Fantasmi lunatici Booktrailer

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 Una raccolta di racconti sui fantasmi, le creature evanescenti e notturne che si acquattano negli angoli spettrali per turbare i nostri sonni e far divampare di paura le nostre coscienze.

Perché tuffarsi in un bagno di mediocrità, annegante e annerente le nostre intime passioni letterarie da letterati di classe, quando si può navigare beati e non belanti del solito stolto gregge, nel far volare intrepide le nostre (in)certezze e le nostre levigate, arsissime cere talvolta anche ceree? C’era una volta me stesso e or ci son di più, incantato dalle docili ipocondrie del mio vellutato tendermi in stati anche ansiogeni di forte dimestichezza con la mia coscienza sprizzante creatività dal magma talvolta persino funereo, eppur così brillante di un pimpante sciogliermi nell’altrove ignoto.

I fantasmi… una nuova raccolta, qui “inscenata” nello splendido trailer di Daniele Fiori, che ancor ringrazio. Immagini da me scelte di dura selezione, che si stagliano incendiare nelle fosche tetraggini di una malinconia così lucente nel divampante mio essere lunare, quanto mai lunatico. La mia voce “origlia” i posti bui ove il mio cuor si cela armonico, si scandisce lieve e, da queste oscure profondità, pesca nell’aldilà del mio andar in luoghi dell’anima finora sconosciuti. La musica procede cauta, scende nella notte e nelle lune ectoplasmatiche si fa vita e linfa schiumosa di linda esistenza sinuosa. Case diroccate di crepuscoli abbaglianti e il mistero abbaianti. Teschi che sprigionano la forza del sangue che in essi “scorticò” le incognite del vivere. Allineati in tonitruante fasto dell’inchiostro immaginifico.

 

di Stefano Falotico

Il cavaliere di Berlino, il cartaceo

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Ebbene, da oggi è disponibile questa nuova opera, una discesa paradisiaca e al contempo infernale nei “meandri” di una città-culla di mille contraddizioni, segnata dalla tragedia nazistica che qui risorgerà in gloria in tal storia “disperata” di depredazioni, inganni pericolosi, rincorse notturne e dedali incendiari ai confini di una realtà grottesca, spaventevole, mutevole nel suo lucente e sempre oscuro “viversi” impaurita dalla tentazione di esser colpita da nuovi sfregi. Clint, ecco colui che inseguirà un sogno al(a)to di giustizia, per ripristinare la beltà perduta, inseguendo una chimera, forse, o raggiungendo la salvazione agguantata con fiero coraggio. Un’opera portentosa di titanica astrazione, crepuscolare nel suo (di)segno divino ove la vita rifulgerà ancora appunto vivifica.

Il nazismo, qualsiasi forma di nazismo, fisico o torturante le libertà “diverse”, non può scalfire un animo, solo “indolenzirlo” perché si ripristini fiero di aver patito un’ingiustizia abominevole, e dunque più consapevole della vita tutta…

Clint e la sua congrega di fratelli di sangue si trovano a Berlino, mecca di divisioni ataviche e segnata dalla tragedia sciovinista d’Hitler, il folle mostro che arse gli ebrei nel suo crematorio forno d’ideologia immonda. Una ragazza è scomparsa, rapita da invasori della sua purezza inalienabile. Clint, assieme ai prodi uomini, suoi fedelissimi, giura vendetta sacra contro gli assalitori e s’inoltra nelle notti sanguigne del viscerale dramma. Fuggitivo egli stesso, inseguitore dei sogni veri e sprigionanti potenza bruciante di giustizia, correrà al buio per stanare i criminali. Implorando una pietà religiosamente avvinghiata alla sua sete affamata di straziante desiderio di totale liberazione dalle ibernanti pazzie del mondo oscenamente perverso. Un viaggio cupo, “pestilenziale”, immerso nelle lune lugubri dell’ascendente voglia di restaurante salvezza.

Per Pasqua, voglio regalare ai miei fan il mio nuovo libro, Il cavaliere di Berlino

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Credo, orgogliosamente e (im)modestamente parlando, di aver elaborato e scritto il mio capolavoro letterario, una storia ardimentosa e “sprofondante” nelle zone bu(i)e dell’animo umano, ma anche una trama impregnata di vitalistica dirompenza euforica, una gioia per i futuri lettori che, come sempre, spero, ancorati alla mia prosa poetica e libertaria, potran gratificarsi di una lettura appunto profonda, lisergica in punti e sprazzi avventurosi, forieri di sincerità giammai assoggettata a nessun Dio falso, remota da ipocrisie e compromessi, gravida di virili complicità, di voglia di giustizia e soprattutto schierata apertamente contro il nazismo, in qualsivoglia forma. Un lib(e)ro, come dico io, autarchico, satirico perfino quando in versi potenti “scoppio” in farsesche risate contro il mondo cinico, crudo-crudele e grottesco. Ancora una volta, Clint colpirà nel segno.

