CDATA[Ibs.it]]></category>
		<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[Poster]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Taylor Hackford]]></category>
		<category><![CDATA[The Comedian]]></category>
		<category><![CDATA[Trailer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=624</guid>
		<description><![CDATA[Fratelli e sorelle della congrega, cinti in raccoglimento in preghiera di me, raccoglietevi e accoglietemi. Siete o no un’accolita? Al bando la colite. Strani tempi stiamo vivendo nottetempo. E in questo “tempio” strambo io mi (e)levo con far birbantesco, seminando zizzania per creare vivacità e dar vita a ciò che vi (ar)rende spenti. So che, nelle notti fosche di tal&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=624">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=625" rel="attachment wp-att-625"><img class="aligncenter size-full wp-image-625" alt="15129406_10207220562495241_5183848827514263143_o" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/11/15129406_10207220562495241_5183848827514263143_o.jpg" width="1362" height="843" /></a></p>
<p>Fratelli e sorelle della congrega, cinti in raccoglimento in preghiera di me, raccoglietevi e accoglietemi. Siete o no un’accolita? Al bando la colite. Strani tempi stiamo vivendo nottetempo. E in questo “tempio” strambo io mi (e)levo con far birbantesco, seminando zizzania per creare vivacità e dar vita a ciò che vi (ar)rende spenti. So che, nelle notti fosche di tal rigido inverno, soffrite le pene dell’inferno. E voi donne anche il mancante pene, infreddolito e reso arido da un’esistenza coniugale (non) spossante. Ma non rammaricatevene. Ci son io a darvi gusto con ilarità senza pari e melodrammaticità non uniformata ai soli(ti) can(non)i. Io ridicolizzo l’uomo moderno nel “frigorifero”, no, nel forgiarlo a mia immagine e somiglianza, eppur non solipsista da solo mi appisolo. Dimenticando, nel sonno della “regione”, le re(li)gioni atee ai valori di massa(ie). Bando alle ciance. Non è più temp(i)o di chiacchiere. In questi giorni, ripeto, difficili e ostici, ostrica, uscirà il primo <i>trailer </i>ufficiale della Sony Pictures Classics di <b><i>The Comedian</i></b>, il film di Taylor Hackford con De Niro e DeVito presentato con (in)successo all’AFI Fest di quest’anno, esattamente lo scorso 11 Novembre. Le critiche (di)sparate non ne furono benevolenti ma, nolenti o volenti, assisteremo a tal film(ato). Cari sapienti e insipienti ché sarete sapidi o, insipidi, niente saprete. Un film che si prospettava essere “tosto” per concorrere agli Oscar ma, ribadisco, le prime <i>reviews</i> non preannunciano una pellicola da Academy Award. Staremo a vedere. Avvediamocene e speriamo presto d’intravederlo. Nel frattempo, o nel frutteto se siete degli “agricoltori di coltura”, no, di Cultura, se siete cotti o colti&#8230; in “fragrante”, no, in flagranza del vostro cervellino, il vostro grande Falotichino partorì un’opera speculare, che ha ricevuto ieri pomeriggio una recensione entusiastica che potrete trovare su IBS.it, sotto il mio, appunto (e prendete appunti), <i>Il commediante</i>, da non confondere con Il Comico di <b><i>Watchmen</i></b>, eh eh. Ah ah!</p>
<p>Qui essa, o ella, essendo stata una donna a incensarmi incessantemente, cari cessi, ve la copio-incollo, in memoria dei posteri, aspettando anche il <i>poster </i>di <b><i>The Comedian</i></b>.</p>
<p><i>Se cercate una logica, un filo conduttore, in questo libro non esiste. È una sorta di diario, di raccolta di pensieri sparsi, ricordi e sensazioni. A prima vista è un’analisi cinica dei valori o disvalori di questa società. In effetti è un’autoanalisi. L’autore parla di sé, dei suoi sogni spezzati, della solitudine da cui non riesce ad uscire e della depressione che lo avvolge, lo avviluppa, come una coperta sotto cui nascondersi. Riemergono ricordi amari, esperienze che lo hanno segnato e che fa fatica a rielaborare, speranze di vita andate disilluse, il tutto nascosto sotto una risata amara. <b>Il commediante</b> per definizione è una persona che finge, che recita una commedia per far ridere su vicende tragiche e l’autore fa questo, ride e deride le abitudini piatte, la civiltà del progresso che invece ci sta portando verso un regresso, della cultura, della consapevolezza. Tutti sono commedianti in questa società perché tutti fingono, più o meno consapevolmente, ma lui sa di fingere, e ride di chi è talmente omologato da non distinguere più se stesso dagli altri. È un libro breve, perché è denso di emozioni, è scritto d’impeto, senza pensare, e si vede. Non è un libro ragionato, non c’è trama, inizio o fine, è modo di esplorarsi, parlare con se stesso, fare emergere conflitti, trovare un modo per risolverli Il linguaggio è ricercato, a volte non facile da comprendere, e molte immagini o ricordi evocati possono essere disturbanti, ma la realtà, o quello che noi ricordiamo come reale, a volte è disturbante, ci annichilisce, ci lascia senza fiato. Questo libro si legge in una volta sola, senza interruzioni, e ti lascia senza fiato</i>.</p>
<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=626" rel="attachment wp-att-626"><img class="aligncenter size-full wp-image-626" alt="1603022_CO_Comedy_Cellar_00444.CR2" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/11/58066dbc8bbea_1603022_CO_Comedy_Cellar_00444.jpg" width="655" height="436" /></a></p>
<p>Insomma, fiato alle trombe. E, anche se penate d’ernia allo iato, andate allo stadio, e trombate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Naturalmente un <em>post</em>(er) di Stefano Falotico</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=624</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il cavaliere di San Pietroburgo, recensioni notevoli da IBS.it</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=596</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=596#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 14:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il cavaliere di San Pietroburgo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ibs.it]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=596</guid>
		<description><![CDATA[Oggi, con un orgoglio appunto davvero tale in quanto inorgoglito già del suo baldante esser su, dopo aver mangiato giù, cioè nella locanda rimestante i miei tanti cibi di stati mentali “esagitati”, andando nei pressi di IBS.it, ho “rinvenuto” tali recensioni che qui “allego” in memoria dei posteri, recensioni da affissione, da “posterizzare” per un futuro che, calmato dai ribollire&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=596">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=597" rel="attachment wp-att-597"><img class="aligncenter size-full wp-image-597" alt="cavalieredisanpietroburgo IBS" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/08/cavalieredisanpietroburgo-IBS.jpg" width="1745" height="745" /></a>Oggi, con un orgoglio appunto davvero tale in quanto inorgoglito già del suo baldante esser su, dopo aver mangiato giù, cioè nella locanda rimestante i miei tanti cibi di stati mentali “esagitati”, andando nei pressi di IBS.it, ho “rinvenuto” tali recensioni che qui “allego” in memoria dei posteri, recensioni da affissione, da “posterizzare” per un futuro che, calmato dai ribollire di “metodiche” ansie spesso (avita)bili, mi rincuorerà per attracchi speranzosi in lidi più lindi e più gioviale “commestibilità” di me, adesso spesso (so)speso nella <i style="line-height: 1.5;">suspense</i> dell’incertezza d’un vivermi quotidiano sempre (in)certo.</p>
