John Carpenter – Prince of Darkness, capolavoro di una mente come quella del Bickle, colpo di genio incredibile

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Sì, Taxi Driver è il mio film preferito in assoluto. Questo lo sanno anche le pietre. È difficile esprimervi ciò che questo film rappresenta per me.

Ma ho voluto scrivere un libro su Carpenter. E finalmente, dopo tanta impaziente attesa, il cartaceo adesso è regolarmente in vendita. Recatevi sulle maggiori catene librarie online e, se volete, acquistatelo.

Io sono questo, lo sono sempre stato. E più la gente mi tempesta e assilla con richiesta invadenti più io svicolo per altre vie, traiettorie immaginative e immaginifiche che hanno poco a che vedere col brusio frenetico della realtà puttanesca e miserabile.

Al che, sgombro la mente da ogni pensiero, giacendo mortale e ineccepibilmente morale in spazi siderali di fantasia rapace, viaggiando nella nave migliore che un uomo possa avere. Quella della sua anima. E, apparentemente rattrappito, laddove nella vastità oceanica di viaggi esplorativi della coscienza, dall’uomo comune non potrò mai esser compreso, negl’interstizi d’immersioni abissali di altezze concettuali insuperabili, mi lastro nell’apoteosi maliarda del mio candido cuore dal colore alabastro, e forgio il mio sangue in zone meandriche della poesia più inafferrabile. Distaccandomi da un mondo cinico e barbarico, con gli occhi iniettati di furore, mi tuffo nel calore sulfureo di un misticismo ermetico che trivella le sue viscere e quindi esplode in un’ardimentosa elevazione rivelatoria. Svelando i miei neuroni in una deflagrazione rovente che squittisce scintillante di romanticismo tonante e suadente come orgasmica, purissima rinascenza sfavillante. E, in pace con me stesso, dopo aver peregrinato nell’anima mia più pregiata e incandescente, come dura roccia levigata da acquose malinconie torbide, mi rischiaro nel boato rinomato di una lucentezza lividamente lancinante, abbagliato dalla nitidezza della mia impressionante destrezza. Oh sì, dopo tanta solitudine, mi mostro in tutt’abbacinante, spaventoso fulgore, come una meteora limpida nel bagliore di queste notti sanguinanti tanto dolore, sprigionatesi nella rinascita di un potentissimo ardore, m’illumino d’immenso e, fra le stelle intermittenti di questa vita talvolta opprimente, lustrato nelle cardiache vene passionali mie più perlacee, creo soave bellezza per non soccombere all’abdicante disillusione schiacciante di questo mondo invaso da tanta mortificante tristezza.

Così, io decisi… devo analizzare, ad uno a uno, tutti i film di John. Chiudete la porta, non disturbatemi. Ché la gente, là fuori, fa solo chiasso, ah, questo baccano mi distoglie da quest’irresistibile voglia bramante film che per un po’ dimenticai o che, semplicemente, mai vidi e voglio vedere. In queste (re)visioni, m’incantai e la mia mente si espanse, ingigantita dal potere scoppiettante di altre dimensioni alate.

Sono stato sanamente pazzo per scrivere un libro che in Italia non si è mai visto. Scusate, adesso devo telefonare al mio amico che sta su Giove. Devo chiedergli, essendo io di un altro pianeta, se posso alloggiare qualche giorno da lui. E berremo birra, ammirando l’infinito.

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di Stefano Falotico

John Carpenter – Prince of Darkness, finalmente in eBook e Kindle

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Da poche ore disponibile in eBook su youcanprint.it e in Kindle su Amazon.

Presto, ci aggiorneremo col cartaceo.

Dopo la morte, un vivido, inquietante viaggio nelle tenebre della nostra anima

Disponibile in cartaceo, eBook e Kindle sulle maggiori catene librarie online.34816679_628327354182678_6580602831978364928_o

Nella spettrale nerezza d’istanti sinuosi, grottescamente morbidi come peccaminosa pelle di donna nel rifiorire vanesio del suo profumo letale…