E ricordatevi: fatevi questo regalo nel giorno pasquale, anche tu, che di nome fai Natale.

Non è ancora in vendita, ma per Pasqua sarà disponibile. È partito il conto alla rovescia, miei fedeli fratelli della congrega.

 

E poi oggi è giorno di letizia. Da fonti certe ho saputo che, con tutta probabilità, le riprese di The Irishman di Scorsese partiranno il 24 Luglio. Giorno più o meno, insomma, ci siamo.

 

 

di Stefano Falotico

Fantasmi lunatici

Fantasmi

Ebbene un altro libro partorito in evanescenza corporea della mia anima spesso affranta eppur ancora (r)esistente nel frastuono dei tuoni della mia linda coscienza fluttuante in stati densi di “autoctona” illibatezza e saporito profumo di meningi assorte a contemplare l’al di là proveniente dalle mie vene pregne di creatività lavica come vulcanica esuberanza d’un cervello mai domo, non assopitosi nella coscienza generale. Ancora i fantasmi, principeschi si mossero in “acque” creaturali di me magmatico e ora, magnetici, si ricreano in nuove forme di prosa poetica ai confini dell’immaginazione nella sua brillante soavità più gravida di barocco goticismo e sapido mio (t)essere nell’amletica ampiezza di sguardo.

No, non sto farneticando eppur non vano, ma giustamente vanitoso, mi auto-elogio in estasi di queste creature che compagnia vi faranno nel terrorizzarvi laddove la paura ancor non addomesticata è, perché viviamo spesso rabbrividendo nel mondo pugnace che tanto inquietar ci fa, e coi suoi tormenti ci rende sguinzagliate menti che la grandezza ricercano nell’infinitezza della splendida bellezza.

Comprate questo libro e (in)vogliatene tutti.

Così sia.

Il commediante Booktrailer

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Mesta, eppur rimesto, continua la mia vi(t)a letteraria, balzana e adocchiante i difetti degl’in(s)etti. Ecco allora che spunta questo spumante, no, sputante filmato di vivacità te(r)sa, acquietato nella nostalgia e innestato in una “nervosa” musica jazz che tutto colora e corrobora. Filmato al solito curato, cullato oserei dire da Daniele Fiori, mio compagno di avventure e allestitore d’immagini, da me oculatamente scelte, opzionate spero con g(i)usto, allineate a un modus filmico, appunto, originale, pregno di malinconia e amara dolcezza, così com’è l’esistenza nostra, da me ribattezzata resistenza, che si “accomoda”, “acconcia”, accovaccia negli strati bui del pensiero e rimugina, s’introflette, patisce la colpa di essere, dunque non esservi, riparte, sgalletta e abbaia di latrato verace. Il commediante è un uomo clown, che cambia faccia e, sfaccettato, tagliuzza la realtà a piacimento nel goderne triste e appunto pen(s)ante, afflitto da problemi “intestin(al)i” al gaudio erotto, spezzato, vomitante ira irta e inconsolabile nel suo autentico piagnisteo sincero, anzi di cera senza certezze, senz’agganciarsi alle schematiche cernite e/o “cerniere”. Sbottonandosi, abbraccia il vero essenziale, lo scudiscia, lo recide, se n’incide magniloquente, grida a voce fuori dal cor(p)o in “altezza” nobiliare che, sublime e sublimandolo, lo trascina in “basso”, ove il mondo si può guardare con impudica trasparenza, con ilarità frizzante e rizzante il suo (g)orgoglio squillante e squinternato, “patetico” e (in)ascoltabile. Forse solo bile o un uomo da biliardo non tanto lardo e neppur laido, ma di suo manto-amianto. D’amaro amabilissimo.

Amatelo e vi disprezzerà, anzi, spezzerà in mille suoi pazzi e suoi cazzi.

Il cavaliere di Londra

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Ebbene, per questo Natale 2016, ho voluto regalare ai miei sostenitori un’opera degna del mio pre(sti)gio, intarsiata in parole “caduche” e nostalgiche, arroventate sul mio cerv(ell)o arrovellato e sulla mia fervida immaginazione rovente, un libro “dinoccolato” nel piacer mentale di una sobria e dunque anche irruenta avventura cavalcante le notti cup(id)e, procacciatrici d’incubi com’è nella storia da me dipanata in parole forti, “a forbici”, permeate di un’atmosfera nitida di bramosa potenza al(a)ta. Tagliente nel recidere le cer(tezz)e al solito borghesi, un’avventura madida di lotte fratricide e stupenda voglia di (ri)scatto, laddove vi fu un crimine, un’accusa mendace e quindi un inseguimento rocambolesco e roboante a I guerrieri della notte. Clint stavolta sarà immerso in una trama bigger than life, ma forse potrebbe (t)essere tutto un sogno e, allo schiarirsi delle palpebre riaperte, riassaporate l’odor profumante della libertà disincagliata dall’orrore che (intra)vide, percepì, tocco con le mani insanguinate del suo coraggio speranza irraggiante e leggiadro/a.