<p>Recensioni entusiastiche di questa mia opera che sempre conserverò nel cor(po), lontana dai soliti corpi, immersa nei bui corridori, no, corridoi d’una vaga spensieratezza “ansiogena”, opera composita e composta di molti st(r)ati variegati, frammentata in aneddoti apparentemente<i> nonsense</i> e “soggiogata” alla mia volontà che così fosse, sia e sarà.</p>
<p>Recensioni “femminili”, di rara delicatezza che carpirono il senso non capibile subito del romanzo, del terzo di questa mia trilogia&#8230;</p>
<p>Due recensioni enormemente positive:</p>
<p>Miriam (19-08-2016)</p>
<p>Clint e i suoi disperati seguaci li possiamo vedere ogni giorno, sono gli artisti di strada che suonano liberi, gli emarginati che si riuniscono di notte e si raccontano gli espedienti del giorno, quelli che rinunciano al posto in banca per girare il mondo a piedi con uno zaino. Il luogo non ha importanza, potrebbe trattarsi di un villaggio nella savana africana, o di una favela ai margini di Rio. In questo libro, è inutile cercare un filo logico tra le dissertazioni di Clint, i racconti, i sogni, niente è logico. Non esiste nesso tra causa-effetto, tesi e antitesi, dimenticate Cartesio e la logica del pensiero che forma l’esistenza. Qui è il contrario, l’esistenza determina il pensiero, i ricordi, le disavventure, la carnalità esasperata, la visione dell’Altissimo mescolata al più infimo inferno quotidiano. L’esistenza di Clint è in continuo divenire, un fiume che scorre e che non è mai uguale a se stesso, che procede senza direzione perché non sai dove ti può portare cercare la verità. Falotico ha una visione del mondo onirica, tenebrosa, non legata assolutamente alla realtà. Rifiuta questa società mercificata, da cui si sente escluso peraltro, e lo manifesta nella scrittura, fa proprie regole di linguaggio nuove, inusuali, alterna capitoli a filastrocche, ricordi di cinema, parabole, obbliga a salti di stile, rende la lettura dei suoi libri un’esperienza emozionale, non solo letteraria. Al di là degli eccessi linguistici, del linguaggio a volte troppo sofisticato e della volgarità per me sempre inopportuna, Il Cavaliere di S. Pietroburgo è un libro che segna profondamente il lettore, una ricerca continua dell’anima, a cui oggi non siamo più abituati.</p>
<p>Voto: 3 / 5</p>
<p>Adele (19-08-2016)</p>
<p>Mi sono imbattuta di nuovo in un libro di Stefano Falotico, il terzo della trilogia di Clint e sono rimasta avviluppata, imbrigliata, come al solito, in un flusso di pensieri, riflessioni, parole confuse che all’inizio sembrano non avere un senso. Clint si trova a S. Pietroburgo rifugiato in una chiesa sconsacrata, col suo seguito di anime perdute in cerca disperata di una guida. La trama è molto esile, uno dei suoi viene assassinato e Clint parte alla ricerca dell’assassino, per vendicare la morte dell’amico. Ma il libro non parla di questo, la ricerca è un pretesto, un punto di partenza per un viaggio introspettivo, in cui realtà e sogno sono confusi, forse i sogni sono più reali della realtà. Clint, Cavaliere, Principe, anima eletta a guida, avverte la missione di cercare l’assassino, ma più che altro di avvicinarsi a Dio, di portare il Verbo sulla terra. Il suo Dio non si trova nelle chiese, difatti si rifugiano in una chiesa sconsacrata, ma fuori, per il mondo, è un dio fatto di sangue e carne, che puoi trovare agli angoli delle strade, con cui litigare, urlare la tua rabbia, ma sempre confidando nella Sua parola, unica salvezza.</p>
<p>Clint è un&#8217;anima in cammino, rifiuta questa società mercificata, non vuole essere inquadrato, omologato. Si crede portatore di verità, ma alla fine dirà amaramente che è solo un uomo che non ha nessuna verità. Dopo giorni di ricerca vana ha la rivelazione, Dio ha voluto che girasse a vuoto, ma la soluzione era a portata di mano Clint, trova l’assassino ma non si vendica, la sua non è la sete di vendetta cruenta che si aspettano i suoi. La sua vendetta sarà liberare l’anima dell&#8217;assassino, portare allo scoperto i suoi rimorsi e lasciarlo solo con se stesso. Deciderà lui cosa fare, e sia fatta la volontà di Dio. In mezzo a tutto questo troviamo considerazioni sul significato di vivere, sulla politica che ci opprime non facendoci sentire liberi, sul consumismo che ci fa desiderare cose di cui non abbiamo affatto bisogno.<br />
Voto: 4 / 5</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=596</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Eliano Bellanova recensisce Il cavaliere di San Pietroburgo</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=591</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=591#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2016 07:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il cavaliere di San Pietroburgo]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eliano Bellanova]]></category>
		<category><![CDATA[Il Faro]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=591</guid>
		<description><![CDATA[La Corte russa di San Pietroburgo all’epoca dell’Imperatore Nicola II, l’ultimo Zar travolto dalla Rivoluzione bolscevica, era definita un “giardino di ciarlatani”. Tuttavia conservava intatto il ruolo di grande capitale di un Impero che volgeva alla fine. San Pietroburgo e Vienna erano capitali di due grandi Imperi che avevano segnato e… sottolineato la storia. Ambedue erano città pregne di misteri&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=591">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=592" rel="attachment wp-att-592"><img class="aligncenter size-full wp-image-592" alt="Eliano Bellanova, Il cavaliere di San Pietroburgo" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/08/Eliano-Bellanova-Il-cavaliere-di-San-Pietroburgo.jpg" width="1387" height="705" /></a></p>
<p><span style="line-height: 1.5;">La Corte russa di San Pietroburgo all’epoca dell’Imperatore Nicola II, l’ultimo Zar travolto dalla Rivoluzione bolscevica, era definita un “giardino di ciarlatani”. Tuttavia conservava intatto il ruolo di grande capitale di un Impero che volgeva alla fine. San Pietroburgo e Vienna erano capitali di due grandi Imperi che avevano segnato e… sottolineato la storia. Ambedue erano città pregne di misteri e, mentre Vienna aveva visto uscire il feretro di Francesco Giuseppe, “colpevole” di aver regnato ben 68 anni, San Pietroburgo vide uscire, sotto la forzata “deiscenza” scatenata dall’impulso rivoluzionario, Nicola II e tutta la famiglia Romanov, per finire i loro giorni ad Ekaterinburg sotto il colpi dei rivoluzionari proletari. Imbevuti di teorie marxiste-leniniste, i rivoluzionari di “Ottobre” travolsero i resti di quello che fu uno dei più potenti Imperi del mondo. … San Pietroburgo è il simbolo dell’estremismo, delle tenebre e del crepuscolo per il Cavaliere, che fugge da Alcatraz alla ricerca di una nuova dimensione: latitudini e longitudini diverse che sembrano mirabilmente intersecarsi, contro ogni logica geometrica, astronomica e geofisica. Clint, il personaggio che oscilla fra la determinazione e la “funambolia”, approda in un’aurora boreale di sogni “travasati” in una natura che coniuga mirabilmente il sacro al profano.</span></p>
