“Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne”, la mia opera letteraria-cinematografica, ispirata all’“Angel Heart” di Alan Parker, e inebriata nel “Faust” di Goethe, oggi recensita su Sky

Ore 18 di codesto dì, desinante la mia grandiosità spettrale… su VIVA L’ITALIA CHANNEL, canale 879 del digitale… il mio rinomato romanzo da (extra)terrestre che, alienato (e natosi tale, non rinnegandosi) in astrazioni perennemente oniriche, a voi, prodi scudieri del mio raffinato portamento da condottiero ectoplasmatico, allestì un libro di cotanto scibile e ardente ardire, la cui recensione sarà fra poche ore trasmessa in nazional diffusione, e me ne prostro di enormi, incessanti incensi a mio ingegno dagl’incendi stupefacenti.

Registrare è un obbligo (im)pertinente.

Perché solo dall’unico e inconfondibile Falotico potrete apprendere come, non soltanto si scrive, ma come si ama, anche in virtù dell’inconscio nostro profondo che (s)fu(ma).

Promemoria per i miei adepti, cari fratelli della congrega. In tal epoca scombussolante, ove gli arditi temerari dei valori (im)morali, troppo innamorati della vita per abdicare ai principi… dell’odioso materialismo borghese, oggi tanto celebrato in cene oscenamente frivole, son spesso colpiti dalla viltà dei miserabili, aggregatevi dunque in sacro osannarmi d’applauso nei mille scrosci del “Bravo” oltre e di tal opera di Pianeta alt(r)o.

Banchettiamo felici, noi vincitori del Cuore… che, consunto dagli untori che c’odiarono d’acrimonie “consumatrici”, infliggendoci umiliazioni e (non) cicatrizzabili dolori, siam risorti in gloria, a vascello pirata, issante della mia poesia di strepitosa altra vincente annata.

Osanna nell’alto dei cieli, alleluia nel plenilunio.

Ove un investigatore indagherà nel buio del suo fantasma… per risalire alle origini diaboliche d’un inganno mefistofelico camuffato da satanica e angelica donna color rosso sangue…
Ricordate: noi siamo i cavalieri del nostro destino e, impadronendoci della nostra anima, molte volte rubata e deturpata dai carnali e triviali meschini, qui (non) giace in mia creatura straordinaria. Ché Dio mi rifulga in empireo del mio zelo di prosa e di Ercole a cui anche Zeus dovette inchinarsi perché provo il suo coraggio e fu magnificato da una forza impressionante, mai stremata e ancor più fortificata.
Leggete, ascoltate come scandiranno Falotico, e pace agli uomini di buona volontà.
Ora, fratelli, cingiamoci in un attimo eterno di raccoglimento a preghiera dell’Altissimo qui (non) Cristo, asceso alla destra del Padre e alla Sinistra del Diavolo, in quanto tastiera di (ambi)destro.

L-ambendo, andai scalando e, salendo, asciugai me stesso nella benedizione del Giordano.

Che gioia.

Ciao!
Parola del Signore!

 

Firmato il Genius

(Stefano Falotico)

 

Martin Scorsese, la strada dei sogni

Tassista di notte

Tassista di notte

 

Da incorniciare a memoria, da oggi è disponibile anche in cartaceo il mio saggio polivalente su Martin Scorsese. Presto, reperibile sui maggiori store online per la vendita perfino in eBook. Su Amazon, è già acquistabile in versione Kindle.