In attesa del trailer di The Comedian, una recensione positiva da IBS.it del mio Il commediante

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Fratelli e sorelle della congrega, cinti in raccoglimento in preghiera di me, raccoglietevi e accoglietemi. Siete o no un’accolita? Al bando la colite. Strani tempi stiamo vivendo nottetempo. E in questo “tempio” strambo io mi (e)levo con far birbantesco, seminando zizzania per creare vivacità e dar vita a ciò che vi (ar)rende spenti. So che, nelle notti fosche di tal rigido inverno, soffrite le pene dell’inferno. E voi donne anche il mancante pene, infreddolito e reso arido da un’esistenza coniugale (non) spossante. Ma non rammaricatevene. Ci son io a darvi gusto con ilarità senza pari e melodrammaticità non uniformata ai soli(ti) can(non)i. Io ridicolizzo l’uomo moderno nel “frigorifero”, no, nel forgiarlo a mia immagine e somiglianza, eppur non solipsista da solo mi appisolo. Dimenticando, nel sonno della “regione”, le re(li)gioni atee ai valori di massa(ie). Bando alle ciance. Non è più temp(i)o di chiacchiere. In questi giorni, ripeto, difficili e ostici, ostrica, uscirà il primo trailer ufficiale della Sony Pictures Classics di The Comedian, il film di Taylor Hackford con De Niro e DeVito presentato con (in)successo all’AFI Fest di quest’anno, esattamente lo scorso 11 Novembre. Le critiche (di)sparate non ne furono benevolenti ma, nolenti o volenti, assisteremo a tal film(ato). Cari sapienti e insipienti ché sarete sapidi o, insipidi, niente saprete. Un film che si prospettava essere “tosto” per concorrere agli Oscar ma, ribadisco, le prime reviews non preannunciano una pellicola da Academy Award. Staremo a vedere. Avvediamocene e speriamo presto d’intravederlo. Nel frattempo, o nel frutteto se siete degli “agricoltori di coltura”, no, di Cultura, se siete cotti o colti… in “fragrante”, no, in flagranza del vostro cervellino, il vostro grande Falotichino partorì un’opera speculare, che ha ricevuto ieri pomeriggio una recensione entusiastica che potrete trovare su IBS.it, sotto il mio, appunto (e prendete appunti), Il commediante, da non confondere con Il Comico di Watchmen, eh eh. Ah ah!

Qui essa, o ella, essendo stata una donna a incensarmi incessantemente, cari cessi, ve la copio-incollo, in memoria dei posteri, aspettando anche il poster di The Comedian.

Se cercate una logica, un filo conduttore, in questo libro non esiste. È una sorta di diario, di raccolta di pensieri sparsi, ricordi e sensazioni. A prima vista è un’analisi cinica dei valori o disvalori di questa società. In effetti è un’autoanalisi. L’autore parla di sé, dei suoi sogni spezzati, della solitudine da cui non riesce ad uscire e della depressione che lo avvolge, lo avviluppa, come una coperta sotto cui nascondersi. Riemergono ricordi amari, esperienze che lo hanno segnato e che fa fatica a rielaborare, speranze di vita andate disilluse, il tutto nascosto sotto una risata amara. Il commediante per definizione è una persona che finge, che recita una commedia per far ridere su vicende tragiche e l’autore fa questo, ride e deride le abitudini piatte, la civiltà del progresso che invece ci sta portando verso un regresso, della cultura, della consapevolezza. Tutti sono commedianti in questa società perché tutti fingono, più o meno consapevolmente, ma lui sa di fingere, e ride di chi è talmente omologato da non distinguere più se stesso dagli altri. È un libro breve, perché è denso di emozioni, è scritto d’impeto, senza pensare, e si vede. Non è un libro ragionato, non c’è trama, inizio o fine, è modo di esplorarsi, parlare con se stesso, fare emergere conflitti, trovare un modo per risolverli Il linguaggio è ricercato, a volte non facile da comprendere, e molte immagini o ricordi evocati possono essere disturbanti, ma la realtà, o quello che noi ricordiamo come reale, a volte è disturbante, ci annichilisce, ci lascia senza fiato. Questo libro si legge in una volta sola, senza interruzioni, e ti lascia senza fiato.

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Insomma, fiato alle trombe. E, anche se penate d’ernia allo iato, andate allo stadio, e trombate.