<p>“San Pietroburgo, la città dei segreti imperscrutabili, il crocevia di tante marmoree storie angeliche e madre d’altrettanti diabolici sotterfugi gelidi, la città di Cristo crocifisso al centro magmatico del nostro pazzo, stupendo mondo stravagante, del suo “menestrellante” esser sfera vitale, primigenia mela d’ogni originario, inviolato, original Peccato di Dio l’Altissimo e intoccabile” – così, in un tratto di penna “artistico” l’Autore scolpisce sul “marmo del suo libro” l’antica, fascinosa città, che un tempo si era opposta, come invalicabile baluardo, alle invasioni d’oriente e d’occidente, dimostrandosi un crocevia di scontri e incontri d’ogni genere. Il neo-Artù, Clint, il Cavaliere epico senza macchia e senza peccato (come si sarebbero espressi i cantori del Medioevo) è il messaggero di una “sua divina” libertà, che passa “impunemente” dalla verminosa periferia alla catarsi delle chiese, della crocifissione di Gesù Cristo. Clint passa dall’osservazione all’annunciazione profetica, dal “grigio quotidiano” ad un “aldilà immanente”, perché egli, forse, non è né ateo, né credente, né scettico, né bigotto. È uno spirito libero e gli spiriti liberi, quando passano all’azione, rischiano perfino il carcere, come un “Cristo in mutande”, che, teso all’estremo, non sopporterà soltanto la croce, ma anche una specie di trapasso nella “luciferazione”. Il passaggio è reso dall’Autore sotto forma di favola e, forse, è la prima volta nella letteratura che la filosofia “trasmigra” nella favola: un modo semplice e complesso di trasferire il pensiero presso “l’inclita e il volgo” senza alcuna differenza fra loro. E siccome la vita è danza e musica, la tempesta ormonale per Stefano Falotico passa attraverso la danza e la musica, dove il corpo “si intellettualizza” per divenire armonia proibita e sensualità materiale e morale. Nello scorrere degli eventi scorgeremo anche l’illogica “logica” del delitto, una sua ragion d’essere “assurda” e struggente, fino alle tentazioni, al peccato e, infine, all’astrazione. … perché, dopo tutto, l’uomo è un’astrazione, un pensiero-mezzo, una partenza e un arrivo, i cui confini non sono definiti, neppure dalla “fine della notte”.<br />
Quando i discepoli chiedono a Clint dove siano diretti, ottengono la controversa risposta della mancanza di una direzione esatta, perché nella vita non c’è una direzione esatta, se non nel momento in cui essa sia asservita alla mediocrità e alla monotonia del quotidiano “stanco”. La risposta stende mura invalicabili di fronte al reale pensiero del Cavaliere, forse perché egli comprende che il popolo non è chiamato a capire, ma a seguire. Se il popolo, infatti, fosse indotto a “capire”, il cammino dell’umanità si arresterebbe per troppo tempo, tarpando le ali al progresso e al pensiero stesso. … e cosa resterebbe della comprensione, dell’intelligenza, del lungo cammino, se non il “vulcano demoniaco” (S. F.), il Cristo che si rivela come un nano, forse come un “nano sulle spalle di un gigante”?&#8230; anche nella Creazione vi sono enigmi, frammenti, un insieme di “raccolte” lungo il cammino della nostra esistenza. Il Cavaliere di San Pietroburgo raccoglie e lascia per la via, si purifica in una catarsi “estrema”, … egli il Maestro, la Verità “sommersa”, il destino vagante nella notte e “speculante” nel giorno, come un neo-Diogene, che vaga e cammina… compie… … il cammino costante che conduce alla “fine, la morte, la sepoltura e l’inizio della nuova speranza”. … ma le sacre scritture hanno detto forse tutto questo? E la congiunzione fra l’ateo, il profano, il credente, il bigotto, il sognatore, lo scettico… non passa attraverso fughe, misteri, fraintesi (la stessa vita non è forse un frainteso?). E la libertà… non è, a sua volta, un frainteso? E la virtù non è forse noiosa e pedante? E la follia non esprime forse la natura intimamente irrazionale dell’uomo? È necessario essere “Cavalieri” per fuggire dal quotidiano del “serpente” per accettare il cangiante evolversi delle aquile. La montagna e l’abisso… non sono forse due facce della stessa medaglia? E quando avremo scoperto tutto ciò… non troveremo che Clint – con le sue follie, i suoi paradossi, le sue tristezze, i suoi “silenzi” intercalati da parole “sospese” – rappresenti l’incisione della vita nelle pieghe e nelle piaghe del quotidiano “magico”?<br />
“Il cavaliere di San Pietroburgo” è quindi la vita che, dalla brama e dai desideri, passa alla catarsi e al tramonto come anelito di speranza nel futuro, “tacite gementes tristam fortunae vicem” (Fedro – piangendo in silenzio il triste mutamento della fortuna).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=591</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il cavaliere di Alcatraz, recensione di Eliano Bellanova</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=577</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=577#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 May 2016 08:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il cavaliere di Alcatraz]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eliano Bellanova]]></category>
		<category><![CDATA[Il Faro Rivista]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Youcanprint edizioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=577</guid>
		<description><![CDATA[L’amore deve rifulgere al di là di ogni cosa… Carceri e disavventure non lo costringeranno in un angolo come un pugile che subisce l’avversario sul ring “della vita”. Anche il sogno è vita e il sogno non accetta nessun ricatto. Esso passa attraverso il dolore e le lacrime. Nessuno potrà farne a meno, incatenato dal tempo che fugge inesorabile. Il primo&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=577">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=578" rel="attachment wp-att-578"><img class="aligncenter size-full wp-image-578" alt="Alcatraz Bellanova" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/05/Alcatraz-Bellanova.jpg" width="1444" height="655" /></a></p>
<p>L’amore deve rifulgere al di là di ogni cosa… Carceri e disavventure non lo costringeranno in un angolo come un pugile che subisce l’avversario sul ring “della vita”. Anche il sogno è vita e il sogno non accetta nessun ricatto. Esso passa attraverso il dolore e le lacrime. Nessuno potrà farne a meno, incatenato dal tempo che fugge inesorabile. Il primo messaggio de “<strong>Il cavaliere di Alcatraz</strong>” di Stefano Falotico sembra essere questo. Il secondo è quello dell’eterna bellezza, che va al di là dell’eterna giovinezza.</p>
<div>