Polivalente perché, con stile consuetamente raffinato, il qui presente Stefano Falotico, mutevole camaleonte deniriano d’ogni più impensabile e alta creazione, in tale libro imperdibile, perlaceo e splendente di rara purezza inestimabile, s’è addentrato a scisma scorsesiano nell’eviscerarlo con elegantissima classe di prosa funambolica, serpeggiante tra omaggianti liriche sinergiche al decantarlo in vette poetiche d’indubbia saggezza, riflessioni profonde di ponderato levigarsene a parabole morali da impartir con leggiadria incommensurabile, e intarsi prosaici dal fulgore svettante a librazione mastodontica dell’ammirazione infinita. Inchinato dinanzi al Maestro Martin, padrone del mio destino, poiché scalfì indelebilmente la mia adolescenza con la sua celluloide di stupefacente rinomanza luminescente, come Travis passeggio candidamente in Verbo del mio e suo allietarvi di corroborante vetustà lessicale e dunque cinematografica. A proiezione del grande schermo incarnato in mia lucente verità inoppugnabile, levigandolo, “scheggio” l’Arte elevata del suo potentissimo Cinema incomparabile, “trascurando” volontariamente segmenti della sua vastissima e storica filmografia a “monografico” aspergerlo in mio diletto, perciò prostrato a sua avvenenza.

Di quando, turbato dalla mia precoce pubertà scalciante, già fluttuai navigante nelle tonitruanti membra metafisiche del Bickle, straniero sleeper della light in last temptation of Christ. Vivendo, a pelle di taglio mohicano, la grinta da cowboy del warrior solitario, ottenebratosi a virtuosi, lampeggianti neon in De Niro natante di ne(r)o, nei gironi infernali della mia anima mai acquiescente, ma d’acquitrinoso immergerla a tuffi lacustri dell’inconscio, (non) vissi “cutaneo” da libellula amante delle sue emozioni al tergicristallo. Ballando, interminabilmente notturno, fra i trambusti delle squame al mio squalo euforizzante dirimpetto a tanta beltà pensante.

Scoprirete la poesia del Falotico nel riscoprire Taxi Driver e altro, molto alto…

 

Notte rossa

Le notti, infuocate e fervide, ci seducono e rapiscono nei loro infernali giochi maliziosi.
Immergiamoci nelle lune piene. Tuffiamocene e, dai loro zampilli craterici, misteriosamente risorgeremo.

Eclissi di rossa tenebra ermetica

Eclissi

Eclissi di rossa tenebra ermetica, nuovo capodopera letterario del Falotico: visioni mistiche e trascendenti si mescolano al mesto inebriare le Lune d’Oriente in placida e anche turbinosa astrazione…

In tale libro, intarsiato di magnificenti liriche, armoniche, poderose d’estro fenomenale a brioso anche rabbrividirmi, sgelato in emozionali vulcani d’universali miei agoni pulsanti dallo riscaturito mio inesausto genio ingegnoso, risiedono molte verità inappellabili e dunque anche da confutare d’un Mondo in burrasca che, fra giullari incoscienti e passeggiate fra pigri dormienti, va risvegliato nella sacra anima della nostra rivoluzione, a intingerla di primo senescente incidervi d’aroma glabro, perché ridestarci provoca sofferenza, e poi, di repentine danze acquatiche, gravitare noi in oceanici tuffi splendenti ove l’amore s’infranse e, resuscitato di muscoli tensivi alle vetustà iridescenti, ci sarà in gloria del nostro Dio, cioè me stesso, elevatomi a titanismo gioioso, rafforzato da giuste e dunque inferme ferite, che cicatrizzo e dopo strappo nel sanguinoso divinizzar ogni lembo della mia pelle offerta in sparizione di me che mi sacrifico e, salvifico, amplio la mente dei poveri, nei cuori a rallegrarli, proprio di tenebre mansuete a sfiorarli di commozione, ché sia la vi(t)a viva e scevra di tutte le ansie… così si rinvigorisca e, dai nitriti bizzarri, bislacca goda in sé mai stante ma cangiandoci.

Scoprirete il vostro cammino timorato e, toccati nelle intimità che sopprimeste, inibendovi alle carnalità materialistiche, ne sarete spezzati di dolore che rifulgerà, d’ora in avanti… a testa alta, di bruciori allietati dalla mia fresca rinomanza.

Sì, Falotico, qui me stesso e domani un altro(ve), illumina di mito la sua stessa leggenda per impartirvi lezioni non solo di tranquilla lettura ma coccolandovi affinché possiate volar in alto. E aleggiare liberi, lontano dai vostri veniali, meschini peccati.