Dopo la morte dell’anima, il suo supplizio, il suo sacrificale essersi smarrita nel buio più cupo e poi ridestata di gotica rinascenza come un risveglio ancestrale, ecco la vita che furibonda riscalpita. Una vita che si spezzò, tranciata e sofferta, che or rimembra i suoi ricordi e, sanguigna, lividamente s’angoscia ancora per vivificare afflizioni della risquillante esistenza che si rannicchiò ermetica, indecifrabilmente celata, emozionalmente vissuta con la potenza estatica dei sogni più maestosi, una vita incatenatasi nel cupido tormento di sé stessa e torturata nel suo ardersi dentro come marina placidezza scossa da un viscerale terremoto, come risorgimento dell’inconscio riesploso. Una storia ai confini della follia o nelle braci brucianti dei suoi meandrici corridoi mentali, notturni, nei bagliori del tempo fermatosi e poi ritornato nella sua fulgidezza più vera e coraggiosa. Perdizione e poi salvazione, una psichiatrica storia di appannati, obnubilati lindori sommersi, di taciute rabbie e di punite ire, di vita placata e ancor poderosamente riamata. Ma anche un lungo racconto in prima persona del burlesco, fosco teatro della commedia umana, teatro di maschere false, di spettri, di bugiardi e di ombre sgargiantemente riemerse.

Intervista sulla Leggenda di King Kong a cura de Il mondo dello scrittore

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Racconta la tua esperienza come autore
Ebbene, oramai mi conoscete, ho scritto un sacco di libri. Certo, vorrei vendere di più ma ci sarà tempo, spero, per il successo. Comunque, proseguo nella mia strada, ancheggio nella scrittura con barocca sobrietà e, stavolta, vi dirò di più: son stato meno ermetico, più fluido e questo libro penso sia scorrevolissimo. Essere autori significa avere una poetica, uno sguardo sul mondo, e io insisto a guardarlo a modo mio. Senza farmi condizionare. Si sa, è dura, ma non mi arrendo.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
La fantasia, e la fantasia nasce dagli attimi imponderabili. E cosa vi è di più fantasioso e fantastico di King Kong? King Kong incarna il mito della Bella e della Bestia, è un libro molto attuale, comprendendo che escono film a questa tematica, diciamo, come The Shape of Water.
Quindi, in questo caso mi sono completamente immerso nel cuore della mia anima, metafisica, bestiale, sviscerata, spruzzata oserei dire in una natura selvaggia e variopinta.

Parla della trama del tuo libro
Libro ispirato alle tante versioni di questo mito, dalla prima originaria degli anni Trenta a quella di Peter Jackson. Il resto è da leggere, perché ho reinventato la trama.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Qui ci sono solo tre personaggi principali e, no, stavolta non sono ispirati a me. Anche se mento, perché Tom Nikel è sicuramente come me.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Come dimostra questo libro, che è il mio primo romanzo avventuroso, sperimento sempre nuovi generi, passando dalle storie intriganti quasi horror ai noir, ai saggi monografici.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Non posso dirlo, ma forse un libro autobiografico.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Di scrivere quello che vuole, senza seguire le mode. Basta che funzioni.

 

La leggenda di King Kong, Booktrailer e presentazione

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Ebbene, ecco questo nuovo filmato, curato e allestito come al solito dal bravissimo Daniele Fiori, con la mia voce narrante che scandisce la narrazione della sinossi. Penetrando nella mia stessa anima, arrochita e abbrustolita dal tempo, giammai arrugginita, erotta in languidezza bagnata di estasi e improvvisamente incandescente a descrivere lo stupendo mito di King Kong, per questo mio libro che, in maniera personale, ha voluto omaggiarlo.

Stavolta, non ci sono immagini o foto, ma il videodrome, potremmo dire, dei frame della pellicola storica originale.

Il mio libro, ripeto, attinge dalla sua leggenda, ma non è affatto un plagio, e si discosta notevolmente per ritmo, personaggi e vicende narrate, e in qualche modo è una mistura in prosa, spero fascinosa, avventurosa e poetica, di tutte le pellicole dedicate a Kong.

Perché ho scritto questo libro? Perché a quasi cent’anni dalla sua nascita, King Kong rimane una pietra miliare imprescindibile di ogni mirabile fantasia fantastica, ed è una storia immortale che si può leggere in svariate, diverse chiavi interpretative. Potrebbe essere un semplice viaggio alla scoperta di una creatura primitiva e ciclopica, un’avventura ai confini dell’immaginazione, un’immersione angosciante e al contempo favolistica che reinventa la bella e la bestia, perfino una storia profondamente erotica, la storia di un amore fra un gigante, all’apparenza mostruoso ma invero candido e puro, e una donna bionda dalle movenze fatali e seducenti.