<p>Il terzo è quello della libertà che viaggia su “ali dorate”, assurde, imprendibili, impalpabili, evanescenti, sfuocate. Il freddo mese di novembre non scuote le radici dell’amore e della libertà. Viene domato da questi istinti che si tramutano in sentimenti. Eppure la vita ha il suo lato di terrore, una specie di pianeta che ci perseguita tutta la vita. Stefano Falotico lo sa bene e non lo nasconde assolutamente. Lo intravede e lo esamina, penetra in profondità e, in un certo senso, ne resta sorpreso. Vuole svegliarsi ed ammirare qualcosa di diverso, di nuovo, di “assoluto”, in un mondo pur sempre condannato al relativismo, che rischia di farti morire nell’anima. È la durezza della vita che forgia anima e mente, cuore e destino. Alcatraz accoglie nelle sue fameliche braccia Clint, un protagonista “antagonista di se stesso”. Un uomo guarnito di “ex”: “ex barista, ex gonzo, ex nel rodeo dei suoi cavalli nel cervello”, un gelido guerriero (come afferma l’Autore), che non è il “pallido delinquente” di F. W. Nietzsche. È casomai un eroe chiamato a rispondere alle avversità della vita e che, forse, non cerca redenzione, ma nemmeno si converte al “peccato”, perché chi lotta non conosce peccati, ma solo il metodo di superare gli ostacoli, vincerli e convincersi della sua “superiorità”. L’eroe sublime potrà fare a meno perfino delle donne, o, almeno, le osserverà con animo sereno e senza sentimenti di vendetta, nemmeno per torti “da subire”, “in divenire”. La bellezza sfuma come neve al sole, ma l’eroe vince i tempi, sfida i millenni, sopravvive impavido a se stesso: nemmeno quattro fredde sbarre lo impressionano. È il Cavaliere di Alcatraz, a cui ogni pena è incredibilmente “superflua”, seppur consona al suo agire. “Or leva su, vinci l’ambascia con l’animo che vince ogni battaglia” (Dante).<br />
Clint è l’agnostico del Duemila? Clint impersona l’ateo? E, forse, in tutti gli uomini non insistono tali “sentimenti”? Chi si pone prono di fronte a una fede? Chi rinuncia a se stesso? Chi non rivendica la sua libertà d’essere e di pensare? Anche il diavolo reclama la sua parte, scende sulla Terra. Anche il diavolo accetta un condominio con ogni dio. Gli dei sono sempre mutati nel tempo, mentre il diavolo ha conservato se stesso, la sua integrità, la sua incredibile coerenza: un paradosso assurdo, eppure immanente e penetrante in ogni pensiero. Il diavolo non accetta manomissioni al suo pensiero. Gli dei hanno sempre mutato pensiero, fin dalle tavole di Noè. Il diavolo ha paternità e maternità: è il primo ideale “ermafrodita” della storia “biologica” dell’uomo. Perfino un dio “buono”, che “volse” il tempo in rintocchi, Crono, divorava i suoi figli, sicché lo scorrere del tempo era rattristato dalla sua avidità felina. Clint è, invece, sincero, confessa a se stesso il suo agnosticismo e resta sulla “soglia della vita”, come sulla soglia di un carcere. Clint incontra il suo “alter ego”, Nick “vagabondo nel suo “vaneggiar” ardito. La data dell’incontro non è casuale. È il mese freddo dei morti, una triste serata, segnata da un numero usato dall’immaginario come simbolo nefasto: è il 17 novembre di un anno della nostra era. Per rendere il paradosso della vita, l’Autore si serve di figure retoriche trasferite in esseri viventi, in celebrità artistiche, anch’esse incantate dal “sogno di Alcatraz”, dal sogno della perenne prigione della vita. Il sesso passa attraverso un “calvario immaginifico”, che descrive un impervio percorso orografico, che si perde all’orizzonte sfumato dei sentimenti repressi, mentre l’Autore evoca immagini scritte così profonde da richiedere un’eccelsa ortofonia, che è sostanziale ed apre ad un nuovo stile sintattico-grammaticale. Ciò non è scandito da sordo esibizionismo stilistico, ma dalla stretta necessità di rendere, attraverso lo stile innovativo, la profondità dei pensieri, perché il “traffico” dei pensieri è talmente intenso nell’Autore da indurlo a “parole” che escono dal “seminato letterario”.</p>
<p>Non mancano immagini toccanti (notte sulfurea, le nostre urla che piangono, etc.). Ad Alcatraz, fra tanti “mezzi e mezzi”, giunge infatti un vero Cavaliere, un Uomo (“U maiuscola un po’ di tutto”). Ma Alcatraz non la merita nessuno: né forte, né debole. Ma, forse, nessuno merita la vita e la sofferenza che incide in se stessa. Sembrerebbe paradossale: anche la sofferenza deve essere meritata. Clint l’ha meritata. Ha avuto un percorso tortuoso, nel suo “innatismo congenito”, nella sua “isotipia”, che non si coniuga ad alcun essere solido e pensante. È una “cosa” a sé, che si rifugia nella latebra del suo spirito inesauribile. Solo un grande Dio potrebbe indicare una via diversa, come la indicò a Mosè nel celebre passaggio sul Nilo. … e quando Alcatraz sarà trasferita negli sconvolgenti ricordi, vi sarà un “Jack Nicholson”, che imbastirà una danza da nano, da “nano sulle spalle di un gigante”. Sarà il preludio alla liberazione degli schiavi, il ponte verso una “nuova vita”, verso la mutazione. L’uomo, prima servo e poi cammello che reca i suoi enormi pesi, si libererà dei suoi fardelli e sorriderà alla vita. Ma quanto gli è costato questo “sorridere”?&#8230; Perfino l’ira reca i germi del sorriso, in un percorso che dal pessimismo giunge all’ottimismo “storico-morale”. Un messaggio pluridimensionale quello di Stefano Falotico, scrittore raffinato ed elegante, che non tralascia mai l’esame psicologico di eventi e fatti e di personaggi inediti e particolari che sembrano scolpiti nella “roccia” della sua Opera.</p>
<p>Eliano Bellanova Direttore della Rivista IL FARO ITALIANO</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=577</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dal n. 1 di Aprile della rivista “Il Faro”, la recensione di Eliano Bellanova del mio Il cadavere di Dracula</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=556</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=556#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2016 07:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il cadavere di Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eliano Bellanova]]></category>
		<category><![CDATA[Il Faro]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=556</guid>
		<description><![CDATA[&#160; La prosa di Stefano Falotico è un’ossimorica “frequentazione” di parole che si svolgono lungo una teoria che “si snoda” come il mare sugli scogli. Quegli scogli “ascoltano” il flusso “draculiano” che a loro perviene dalla residenza castellana attraverso un cammino lungo come quello delle favole e dei fiumi che “allietano” e inquietano la Terra. L’ossimorica successione diviene il trionfo&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=556">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=557" rel="attachment wp-att-557"><br />
</a><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=557" rel="attachment wp-att-557"><img class="aligncenter size-large wp-image-557" alt="Il Faro Il cadavere di Dracula" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/04/Il-Faro-Il-cadavere-di-Dracula-1024x525.jpg" width="1024" height="525" />&nbsp;</p>
<p>La prosa di Stefano Falotico è un’ossimorica “frequentazione” di parole che si svolgono lungo una teoria che “si snoda” come il mare sugli scogli. Quegli scogli “ascoltano” il flusso “draculiano” che a loro perviene dalla residenza castellana attraverso un cammino lungo come quello delle favole e dei fiumi che “allietano” e inquietano la Terra.</p>