Falotico, di classe ineludibile, sopraffino perfino alla perfezione dura e cristallina del porfido, ha vinto ogni perfidia ed è quindi maestrale vento metafisico in arbitrio di suo Iddio.

A(r)b(r)itante strambo di questo nostro Mondo, folgora d’incredibilità gli stolti ed estorce ai ricchi, soltanto invero d’apparenze bisunte e truffaldine, con chirurgico bisturi (d)istruttivo, la loro ignoranza, di per sé stessa natura bugiarda contraffatta dietro forti maschere che io, Falotico, sbriciolando, rivelo in loro scheletrica già morte avvenuta.

Io sono il Verbo avverato, la parola ove la dimenticaste perché freneticamente abbindolati da tal buffoneria patetica che chiamate vostra esistenza.

D’insistenze, tanto mi doleste quanto ora non vi porgo nessuna riverenza.

Chiudete gli occhi e sognate… perché è benedetto colui che viene nel nome del mio Signore.

Sia lodato.

Il fascino e la seduzione della solitudine, video autarchico

Buone feste con le mie opere

Amen

Amen

Opere! Anche le nostre cinematografiche: un “refuso” può “rovinare” un uomo o salvarlo in corner, un pregiudizio può macchiare la reputazione…

…, l’impuntarsi da ottusi genera solo reazioni benefiche al dolore inflitto in modo malefico, un o(r)mone può elevare le cosc(ienz)e, un diabete potrebbe liberarti dall’amarezza, un immaginario estro svincolare per la via maestra, oh nostro Maestro schiariscici i dubbi e c’arrampicheremo sugli specchi, estratti dalla nostra radura, ops scusate de rerum natura da “duri” e da buffoneria invero non tanto lupa, una licenza poetica toglierci dal gozzovigliare nell’accapigliarci per la lotta primitiva da chi lo piglierà perché non ha sex appeal “a pelle” e al far sangue, meglio forse una sals(icci)a a queste saune di faine per la carnal fauna di “fucina”, festini e cenine, un’ape può ronzare ibernandoci nel suo caldo tabernacolo dei nostri colitici cenacoli da chi, volgare, e non educato, falsamente “elegante”, beve a collo nella “tracolla” di lei al termosifone sospirante, cretina che c(r)ol(l)a, un errore di valutazione d’adulto presumere erroneo potrebbe partorire un vendicativo genio ingegnoso a non accordare il perdono per accodarsi a tal “brucianti” persone, un erudito può scavalcare le clavicole di quelli “in gamba” con il cervello legnoso, un mio Cuore angelico ha per protagonista luciferina una cer(t)a Emmanuelle, ma alcuni la scambieranno per Julie Christie, è sempre francese ed è di Polasnki la “baby” ma non Sharon Tate né è un libro per satanisti da “magnoni” delle magioni alla Manson eppur sono adoratore della Seigner se, ne La nona porta, spalanca le gambe a peccare di vampiresca “morsa” diabolica, acuminando i denti con mordente nel morso d’una storia “avvolgente” come il mio (ro)manzo, romanticamente mentale e per pochi (e)letti.

Un grande anno di Cinema attraverso i miei occhi, esaltante giro a 360 gradi di palpebre nel goniometro percettivo degli orizzonti aperti…