Sì, spero che allo stesso modo il mio libro possa sedurre, attrarre fatalmente, imprigionare il lettore in un mondo ove le regole della natura son state sovvertite, ove accadrà qualcosa al di là della vita stessa.

 

Intervista su King Kong a cura de Il mondo incantato dei libri

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Stefano Falotico, nato a Bologna il 13 Settembre del 1979. Poeta e romanziere, autore fra l’altro di numerosi saggi monografici su attori e registi, fra cui Martin Scorsese, la strada dei sogniDavid Cronenberg, poetica indagine divorante e Robert De Niro, l’intoccabile, abbina la sua “insana”, viscerale passione per il Cinema a quella per la letteratura, prediligendo il noir, le storie che esplorano le zone oscure dell’animo umano, le loro intersecanti linee sfumate d’ombra. Cinefilo dunque, amante tout-court delle arti visive, originale menestrello, come ama definirsi lui, dello strambo mondo “ballerino” e perennemente mutevole, in cui viviamo e nel quale, ogni giorno, dobbiamo, decifrandolo nei suoi continui cambiamenti, a suo modo amarlo e districarcene.

 

King Kong ricordo i film di qualche tempo fa come mai hai ripreso questo mito?

Sì, come scrivo nella breve prefazione del mio libro, a scanso di equivoci, trae ispirazione dalla novelization del film, ma ne attinge in modo assolutamente personale e creativo. Ho ripreso questo mito, che tutti noi conosciamo, perché volevo scrivere un romanzo di avventura che fosse anche una favola, poetica, crudele, triste e anche erotica, rielaborando la storia della Bella e la bestia.

 

Quindi un fantasy nel senso puro del termine o una storia fantastica?

No, non è un fantasy, non sono a dire il vero un fan di questo genere, anche se so che oggi va per la maggiore, è più altro una storia fantastica, sì.

 

Quanto tempo hai impiegato per scriverlo?

Ecco, l’idea mi è venuta la scorsa estate e ho cominciato a scriverlo verso la fine di Settembre del 2017, alla fine dell’anno l’avevo concluso, quindi tre/quattro mesi, poi è cominciato l’editing, scrupoloso ed esigente.

 

Cosa legge Stefano Falotico?

Legge un po’ di tutto, dalle storie romantiche e favolose alla Banana Yoshimoto agli horror di Stephen King, ai noir di James Ellroy. Cerco di non precludermi niente, e provo a cambiare sempre prospettive, sia come lettore che come scrittore.

 

Cosa ti aspetti da questo libro?

Be’, mi aspetto che possa attrarre la curiosità dei lettori, la storia non è originale, come sappiamo, ma io ne ho dato una versione, credo, inedita, estremamente romantica. I personaggi principali sono quattro. Il narratore della storia, il biologo ed esploratore Tom Nikel, l’attrice in erba Michelle, bellissima e sexy, un regista spericolato, Cecil Miles, e naturalmente la creatura, Kong.

 

Non è il tuo primo libro, questo mi sembra di capire sia una favola per adulti, è il tuo genere o questo libro è un nuovo percorso?

È un nuovo percorso, i miei precedenti erano molto cupi e noir.

Rispolverare King Kong secondo te può ispirare curiosità?

Sì, reinventare e reinterpretare ciò che sembra già visto e letto può, secondo me, offrire sguardi nuovi.

 

Secondo te cosa apprezzano di più i lettori nei tuoi libri?

Be’, non posso dire di essere un autore di bestseller, senza dubbio i miei libri sono di nicchia, molto particolari ed eccentrici, per via della prosa spesso arzigogolata, barocca e personalissima. Credo che i miei lettori apprezzino appunto il coraggio, la mia capacità di osare e rischiare, di sperimentare sempre nuove forme espressive. Alle volte centro il bersaglio, altre no, ma credo che i miei tentativi siano apprezzabili.

 

Avere uno stile personale a mio avviso è un pregio non un difetto in un’epoca in cui tutti scrivono e seguono le mode del momento

Sì, penso di sì, non sono tutti d’accordo ma preferisco essere me stesso piuttosto che imitare stili collaudati per seguire le tendenze e le mode.