 

Naturalmente un post(er) di Stefano Falotico

Il cavaliere di San Pietroburgo e ringraziamenti

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Immagini da me accuratamente scelte si dipanano nella vastità della mia immaginazione che, senza fronzoli, arrotolata e quindi poi distesa lungo i corridoi della mia fantasia briosa e anche “rabbrividente”, innervata a magma di un’altra pindarica creazione soave come cieli madidi di speranza non fuggevole, ha partorito quest’altro filmato incantato, duro come il diamante più puro, in “concomitanza” con l’ardito Daniele Fiori che, con la solita precisione millimetrica, calibrata di gusto superiore, ha immortalato la mia voce narrante nel flusso di quadri, potremo dire, pittorici che racchiudono nelle lor viscere calde e roventi la sprigionante mia opera letteraria. Un libro che enuclea la mia essenza e qui, asciugato in un trailer potente come un papa russo, si fa musica intrecciata alla mia gola roca e anche supremamente morbida, nel colorarsi di nerezza e, com’un arcobaleno pungente di variopinta eccentricità marmorea, si leviga in questi minuti tesi nella suspense della creta romantica più linda di raffinato splendore.
Ancora grazie a me e a Daniele, maestro dei fotogrammi immaginifici, amante, come me, della prosa poetica e della sua incarnata bellezza autarchica. Libera da tutto e libera di volare al(a)ta.

 

Il commediante disponibile alla vendita in cartaceo

Da ieri sera su Youcanprint, nelle prossime ore e giorni sulle maggiori catene librarie online, anche. Non mi sfiancherete.

Youcan Commediante

Prosegue incantato, al flusso mio di coscienza incatenato, questo mio strambo percorso letterario, che sfocia in fantasie mischiate al di-vino del mio cullarmi in estatica creatività, magma che s’arroventa tra le foschie del pensar candido, genuflettendomi alla (circo)stanza dei miei dubbi umani, dell’esistenziale rincorrere il guaente, anzi “guarente”, voglioso (non) essere, Amleto di astrattezza pindarica, arcobaleno io vivente, oggi vibrante in stili di vi(s)ta occidentali, domani “occipitale” a Oriente, nel blu mesmerico virante. Ecco a voi Il commediante, opera “frastagliata”, un lungo monologo interiore che s’enuclea nel mio Ver(b)o, spiattellato con rinomanza di classe quasi “esoterica” per come mesce sprazzi di quotidianità dai miei occhi filtrata ed episodi aneddotici dell’esistere, anzi in questo mondo resistere. Non desisto e parlo fra me e me, tra un caffè “birichino” e un altro furbo mio occhiolino, un po’ Pinocchio e un po’ farlocco, ma sempre un gran libro del Falotico.

Il commediante in Kindle e la sua copertina

Sì, è uscito oggi.

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Ebbene, ecco questo mio libro e naturalmente la copertina.

Per questo mio lavoro, sofisticato ed esemplare come sempre, e sfido in merito qualcuno a obiettare sull’eleganza del mio talento di rara spregiudicatezza quanto di parimenti alta raffinatezza, mi son affidato a Martina Di Berardino, valentissima grafica che già me ne aveva curata un’altra.

Come vi sembra? Ecco, vi racconto la storia della sua genesi.

Nelle mie intenzioni originarie, doveva nella cover esser impresso il mio volto, adeguatamente e delicatamente ritoccato in versione clown, pagliaccescamente simile, anche per postura del mio busto, a quello di Bob De Niro in The King of Comedy. Gli accordi erano quelli e, in effetti, Martina mi aveva mandato una preview che s’avvicinava molto ai miei desideri. Ma poi, di comun accordo, abbiamo virato verso un’immagine più ermetica, gustosamente giocata di ombre e luci, rifrangenze della maglietta rossa a “basamento” della cornice d’un volto “aguzzo”, dal naso aquilino come Alighieri (comme)D(i)ante, modellata sull’immaginazione che può scatenarsi in chi lo vede per la sua “risonanza” quasi mefistofelica, ieratica, cupa ma che potrebbe celare notevole e sprizzante allegrezza. Una copertina “birbante”, misterica se vogliamo dirla tutta. In questo volto, intagliato nell’oscurità appunto chiaroscurale, ognuno può vederci quel che vuole, il comico che si nasconde nel buio della sua “tristezza” e in melanconica posa pen(s)a in solitudine quasi “asettica”, oppure un uomo nascosto nelle viscere del suo sguinzagliato esser fervente del poetico danzar su un palcoscenico “ipocondriaco”, riflettente i suoi malesseri esistenziali, o semplicemente una sagoma da applause e stand up comedy dai levigati tratti fisiognomici (s)colpiti e presto, chissà, emozioni ferine e “canterine” sprigionanti il sé avvolto nella tetra opalescenza amletica di (non) esser(vi).

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