Pulviscoli come cenere forgiata a candelabro smorto d’un vampiro latente, cullato dalla brace mastodontica della levità in albe sol(it)ari(e) nello scandir cadenzanti i passi cheti e poi futuristici d’una mia premonizione magmatica.
Fra apparizioni dense dall’ermetico fascino infrangibile, profezie radiose di raggi crepuscolari della sbiadita Luna ad infervorarsi ardente, una mia leggendaria “capigliatura”, “incastonata” ad anima folta e percossa da vibrazioni accorate al mai franto ingegno.
Del Cinema, nei suoi giochi speculari d’alti rompicapi o solo semplice diamante a frastagliare il crepitio torreggiante del mio Cuore in burrasca, colgo la simbiosi in alta poesia di rango elevato. Me ne insinuo, sibilandovi, stuzzicato da stimoli visivi dalle vertebre respiranti i chiari furori baluginanti. E vi dondolo, fra crepe d’una emozione elettrica, nel pervadermi del “letargico” sonno remoto dai vivi già morti.
Struscio fra libagioni medioevali dell’anima rovente, sco(r)t(ic)o le iridi a luminescenza sventrante.
E me ne infuoco nel “congedo” lontano da chi chiacchiera ma è solo imbalsamato nel mormorio dei parassiti fermi. Congestionati nel luogo comune ché non si schiodano da “inferme” posizioni guerrafondaie e fondamentaliste, ma son io a chiodo punitore negli schemi ch’apro di squarcio.
Carezzo la celluloide nell’ustionarla a nuove palpitazioni, invoco il mio “diabolico” squittio, volo verso lidi maestosi che sposan le aurore, posandosi ove il mattino non è in bocca sol squallido e prostituito or(l)o. Tuffato in cascate avide del mio sangue nel rinfrescarlo lucido come gli affreschi schiumosi e (in)naturali dell’immane Michelangelo.
Un anno da bacheca, che già incorniciai ma ivi rammemoro in gloria di Dio. Forse io nella megalomania di voi che la invidiate, assediandomi di vane gelosie, oppur un bacio alle donne per solleticarle nel desiderio a loro più astronomico. Tangendomi in brame lussuriose, alcune sfiorai, altre son appaiate ad altri, meno di me al(a)ti eppure forse di maggior danari. Dame o regine, il Principe scende dalle stelle per miracolarvi. Donante i suoi arcangeli cavalcanti le mie belle “corna” da pur unicorno. E, non scornandomi, non mi scordo neppure mai di chi ben mi vuole e dei miei nemici ai quali, per Natale, regalerò prima del nuovo anno, appunto, solo del carbone infilato a lor streghe madri da infilzar come meritano le megere ché stian a distanza dal mio “maritozzo” a sé stante, non so se “in piedi”, probabilmente un po’ stanco…
Io che ho sempre schivato il matrimonio, plasmando l’anima all’amor vasto, m’immolai anche a perderlo e ritrovarlo. Suggendo il seno d’una bionda non tanto mansueta che, d’educazione erotica, mi fu proprio cambiante in maieutica degli adulti giochi “amanuensi” e non (come) voi simula(n)ti. Non mi stimolate ma lei sì non è mai d’amplessi stitica. E io non le sono statico, non so se va in estasi, forse prenoterà una carrozza per incontrar le sue “colleghe” dell’Est. Del colar la mia “verga” d’inchiostro pastrocchiante la beltà del sesso rasserenante, fortunati i nostri sederi ne giovarono di mani e il mio di marmo, toccandoci reciprocamente nella zona perpendicolare della “foglia” di fico e figa che sta davanti. Di pollici opponibili è dotato l’uomo e di medio sfancula chi, come me, non ebbe quel gioioso posteriore né illanguidirà la sua sciolta lingua nell’imbucarla con orale a lei “devota” e non da pii, religiosi voti di buona condotta, che reputerete da puttane, invece noi ci sbellichiamo nel tastarci godenti i vizi cannibalistici, animaleschi e d’una mistica ombelicale libidinosa, cari nostri edonisti badanti soltanto alle balle, alla balia, al fielesenz’amplesso da mungitori nel fieno, da oziosi delle (im)pudiche vanaglorie.

Ella si sdraiò accanto a me e succhiò, peccando(ci) in plateale scroscio di lei scosciata a me entrante. E, di quel compenetrarci, carpimmo il senso ignoto dell’esistenza, la nuda ambizione dei poveri “dentro”, nell’arricchire il mio erigere e il suo sudato tergersi da terse pelli amanti tese allo struggimento e anche di anca sua di miei godimenti.
Un anno fruttifero, ove lei fruttuosa m’indirizzò, dopo aver il merlo rizzato, nel darla in soffice e profumata mela spolpata come il melograno, ché m’indusse in tentazione per presto averla tentata a mia incolumità corporea di piacevole attentato e dunque sempre il mio “sull’attenti”. Erto erettile in orgasmi da rettili.
Buon anno? Ma si fotta!