<p>L’ossimorica successione diviene il trionfo della vita sulla morte quando <i>“Asperso in tal asperità, spero in un domani florido che sia “forca” delle ghigliottine in me inflitte e perpetrate da vigliacchi “puritani” della Londra anelata e in virtù veliera del mio cavalcante ritorno” (Il Cadavere di Dracula – Stefano Falotico). </i>Ad un esame superficiale (“la perfida dea che mai da l’ospizio di Cesare non torse li occhi putti” e che è sempre in agguato) l’Opera sembra una successione di “organici frammenti”. Ma i proprio “i frammenti” sono “ricomposti” in una unità in cui l’enigma-vita si rivela sotto i raggi del sole e si tramuta in bellezza eterna, sebbene l’eternità “ristretta” sia pur sempre soggetta alla legge della relatività e del “contingente magico” (<i>Susciti soggezione, e impaurisci. Perlomeno, io mi sento minato dal tuo Sguardo. Ambiguo, ridente ma con sfumature più adombrate di come vorresti apparire. Ipnotica ed evocativa insonnia anch’erotica, solare ma lugubre. Sensualissimo ma un po’ affranto e “roco”, come se la felicità, a prima vista, adocchiasse anche un animo buio che nascondi dietro ammalianti pose maliziose in te stessa intessuta di morbido languore scuro”</i>. &#8211; <i>Il Cadavere di Dracula – Stefano Falotico)</i>. Trasportato nell’aldilà, il pensiero umano, nella più alta accezione filosofica, si annullerà nella “egemonia delle anime”, presso cui la libertà si professa in quanto tale, sottraendosi al giogo umano e passando attraverso… il cadavere di Dracula, attraverso il mito del vampiro, attraverso il rumore del tuono. La libertà e anche il libero arbitrio passano attraverso perigliosi cammini e ardui ostacoli. Anche la libidine e la lussuria per l’Autore passano attraverso la catarsi “profetica” di un’intima soffusa sofferenza <i>(La mia lussuria si scaglierà terribile di veemenza arsa a vostra finta sapienza. </i>- <i>Il Cadavere di Dracula – Stefano Falotico)</i>, attraverso la paradossale lente di un epidiascopio, che, con le sue immagini alterate e “assurdamente iperboliche” ci offre una visione “esagerata e folle” della vita, perché, in fondo, la vita umana non è che “un mezzo” per perfezionarsi per pervenire a vite “diverse”, a mete da conquistare nell’evoluzione biologica, sociale e filosofica, che si dipana nell’incessante comporsi e scomporsi degli “elementi”. In questo “eterno” comporsi e scomporsi degli elementi anche gli insetti hanno importanza, altrimenti non si spiegherebbe il fenomeno dell’entomofilia, ovvero dell’impollinazione ad opera proprio degli insetti.</p>
<p>E come l’uomo “è inseguito” da microbi, batteri ed altri microrganismi dai quali deve difendersi, così il mito di un uomo può sopravvivere a se stesso, al suo cadavere, al Cadavere di Dracula, il vampiro che, con la sua sete di sangue, dispensa orrori… sebbene la scienza ammonisca e ipotizzi che la stessa sete sia dovuta a deficienze di enzimi ed altre proteine, che ne fanno un sofferente, un malato. Il “malato” è depositario di “immani segreti”: senza di lui non vi sarebbe scienza. È “inconsciamente” depositario del bene e del male, delle gioie e delle pene, fino al frainteso, che per molto tempo a livello psichiatrico si è concentrato sulla parola “isteria”, “isterico”, “isterica”. La parola rappresenta un frainteso-paradosso, in quanto il malanno è stato ritenuto di derivazione uterina (il greco ὑστέρα significa infatti ventre, utero). Il mito di Dracula “scientificamente” trarrebbe dalla deficienza di enzimi epatici, ovvero di proteine, la cui scarsa presenza farebbe desiderare il sangue. “Traslando” la “filosofia” (come scienza o come futura scienza nell’accezione kantiana della parola), che presuppone il desiderio di qualcosa perché quella “qualcosa” ci manca, potremmo argomentare che il “draculismo” sia per alcuni una “necessità”. E se questa “necessità” si trasferisce nel corpo sociale o nel pensiero, allora potremo desumere che il desiderio di divenire, di essere “postumi” a noi stessi, sia immanente. Jacques Le Coff, nella sua notevole opera “Il Corpo nel Medioevo”, sostiene che “Eresia e lebbra sono spesso associate: al pari della lebbra, l’eresia è una malattia dell’anima che si esprime simbolicamente attraverso un corpo malato, da allontanare dal corpo sano della Chiesa”. Il “frainteso medievale” diviene “veicolo” allorquando si strutturi nel pensiero “solidificandosi”, trasformandosi da “preludio”, “ipotesi”, “supposto”, in tesi, in affermazione dimostrata, al di là dell’affermazione apodittica. La deficienza di triptofano nel “vampiro”, si tramuta in una “deficienza psichica”, poiché genera “desiderio”, “voluttà”, “ardire”, fino alla violenza, che è figlia dell’aggressività connaturata all’essere umano. Essa genera un cammino o una trasformazione “inconscia” (secondo F. W. Nietzsche “lo spirito prima era Dio, poi si fece uomo, ora sta diventando plebe” e secondo lo stesso pensatore lo spirito diviene cammello, il cammello diviene leone e questo diviene fanciullo). È la teoria del divenire e dell’eterna trasformazione, che “ghermì” Lavoisier. In questo divenire “La mia lussuria si scaglierà terribile di veemenza arsa a vostra finta sapienza. La mia lussuria è un vampiro che lacererà le tue menzogne, seppellirà il morto che tu non vivesti da puro, e distruggerà ogni tua sanità!” <i>(Il Cadavere di Dracula – Stefano Falotico). </i></p>
<p>In questo asserto è la chiave di lettura del libro (poiché se non troviamo la chiave di lettura di un’opera, non potremo neppure leggerla, in quanto scivoleremo in superficie, vedremo scorrerci addosso fiumi di parole che costituiranno soltanto “inutile fascino”. Attraverso questa “chiave” ci apriremo al “<i>Poeta dell’assurdo, del suono che urta!”</i>, che ci condurrà “nell’eremo della comprensione”, in cui perfino la vendetta potrebbe avere una sua ragion d’essere, se si tratti di “grande vendetta”, di superamento dei pregiudizi, delle “inutili passioni”, per aprirsi al “grande essere”, che è in noi “in nuce” e che passa attraverso il processo della crescita e dello sviluppo interiore: una crescita “tragica”, “terribile”, che richiama alla mente il Prometeo che si vedeva divorare il fegato dai rapaci per riprodursi incessantemente, rappresentando “il fuoco del progresso”, innescando la prima vera reazione a catena della scienza e della storia. E quando dopo queste “acquisizioni”, scorgeremo un altro cammino, secondo l’Autore ci imbatteremo nello smarrimento. Sì, in un fenomeno sempre in agguato, in quanto siamo pur sempre “canne al vento”, sensibili ad ogni umore e variazione. Il nostro Prometeo è Dracula. Chi è Dracula? La nostra passione eterna, il nostro cammino, il nostro Eros nascosto nelle pieghe “supreme”, il nostro “dirimpettaio”, il nostro “traditore”, il nostro “amico”, il nostro “nemico”, il “deposito” della nostra virulenta passione. Dracula è tutto e il contrario di tutto. Sarà felice al nostro “desco” e sarà incredibilmente presente nelle nostre sofferenze, senza patemi e senza illusioni. L’Autore si rende conto della “grandezza” di Dracula, ma anche della “bassezza”, perché i Grandi come i Piccoli sono sempre “un nano sulle spalle di un gigante”. E se perfino il trono si trascina sul fango, allora è necessario lo “scuotitore Dracula”, l’artefice del destino e della vita che nobilita se stessa. Nel suo libro Stefano Falotico percorre, in sostanza, il dramma “lineare” e “rovesciato” della vita.</p>