 

Fai presentazioni? Ami il contatto diretto con il pubblico?

In questo sono un po’ come Woody Allen, alle volte presento i miei libri, sì, ma sono abbastanza riservato.

 

C’è qualche autore di oggi o del passato che in qualche modo ha condizionato la tua scrittura?

Certamente, per la sua lucida follia visionaria, William Burroughs, e questo mio King Kong ha un incipit che assomiglia decisamente a Il nome della rosa di Eco. Sì, il suo è un genere decisamente diverso, ma anche qui abbiamo subito un narratore che racconta i fatti antecedenti.

 

Quando preferisci scrivere? Di giorno o con il buio? Silenzio assoluto o non?

Tempo fa scrivevo soprattutto di notte, facevo come i vampiri, dormivo di giorno ed ero attivo con il buio. Adesso mi sono “normalizzato” e scrivo, se posso, soprattutto la mattina. Alle volte scrivo ascoltando musica, è ispiratrice e stimola la scrittura emozionale, creativa, il flusso di coscienza.

 

Il libro per te imperdibile è quello che sei pentito di aver letto

Libro imperdibile, vediamo un po’, Il gioco di Gerald di Stephen King, il libro di cui mi sono pentito non posso dirlo, eh eh, per non offendere nessuno.

 

Chi è Stefano Falotico scrittore e Stefano uomo?

Stefano uomo è un tipo assai bizzarro e “anomalo”, eh eh, che vive di Cinema e collabora per riviste online. E che ama andare a prendere il caffè in orari inconsueti. Stefano scrittore è la mia anima che si denuda ed esplora il suo inconscio, mette nero su bianco il suo cuore.

 

Se ti chiedessero di scrivere un libro a 4 mani, accetteresti?

Sì, ne ho parlato con dei miei amici varie volte ma, per ora, nulla ancora a 4 mani si è concretizzato. Vedremo in futuro.

 

Tra i tuoi protagonisti c’è n’è uno più vicino a te come personalità o hai spaziato solo nella fantasia?

Tom Nikel, il biologo narratore, mi assomiglia parecchio.

 

So che tra qualche minuto devi andare,  ci salutiamo ringraziandoti per il tempo che ci hai dedicato

Sì, purtroppo fra poco devo andare, ma è stato un piacere immenso rispondere alla vostra intervista.

 

La leggenda di King Kong in cartaceo

Da oggi è disponibile alla vendita ed è con grande fierezza che ve lo annuncio.

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La leggenda di King Kong, anche la mia…

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Amici, fratelli della congrega, (a)nemici e amanti del bello, della bella e la bestia, vengo io a dirvi che ho pubblicato questo nuovissimo, pregiato Kindle (cercatelo su Amazon), opera che presto sarà anche in cartaceo, rilegata finemente per intarsiarvi di emozioni ancestrali.

Lo so, la vita spesso c’induce a demoralizzarci ma, nonostante le batoste patite e i percorsi sgangherati del mio strambo camminare nel mondo, i miei occhi mai hanno abbandonato le visioni immaginifiche e, in mezzo a una realtà cinica e spenta, sono fra coloro che forgiano creazioni abbacinanti in questo Pianeta.

Leggete la sinossi e assaggiate l’estratto. Se non sarete mentitori della bellezza e amate il romanticismo vero, libero dalle chiacchiere e dal frivolo pettegolezzo, ammirerete, spero, questo profluvio di mie parole caute, delicate, eleganti, leggiadramente sguinzagliate nel fervido mio allietarvi di emozioni che non dimenticherete.

Sono un uomo molte volte insopportabile, ma in questa presunta insopportabilità s’annida un’anima leggera, che furoreggia con avido sapore, che si aliena e poi si riconcilia, che riemerge dall’esistenziali tempeste col sangue di razza principesco di chi sa cos’è la poesia giammai megera. Nella futilità di sguardi maligni, svicolo con far altero, indossando l’umiltà inestinguibile del Sole incarnato nei miei flussi vitali. Mi opacizzo per abbagliare con più carisma, indubitabilmente son uno che s’innalza, casca e si rialza, con indomita volontà, con spirito arcano dell’esser mai arresosi ai vigliacchi del cuore, mai prono, miei prodi(giosi).