Moment(ane)o di an(n)i e ore dolenti sfogo dopo lo “scolo”

Promemoria a memoria dei poster-i(ori-che ora è?)

Credo che questo sistema sia sbagliato. Anzi, lo dichiaro in “pusillanime” voce, auscultando il nerbo del mio culo che, tonificandolo, è meglio del tuo ed è trino come la Legge insindacabile di Dio, plurimo di (s)conti e senza sconti al “tamponamento”, non m’ovatto ma possibilmente ti nutrisco nel nitrirti un flatulente ordinamento: fuori dalla mia zona “sorvegliata” da me stesso, cioè l’uccello liscio su e più su, sempre tiramisù, pelo glabro, al fulmicotone spasmodico che spunta dal tuo comodino di comodità e salviette, son il batuffolo” a beffarti con far nel tuo “affare” e, da tuo affaristico, ti appendo nell’arredartelo con lo stucco.

La voce ribelle

La gente è stanca di esser presa per fessa e per i fond(ell)i.
Le casalinghe, innervosite, dimenticano la mano morta sul fornello e i bambinelli crescon in fretta nelle s(u)orelle, fra piatti di maiali al for(n)o e farabutti già a (cer)bottane. Coglioni ribaltano le regole civili, fumandosela bellamente con qualche zoccola di “traverso” che ciuccia lor il pisellino nel quindici centimetri, e son stato generoso, dell’arrossirsi un po’ per un istante di “beneficiarne”. Ma tirerà questa vita di così triste campare? Non so. In campagna, la donnaccia affila la lana.

Ma che cazzo(ni)

In Italia non c’è scampo, meglio gli scalpi degli indiani. Se la cavavan sposandosi Toro Seduto e scopando di “cornamuse” fra i bianchi visi pallidi che “impallinavano” le lor selvagge, giocando alla cavallina fra una carovana, la canoa di Fruscio col vento e quella stronza di Rossella con Cary Grant “Orecchie a sventola”.
L’Italia è sempre stata una nazioncina di “raziocini” e bacini senza la verve di Presley Elvis. Uno che sapeva “tornirlo” in “torroncino” per le aggruppate fra un’ammucchiata dei bagarini e John Carpenter a incularsi Kurt Russell, relegandolo all’Hollywood moralista di oggi, (s)fatta di dementi con tre quintali di puttan(at)e a portata di “ciuffo”.
Quell’altro scemo si sveglia, chiedendo al popolino di non lamentarsi e di finirla coi borbottii da pompini. Si capisce. Ha molto da “dirigere”, è il redattore del giornale che va per la maggiore, inneggiante allo “Scrivi fluido e fornica di seminale”. Poi dicono che han generato una generazione di degenerati. Il 1 di Gennaio è già pigliarlo.
In Tv c’è un ebete che si fotte in diretta un mago nel balistico birillo da giocolieri “Chi indovina in quale buco è sparito di digitazione?”.
Vaffanculo!

Ecco il mio an(n)o.

Per fortuna, esiste il Cinema. Se non esistesse, bisognerebbe inventarlo o (ri)crearmi?

Applauso! E ora voglio le patate! Sono uno schiavo, non obbligatemi a scopare più del dovuto.
Non vi arrecherò disturbo, le spazzerò di brutto.
Chi ha preso il burro? Porca puttana maledetta!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. The Wolf of Wall Street (2013)
  2. American Hustle – L’apparenza inganna (2013)
  3. 12 anni schiavo (2013)
  4. Captain Phillips – Attacco in mare aperto (2013)
  5. Il grande match (2013)
  6. Transcendence (2014)
  7. Interstellar (2014)

 

Gotico, barocco, fantasmatico amore fantasmagorico

Aromi romantici si mescolano al piacere sottile, raffinato, inebriante e rigoglioso che le donne san donarci. Cavalchiamo fervidi con le loro sfavillanti armonie turgide, tergiamoci di lunari baci nel navigar irrequieti da cuori arroganti, supremi, troneggiando in beltà dello strabiliarci come metafisici e poi carnali fantasmi.