<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=558" rel="attachment wp-att-558"><img class="aligncenter size-large wp-image-558" alt="Il Faro Il cadavere di Dracula 2" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/04/Il-Faro-Il-cadavere-di-Dracula-2-1024x471.jpg" width="1024" height="471" /></a></p>
<p></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=556</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fantasmi principeschi, Antico Calamaio blogspot, recensione di Emanuela Navone.</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=548</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=548#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2016 10:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasmi principeschi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuela Navone]]></category>
		<category><![CDATA[http://anticocalamaio.blogspot.it/]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libro]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=548</guid>
		<description><![CDATA[Questa &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa</p>
<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=551" rel="attachment wp-att-551"><img class="aligncenter size-medium wp-image-551" alt="screencapture-anticocalamaio-blogspot-it-2016-03-recensione-fantasmi-principeschi-di-html-1457379657211" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2016/03/screencapture-anticocalamaio-blogspot-it-2016-03-recensione-fantasmi-principeschi-di-html-1457379657211-124x300.png" width="124" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=548</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fantasmi principeschi recensito da L’amica dei libri, Antonietta Mirra</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=492</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=492#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 09:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasmi principeschi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Antonietta Mirra]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[L’amica dei libri]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[youcanprint.it]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=492</guid>
		<description><![CDATA[Link acquisto   &#160; &#160; Stefano Falotico in Fantasmi Principeschi ci induce con una premessa a dir poco terrificante all’interno dei meandri della sua follia narrativa, arpionandoci con le sue  stravaganti conclusioni, riflesso fulgido e mai incrinato di una visione memore di antichi presagi cupi e sinistri che volteggiano indisturbati nella sua mente. È lì che, meditando e favoleggiando di perpetui risvegli e di&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=492">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=493" rel="attachment wp-att-493"><img class="aligncenter size-full wp-image-493" alt="Immagine" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/Immagine.png" width="277" height="400" /></a></p>
<div><b><a href="http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/fantasmi-principeschi.html">Link acquisto</a>  </b></div>
<div></div>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-494" alt="amicadei libri" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/amicadei-libri-1024x697.jpg" width="1024" height="697" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stefano Falotico in <em>Fantasmi Principeschi</em> ci induce con una premessa a dir poco terrificante all’interno dei meandri della sua follia narrativa, arpionandoci con le sue  stravaganti conclusioni, riflesso fulgido e mai incrinato di una visione memore di antichi presagi cupi e sinistri che volteggiano indisturbati nella sua mente. È lì che, meditando e favoleggiando di perpetui risvegli e di immortalità, che i fantasmi ridono occhieggiando, e vivono per ricordare esclusivamente all’essere umano cos’è la vera vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Dagli angoli</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>reconditi dei castelli silenti, i loro respiri s’odono da</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>ritornati viventi ammalianti e ammantati da un</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>sobrio, rinomato baglior candido avvolto cupamente</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>o suadente nelle trasparenze languidamente</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>ambigue, loro, i fantasmi che, torvi, occhieggiano</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>un’umanità megera, traslucidi e gracchianti come</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>corvi neri e altisonanti, spiriti notturni delle</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>guardiane vetustà rinate anche sol d’essenza</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>intoccabile eppur di penombre appar(isc)enti fra</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>pareti asmatiche d’un mondo affranto.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo stile è un’altalena di metafore e di figure retoriche baldanzose che continuamente spumeggiano tra le righe, ossimori e iperboliche concezioni, poesia e canzoni, scatti ed ira che rendono la sua scrittura un racconto a voce piena, a tratti stridula e senza dubbio maledettamente romantica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Funereo come la morte che invoca, lattiginoso come la luna che adora, la notte la fa da padrona in un turbine conturbante di minacce velate che giungono dalle essenze fantasma che si rivolgono con astuzia e perizia rendendo un po’ di ironia e di dannazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le parole mescolate a dovere diventano unguento di terrori senza nome come se ignoti e innocenti fossero in grado di sanare le ferite della vita mortale.</p>