Vi abbraccio e vi bacio, gustando un attimo che, lieto, fuggirà via, eppur ruggisco senza ruggine.

 

di Stefano Falotico

Kickboxing, recensione di Eliano Bellanova

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Un saggio critico a cura di Eliano Bellanova – Presidente dell’Araba Fenice Ed.ni Magna Grecia e Direttore della Rivista bisettimanale IL FARO ITALIANO Kickboxing di Stefano Falotico Youcanprint

Lo sport è spesso “come si diviene ciò che si è”, ma anche come “si diventa”, come ci si “trasforma”, come si percorre la vita. … la vita che è fatta di ricordi, affanni, dolci abbandoni, gioie e tristezze, in un avvicendarsi senza fine, poiché vi è qualcosa che va al di là, al di là dei nostri pensieri e delle nostre speranze. Per il religioso è un disegno divino; per il non credente è un disegno della Grande Madre Natura. In fondo, credenti e non credenti sono più vicini di quanto essi stessi sospettino o suppongano. Il clima del libro di Stefano Falotico, Kickboxing, trae dal misterioso “coacervo” orientale di “una Tailandia armoniosamente mortifera”, come afferma lo stesso Autore (che, sia detto di passaggio, è uno dei fenomeni della letteratura di cui ci si dovrebbe occupare con grandissima attenzione: innovativo, speculativo, introspettivo, “sociologico”, “sfregiante”, “piccante”, ironico, sarcastico, satirico… tutti ingredienti che fanno grande l’arte della scrittura, specialmente in un’epoca, come la nostra, in cui “lilliputti” varcano la linea di confine dal non-scrivere allo scrivere). … e poi l’Autore accede al lirismo dove accenti di vendetta e languidi “ritrovi poetici” si intrecciano in un canovaccio avvincente. E, tuttavia, l’Autore non pone mente ad essere avvincente e neppure a “piacere a tutti i costi”. Sembra non cercare l’effetto-successo, ma lo scrivere “Dall’occidente a oriente, nella terra del Sol ardente, trovò la tragedia e or lì, ove le albe rosseggianti tinteggiano i cieli ribaldi del mattino crepuscolare, meditava Eric Sloane…” per sublimarsi nella “macellazione vivente”… “Kurt, caro fratello di sangue” e “dove sei Eric”? Nella tua forza di essere uomo, ma, forse è un punto interrogativo, che sottintende la grandezza e la piccolezza dell’uomo, gigante e pigmeo al tempo stesso. L’ira svanirà e si assopirà nel “putiferio di lacrimanti pulsioni feroci?” – è l’interrogativo-cardine cui si affida l’Autore in una sorta di autoriflessione, che ha come punto di partenza la montagna umana, dalla quale si perviene al pendio, per il quale ammonisce Nietzsche: “Non la salita, la ma china è terribile”. E durante il percorso vitale turberemo e perturberemo “se stessi” e saremo vittime consapevoli e inconsapevoli, mentre il destino dardeggia all’orizzonte e compie il suo gioco vitale e mortale, come le perverse dee greche Cloto, Lachesi e Atropo, in un interminabile “tessere”, come un’eterna paziente Penelope. L’Autore lo sa, lo intuisce, ma lascia un grande vuoto, un vuoto di riflessione, un profondo punto di sospensione, che non è solo l’interrogativo del “momento”, ma quello universale, dove ogni pensiero converge, si confronta e si annulla “perigliosamente”. E mentre l’uomo grandeggia al suo stesso orizzonte, sente in sé il freno del caso, un gigante imponente e “incosciente”, che taglia, cuce, suona, canta e balla, perché forse su questi ritmi si regge la vita… una vita fatta di “pugni e calci”, in un’incredibile e paradossale metafora… la metafora dell’Olimpo, dove sommi dei-eroi si rifugiano per fuggire dal mondo umano e per dettargli i “comandamenti”. … i comandamenti della tristezza… e del dolore… … i comandamenti dell’effimero e dell’insensatezza… … i comandamenti della felicità… L’Autore ammonisce infatti: La vita è insensatezza, perigliosa gioia che poi si spacca all’improvviso e, ne(r)vosa, è spesso “cosmesi” per non soffrire, per non patir il dolor della nascita, una continua, sfrenata battaglia in cui siamo tutti imbavagliati, di regole ottundenti imbevuti, fantasmi d’un destino che si credeva c’avrebbe portato vita armonica e, invece, per eventi storcenti, c’ha arreso in un mar di pioventi frane del tempo che ritorna torturante, anchilosandoci in spinosa brutalità dell’obiettiva realtà in cui, come te, Eric, siamo/sei rotto a metà, martellato da un corpo amputato. Eric è il sogno, la poesia, il mare, la montagna, il diluvio, il vento impetuoso, il sogno, il sonno, la poesia, il miracolo, la virtù che dona, il coma profondo, la vendetta fisica, la punizione, la “spinosa brutalità”, la “regola mendace”, la volontà estrema, che si “abbattono” contro il fato avverso, il magnifico dare e ricevere, il trionfo, l’apoteosi, la lotta… Eppure alla fine egli bussa alla porta del fato, del caso e del destino, un destino inseguito, voluto, subìto, condannato, avverso, opposto, privo di desideri e di voluttà, ma imposto da leggi superiori, da comandamenti che scendono in noi e infiammano il nostro essere sensibile, creando un “latifondo” di miriadi composti, che si sovrappongono e si contendono il primato di fronte alla storia, alla nostra intima storia, che si chiude con un “sonno pesante”, nel quale, come sosteneva Alessandro Manzoni, “è silenzio e tenebre la gloria che passò”. Il libro è un grande “passaggio letterario” per un Autore che nell’originalità della sua espressione linguistica, estremamente “nuova”, coniuga i sentimenti del mondo che fu, con quelli presenti e “attuali”, con la “inattualità”, il “classico”, il divenire e il futuro. Stefano Falotico è uno scrittore del “futuro”, per questo è sempre attuale…