Il cavaliere di Alcatraz

Image by Péter Farsang

Image by Péter Farsang

 

“Il cavaliere di Alcatraz” del sottoscritto, Stefano Falotico del ‘79, 342 pagine di rara raffinatezza, catartico dolore maudit e prosa in liriche di virtuosità pindarica, è ora disponibile, comprarlo è un obbligo morale

Presto, molto presto (previo aggiornamento) anche acquistabile in eBook, per le vostre piattaforme di lettura più “conveniente”…

Il Falotico

Stefano Falotico, chi è costui che, da strati nebbiosi d’una sua sparizione (ir)razionale e ignota, all’improvviso è riesploso in trono di grandiosa ispirazione? Tonitruantissimo in (av)vincere letterario, a sconfiggere tutti gli sfavorevoli pronostici e le congetture “diagnostiche”, chi è quest’ateo agnostico che fa della parola un elegante bacio alla vita riscoccata in esorbitanti, fulminee creazioni impensabili, oltre le più favolose immaginazioni, chi è quest’Uomo roboante che “maiuscola” il suo stesso sostanziarsi in tanti poliedrici, liquidi sostantivi?

Dalla quarta di copertina di tale opera immensa, maestosa come l’Atlantico oceano nel suo navigare intrepidamente a mo’ veleggiante del leviatano degli abissi più rifulgenti, come le bianche aquile galattiche che virano, di vibrazioni soffici, nel Settimo Cielo… (es)traiamone giovamento perché, forever young, saremo giovinezza eterna!

“Un romanzo fascinoso, un viaggio notturno dentro la prigionia delle anime punite e forse, per l’eternità, oscurate fra le sbarre indissolubili d’una tenebra nerissima.
Fra scoppi d’ilarità sdrammatizzante, potenti, indelebili schizzi di rabbia inascoltata, queste voci del silenzio si mescoleranno all’urlo tonante dell’umiliata libertà. Violati nei cuori, privati d’ogni speranza e redenzione, sono soltanto sporchi, agonizzanti carcerati crocifissi in attesa della morte? Fantasmi walking fra livide, tetre albe rubate e opacizzate,  hanno perduto oramai anche la voglia di un ultimo, futile sogno?
Dal nulla, come per magia, entrerà però in scena un cavaliere ignoto, un romantico, intrepido, lucente revenant…
Clint, in questa prigione maledetta dal Dio delle carneficine, Clint, l’ermetico principe incarnato a nobiltà morale, Clint che lustrerà i dolori, innalzandoli a giustizia apocalittica.

Ribelli per vocazione… alieni nelle stelle”.

Descrizione di me, un masterpiece vivente finalmente!

Capolavoro, a mio insuperbirlo di (ar)dire, volteggiantissimo in superlativo desueto ma che qui si confà a bene “spaventoso” per la totale, nostra variegata umanità