<p>C’è ipnotismo nello scorrere delle frasi, pungolate a dovere dalla rima e dal fluttuo fluido e continuo delle immagini evocate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vocabolario dell’autore è vasto e particolareggiato, tutto è giocato tra l’evanescenza e l’apparenza, sulla paura e l’orrore e sempre l’immancabile riflessione della coscienza e dell’anima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prosa poetizzante è scandita da racconti rinchiusi in gabbie di capitoli che presentano personaggi noti alle prese con le loro caratteristiche principali, come Dario Argento che diventa l’incarnazione del concetto di paura tanto abissale quanto primordiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Perché io sono immortale anche se non ancor</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>(non) morto, sono il regista di Profondo Rosso, io</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>sono Dario Argento. Della paura il maestro per</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>eccellenza, la suspense (s)carnificata dei vostri terrori</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>più profondi.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spunta il Joker perfettamente delineato dalla descrizione impressionante e filiforme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Joker dal sorriso horror e sguaiato a sbranarvi, ché</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>vi pentiate in tal mo(n)do sconcio e orrido d’averlo</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>così nel cuor suo intimo, quand’era ancora infante e</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>innocente, lacerato e sporcato, porci dell’assurda,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>orrenda cattiveria “onnipotente” da maneschi,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>impuniti prepotenti. Vi sostituiste a Dio e lo ardeste</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>(in)colpevoli.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le parole si annidano in quadrati immaginari fatti di lettere e parentesi, perché ogni concetto rimanda a qualcos’altro.</p>
<p>Ma chi sono questi fantasmi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><strong>Senza speranza, fantasmi cittadini che spu(n)tan</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>da tombini floridi di bagliori glaciali,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>impressioni(stici) del lor danzar nel vuoto pieno, in</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>apnea, appena appena a galla, “galerizzati”, sciocchi</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>o sol (in)visibilmente sc(i)occanti, signori mansueti</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>con l’aplomb maestrale della nobiltà “farlocca”,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>scombiccherati, pastrocchi ch’appaiono a f(r)asi</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>mozzate, abitanti in macabri castelli sgretolati, dai</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>ponti levatoi che “albeggian” (s)tirati, striatissimi nel</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>malinconico gracchio fragile, gracilissimo di sere</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>discendenti, infernalmente caldeggianti.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poi Clara la bambina fantasma che crea un’atmosfera inquietante e spaventosa perché il linguaggio è capace di rendere il clima narrativo torbido, sinistro, spettrale, maniacale e perduto nei recessi indiscriminati di questi esseri senz’anima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fantasmi Principeschi</em> è una prova riuscita, un esercizio di stile che mette in evidenza le potenzialità puramente formali dell’autore che si destreggia bene con le parole, avvantaggiato probabilmente anche dalla tematica a lui molto cara della notte, del buio, della luna. Quell’evanescenza fisica e mentale che tanto lo alletta, quelle ombre che non incutono timore a colui che le racconta ma bensì che lo affascinano come una bellissima donna dalla pelle diafana e dagli occhi dell’abisso. Il senso è un desiderio di affermazione di questa dimensione fantastica permeata inevitabilmente di nostalgia ma non per questo priva di un piacevole senso di scoperta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore come i suoi intrepidi fantasmi è: lastrato di principesco ardore, fuggo, ruggisco, fuggiasco o vigliacco, fiacco o ancora non stanco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E dunque <em>Fantasmi Principeschi</em>, buona interpretazione di poesia in prosa, evoca la dimensione passionale dell’autore per queste essenze prive di sostanza ma non per questo prive di piacevole evanescenza, sentore e ribellione. I loro atteggiamenti, ripresi più volte, sono selvaggi, indomiti, oltraggiosi, menefreghisti ma anche perdutamente innamorati della loro condizione e di quell’oscurità che li rende i signori della notte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pieno di visioni e di sogni, accarezzato da strani e stranianti incubi, i fantasmi non hanno bisogno di presentazioni, e qui, in questo libro, libero e libertino, il loro splendore notturno scintilla di prepotenza e martirio.</p>
<p align="center"><em><strong>“Soffian” voraci da lapidi esangui, brillan</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>entusiasti nel buio delle estati, estatici, taciturni,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>diurni e serali, imprendibili, tutti assieme o solitari,</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>non acchiappabili e “sottili”, poi densi, cinerei e</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>“cervi”, tra liane e boschi di fate, son i fantasmi!</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"> di <a href="http://amicadeilibri.blogspot.it/2015/12/fantasmi-principeschi-di-stefano.html">Antonietta Mirra</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=492</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mister Atlantic City, Saggio Critico a cura di Eliano Bellanova</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=485</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=485#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2015 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mister Atlantic City]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eliano Bellanova]]></category>
		<category><![CDATA[Ibs.it]]></category>
		<category><![CDATA[Il Faro Rivista]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[youcanprint.it]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=485</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=486" rel="attachment wp-att-486"><img class="size-full wp-image-486 aligncenter" alt="misteratlanticcitysaggio" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio.jpg" width="675" height="912" /></a> <a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=487" rel="attachment wp-att-487"><img class="aligncenter size-full wp-image-487" alt="misteratlanticcitysaggio2" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio2.jpg" width="675" height="922" /></a> <a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=488" rel="attachment wp-att-488"><img class="aligncenter size-full wp-image-488" alt="misteratlanticcitysaggio3" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio3.jpg" width="662" height="911" /></a> <a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=489" rel="attachment wp-att-489"><img class="aligncenter size-full wp-image-489" alt="misteratlanticcitysaggio4" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/12/misteratlanticcitysaggio4.jpg" width="513" height="331" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=485</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il cavaliere di Parigi, recensito dal direttore editoriale de “IL FARO”</title>
		<link>http://stefanofalotico.com/?p=461</link>
		<comments>http://stefanofalotico.com/?p=461#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 07:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Il cavaliere di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Eliano Bellanova]]></category>