 

 

Mister Atlantic City, presentazione e nuovo booktrailer

Una storia romanticamente disperata, la vita di un uomo eroso, spezzato, con un grande, impossibile sogno in testa, nel fragore delle sue violente emozioni.misteratlanticcity

Non mi ricordo quando lo scrissi, qualche anno fa, provo a rimembrare. Sì, un periodo misticamente… non la realtà demistificatrice. No, non la demistificavo affatto, ne ero pienamente conscio e forse, arrabbiato, m’incidevo con voracità da dissanguarmene, da lasciar che, coi suoi ansiti, con la verace levità d’attimi violentemente visionari, mi penetrasse nell’inconscio. E in questo squarciar la coscienza m’elevai a poeta, forte, burrascoso, irto in magniloquenza del mio fantasmatico e spettrale passeggiar fra tramonti della mia vita, non imbrunita ma issatasi di nuovo in t(r)ono, piacevolmente irruente a dilaniare il vero, a spogliarmi d’indecorose apparenze, e a immergermi, in laconismo mio incarnato, a ermetico scrittore d’emozioni poderose. Frastagliate come Atlantic City, ove le onde perpetue s’infrangono sugli scogli dei nostri sogni perduti o furentemente riaccesisi. Una storia di travolgente potenza, bagnata nella rinascenza stellare e nelle sue umide, ambigue rive. Una storia di salvazione, il ritratto di un’anima sporca o forse linda nella sua bestiale purezza. Che s’avvinghia a una speranza e non demorde, innanzitutto nel suo coraggio, a inseguire il giorno lontano in cui la colorata aurora della sua stessa chimera si rivelerà come un tonante arcobaleno, come un salvifico approdo dopo che una vita fu vituperata, anchilosata, e si raggrinzì nella furia di rabbie che grideranno al cielo la propria intima, sensuale dolcezza. La docilità dopo la tempesta, dopo ormoni impazziti, dopo l’orrore visto che, accecante, rivelò l’essenza dell’essere, del nostro (im)mutabile trascendere per (r)esistere alla sofferenza.

Ecco allora questo filmato, al solito sofisticamente curato da Daniele Fiori, la mia voce ispida e roca che scandisce il ritmo della narrazione stessa, e la scelta di queste immagini. Quasi natalizie, come la freschezza che nasce e rinasce, come messianica poesia di strada, fra polvere e sere pallide, fra case diroccate e il languore di amarezze assopitesi, riscaturite in gioia dell’estasi.

 

di Stefano Falotico

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