Falotico, raccoglitore di emozioni che eviscerò dai ventricoli suoi “suonati”, pulsazione empatica fra mille e più anime, anzi animistico di primigenia primitività “rude” quando istintivo incide la stilografica della tastiera dinamica nelle accensioni ascendenti di ferocie naturali sull’arsione ora te(r)sa, azionante, flessuosa dei fluidi suoi flussi vitali, enigmatici nella trascendenza, aspiranti notti in quiete scultorea e poi sognanti donne marmoree dai seni più lussuriosi, un Man avido di furore, un vero che patì, si segregò, screpolò la pelle a logorarla ma, mai corrotto, non la lordò per incarnarla ai gusti putridi dell’ammuffita vostra “impietrita” e non pietistica foll(i)a di massa, un versatile (in)grato che gratta la scorza delle apparenze per ridestarle con soventi, incoraggianti provocazioni solleticanti, per (dis)integrarle a forma sua divinizzante, una creatura oltre Dio, vitalità bestemmiata dai borghesi con la coscienza marcia, un adoratore del plenilunio fulgido vicino alle rive del Danubio, un chiaroveggente di San Pietroburgo nel delirare principesco come Laura Dern d’Inland Empire, un eastwoodiano infrangibile dagl’indelebili occhi “costernati” dinanzi al fosco “contorno” di tali vigliacchi cortei da morti arrochiti nel cuoricino e scevri innanzitutto d’amor proprio, un traghettatore come Caronte, anima egli stesso, (ri)generata infernalmente dalle fiamme vulcaniche d’un poetico, bellissimo impadronirsi del destino, plasmarlo a volere ché voli e sempre non trascolori, un UFO annebbiato dal dubbio permanente, un volante trasformato, metamorfosi del sangue offerto in sacrificio, uno scoiattolo poi ludico, “maligno”, che rasa la vita come lame arrostite del docile diluire l’armonica sua chioma. E rinforzarsene invincibilmente.

Genesi

All’interno della “postfazione”, ho spiegato quasi tutto. All’intelligenza dell’acquirente, dunque del lettore, a seconda o meno delle sue deduzioni perspicaci, e perciò della variabile sottigliezza neuronale al valore d’editare la sua mente erudita, poterne attingere in esegesi personale. A genetica emozionale che si rivedrà oppure no, ché dovete riflettere e specchiarvi… stavolta tutti!
Anche a lavoro “finito” e dopo una prima lettura interminabilmente “terminata”, sei appena a un quarto dell’opera, appunto, di revisione… le correzioni, le diverse impaginazioni, i formati, le conversioni ti potrebbero far uscire quasi pazzo e scoppierà qualche terminale!

Per ovviare al Pronto Soccorso, ci vuole un fisico da laureato in Fisica e prenderla con “Filosofia”, affilare gli spazi e aggiustare le virgole, mettere a posto i refusi “invisibili”, smacchiare e limare, aggiungere e togliere, “origliare” la musicalità delle frasi e, se non sonano bene, ritornare pun(i)to e a capo, cancellare per intonar o solo dar più “corda vocale” alle parole tropp’arcaiche, qualche lettore si slogherà la lingua… italiana fra vocabol(ar)i (s)comparsi eppur esistenti, al che ho dovuto anch’io affidarmi a un editor, che in questa sede ringrazio enormemente. Se lo merita.

Si chiama Germano Dalcielo, e ha svolto un lavoro davvero professionale. Ravvisando quelle sviste che, a mio occhio nudo, non avrei appunto avvistato prima di dare il “visto” per la stampa.

Abbiamo passato circa due settimane, in chat utilissima, a colloquiare su Facebook. Lui che mi mandava i punti da riguardare, io che li approvavo o li rileggevo per annotare ciò che non avevo notato. Semmai, avevo già “voltato pagina” e mancava qualcosa o, invece, avevo  appena-“a piè” abbo(n)dato di “dislessia” digitalmente troppo “spingente” lo stesso tasto. Al contrario, potevo non aver premuto o “inviato”. Chissà, per quel pezzo dovevo, di calcolo di probabilità (in)certa, aver bevuto oppure essermi mangiato il cervellone.

Ebbene, dopo tanto serio disquisire, grazie anche al suo prezioso e quanto mai scaltro consiglio, ho piazzato questo mio “Il cavaliere di Alcatraz” su youcanprint.it. Seguendo il regolamento, le linee guida, “cliccando” su tutti i tasselli, eccovi serviti con quest’epico romanzo.

Presto, prestissimo, sarà acquistabile in tutte le catene librarie, online e non, com’accennato anche in eBook, e “Youcanprint” offre peraltro la grande opportunità, sì di mantenere la loro esclusiva ma anche sempre gratuitamente che tu (quindi in questo caso io) possa detenere i diritti editoriali e distribuirlo a piacimento su altri siti di self publishing.