		<category><![CDATA[Il Faro Rivista]]></category>
		<category><![CDATA[Youcanprint]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stefanofalotico.com/?p=461</guid>
		<description><![CDATA[&#160; SAGGIO CRITICO A CURA DI ELIANO BELLANOVA DIRETTORE EDITORIALE DE “IL FARO” Parigi e Londra in Occidente; Costantinopoli e San Pietroburgo in Oriente, sono città che evocano sentimenti contrastanti. L’Autore Stefano Falotico nella sua Opera “Il cavaliere di Parigi”&#8230; si ferma a Parigi, una Parigi “irrequieta” ed “inquieta”, che spinge a questi versi: Qui geme l’orrore, della paura vi&#8230; <a href="http://stefanofalotico.com/?p=461">(more...)</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanofalotico.com/?attachment_id=462" rel="attachment wp-att-462"><img class="aligncenter size-full wp-image-462" alt="Eliano Bellanova" src="http://stefanofalotico.com/wp-content/uploads/2015/06/Eliano-Bellanova.jpg" width="1347" height="563" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>SAGGIO CRITICO A CURA DI ELIANO BELLANOVA DIRETTORE EDITORIALE DE “IL FARO”</b></p>
<p>Parigi e Londra in Occidente; Costantinopoli e San Pietroburgo in Oriente, sono città che evocano sentimenti contrastanti. L’Autore Stefano Falotico nella sua Opera “Il cavaliere di Parigi”&#8230; si ferma a Parigi, una Parigi “irrequieta” ed “inquieta”, che spinge a questi versi: <i>Qui geme l’orrore, della paura vi narrerò, io, girovago d’eterna buonanotte, di perpetua dolenza, latra l’avarizia di queste latrine di forma umana, e piangerete il dolore che c’infliggeste acuendoci soltanto di rafforzamento&#8230;</i></p>
<p>&#8230; e poi “vi racconto come incontrai Clint”, protagonista non manierista, originale anzichenò. Clint è “colui che è”, frase che riecheggia l’Opera di Nietzsche “Come si diviene ciò che si è”. Clint nella Parigi turbolenta, che avrebbe fatto arrossire gli uomini più emancipati del secolo scorso, procede dall’intima catarsi al divenire senza ansia e senza timori. … … “<i>Notte di corvi meditabondi e della vendetta annunciata Voglia di nudo, il mio silenzio cupo, l’ardore nottambulo del mio corpo, il vigoroso, lacerante urlo” … </i>… Questo e non solo è Clint, il personaggio che trova catarsi ed immortalità nelle pieghe/piaghe sue e della vita conturbante che scorre sotto i suoi occhi, la quale è forse per lui una costruzione perenne a più piani, tutti mutevoli e soggetti al tempo che passa. … è l’uomo che nasce continuamente, forse “un nano sulle spalle di un gigante”, come si espresse Tommaso Campanella. Clint è anche il rivoluzionario, il ribelle, forse colui che ricorda in una specie di reminiscenza da imprinting la Parigi rivoluzionaria del secolo XVIII: i vari Marat, Danton, Robespierre, Saint-Just&#8230; gli trasmettono “inconsciamente” un substrato di “ribellione”, di “antischiavitù”, una “antischiavitù”, che diviene poesia, gusto guerriero, capacità di battere e battersi in un battito di ciglio… la rivoluzione del silenzio, perché il silenzio pesa, è macigno, è pietra. Ed il mondo vive di macigni e pietre, che oggi sono le “parole” che fanno “società e costume”. Clint è “nudo come Cristo nel Getsemani”&#8230; ma probabilmente la sua è una nudità morale e di pensiero, un vedersi, attraverso gli eventi mutevoli, come si è, come ci si trasforma, come “si diviene”. Clint: elemento “bi-anima”, dove una “propaggine” vagamente nibelungica si spoglia di fronte ad una realtà cocente, in cui convergono vizi, difetti, virtù, interruzioni, tristezze, fughe dalla realtà, “dis-educazione” a ciò che è stereotipo ed “uso comune”… “sempr’umidi di stronzate contro gli stronzi”, che si ribellano alla corrente della marea, alla materia avvilente, al “trucco” “mangia-persone”, in confronto con cui anche il più insignificante e vile “passatempo” è “intelligente espressione”, grande “rumoroso” silenzio.</p>
<p>Per rompere lo strano anello di Re Salomone, come direbbe Lorenz, bisogna, però, “affrettarsi”, correre, raggiungere&#8230; poiché “La morte incombe, spezzerà le ossa e un moto ribelle s’innalzerà a nostro furore”, dopo “l’orrore della paura”, un orrore sotterraneo, che corre lungo i “versi dei fiumi”, che con le loro onde spazzano pensieri e passioni ed anche languidi abbandoni, fino a “situazioni kafkiane”: “<i>Il Conte ama i corvi nella notte lunga/e coi lupi,/ succhiando i virginali colli femminei, /“lunghissimo” s’avvoltola da creatura col suo creaturale/cantico”. </i>Clint farà i conti con “le menzogne convenzionali”, con la rotazione quasi epilettica delle parole gettate al vento, in un mondo dai palpabili disagi da “décadence”, in un mondo di “forces défaillantes”, “dedito” ad un “sortir de la route principale” o ad una deviazione della “diritta via”, che Dante stesso enunciò senza saperne definire il valore intrinseco, poiché la definizione di una “essenza vitale” non può essere “vocabolario”, tali sono frequenti le “esplosioni intime” che avvengono dentro di noi… rivoluzionari eterni, che non possono tacere all’infinito: “Il nichilismo della società odierna si misura/dal fatto che ogni importanza della parola ha/perso (il) senno, anzi il sen(s)o alla vita ste(s)sa” – sostiene l’Autore, che rafforza la sua tesi nell’irrequietezza adolescenziale, che per non essere curata, soggiace ad una parola-definizione: “tipo nevrotico” – l’enigma di Sigmund Freud, che, dopo aver trovato efficaci definizioni per i soggetti “psicotici”, si ritrasse al momento della “cura”, forse perché irretito o ghermito dalla “stabilità non itinerante” delle sue stesse definizioni. Anche i latini inventarono i paradigmi nei verbi, precludendosi ogni azione in “divenire” ed “essere”, evitando impeto e tempesta, soggiacendo alla “logica grammaticale”. Un mondo costruito su “piattaforme” si scontra con anime sofferenti, tristi, “maniacali”, “sensuali”, “vittime e protagoniste”, sognatrici e voluttuose, vogliose di sesso e di avventura. I grandi del cinema hanno spesso delineato un mondo “diverso dal diverso”, oltre il comune diverso.</p>
<p>Il Clint di Stefano Falotico è, a sua volta, l’ultimo cavaliere di “un’epoca che non c’è” e, in quanto tale, non può divenire, ma reagire alle sconfitte ed al quotidiano scorrere fra paletti, steccati, idee appiattite, mitezza di mente, pochezza di mente, idiozia e fatali abbandoni. La ribellione degli “schiavi” è vissuta come una sconfitta.</p>
<p>E quando una sconfitta deriva da una ribellione pesa due volte: nell’animo del “cavaliere”, come in quella delle plebi parigine che, ancorché ribelli, hanno in loro l’anima del marciapiede, della strada, della “delinquenza” nella migliore accezione: forse sono chiamati a non essere veri eroi poiché operanti in condizioni precarie, avverse e pregne di una filosofia manieristica riduttiva e distruggente. Siamo in presenza di un’Opera di incommensurabile valore “prospettico-psicologico”.</p>
<p align="center"><b><i>Eliano Bellanova</i></b></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stefanofalotico.com/?feed=rss2&#038;p=461</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