Perciò, apparirà in Amazon-Kindle e via scorrendo internettizzando…

Per piacere, ordinatelo cartaceo o “Adobe Digital”, adoperatemi per la mia ca(u)sa.
Ne vale la pena, “Il cavaliere di Alcatraz” è un’opera unica, ineguagliabile, tanto “triste” e incentrata sull’ingiustizia, quanto vi folgorerà man mano che andrete avanti… sbriciolerete (com)mossi, scatenati dalla forza letteraria d’una prosa senza catene. Fra carcerati nelle sbarre, liberi di sognare, svoltare, evadere, volare!

Ebbene, ripetiamo, dopo molti ritardi dovuti ad “abbagli” dell’ultima ora, godetevi anche la cover. Nota(te) che la sinossi del retro l’ho scritta sempre io… tanto di cappello. Completamente factotum.

L’immagine di copertina è dell’illustratore americano Péter Farsang (“é” accentata così, si è raccomandato, non è un “Peter” qualsiasi).
“Perspective”…

Non me l’ha concessa gratis ma dietro piccolo, comunque proprio ridicolo, simbolico “rimborso”.

Anche il font è una mia creazione. Se non vi piace, Amen. Scritta sobria con l’aggiunta, per la versione eBook, di Péter fra i due “pali”. Sono bipolare. Eh eh.

Comprare!

“Il fascino e la seduzione della solitudine”

Stefano Falotico, oramai corpo-anima energetica e vulcanica, ha pubblicato “Il fascino e la seduzione della solitudine”, imperdibile masterpiece da vostra biblioteca dei sogni!

Ma chi è questo Falotico, dalle cui ignote profondità sta risorgendo glorioso, dalla cui mente prodigiosa partorisce opere perlacee e titaniche? Oramai non si frena più.
E nessuno lo fermerà. Falotico è sempre in fermento e implora voi di acquistarne una copia.

La solitudine è quel momento selvaggio che può durare tutta una vita. La solitudine è un tramonto per sperare nel domani e incendiarlo in un altro fuoco fatuo. Una chimera che rafforzeremo senza tregua, illusoria energia del crederci e poi piangere miseria o scevri e quindi ve(t)ri? La solitudine è uno stato d’animo anche quando s(t)iamo tra una compagnia che sembra divertirci. Ma in realtà non fu(m)mo mai come i “membri” altezzosi di tal rizzante “brillantina”. Stefano Falotico ne sopravvive e per sempre vivrà. Immortale e remoto, vicino e a simbiosi con Dio.
Che cosa aspettate? Comprate e soprattutto son io che cambio le vostre menti bacate!
Ah ah!

Fratelli della congrega, neanche Satana delle peggiori fantasie mi placherà.
Lo prenderò per il cornuto e gli strapperò, a colpi di bernoccolo, il Belzebù.

Non copritemi di “Buuhhh!”, altrimenti anche a voi la “bua”.

La solitudine non rende bui ma ci salva dai marmocchi con cuori da bue!

E ora, chi m’ha tradito, riceverà altre botte!

Scatenate l’Inferno!

 

 

“Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne”, il capolavoro

Copertina Cuore Angelico definitiva Cuore Angel Heart 4

Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne

Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro.

Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica che si morsica aulica all’effusione di cereo, presto incendiato color marmoreo, esangue e perciò eburneo delle mie versatili, inafferrabili intelligenze poetiche.

Austero decadentismo che abbranco in personal palpito della respirata, abbracciata, baciatissima trascendenza su sangue animato, fiero d’intrepidezza sonante, musicale odore della vita lucente nel vederla suadente.

Vita vera e dunque “virtuale”, fra crepuscolari lanterne ermetiche d’una viva e imbrunita Notte lunarissima e acquiescente, placida come un lago sfiorato dall’alba del primo roseo mattino emozionale, innaffiato ai virtuosi, funambolici dardi solari d’ammorbidito nevischio in mio “demoniaco”, divino Cuore (s)ghiacciato. Altissimo!

Le ragioni, o forse appunto le misteriose regioni divinatorie di tal creazione tinta all’heart letterato più avventuriero d’arcaica, raffinatissima Arte, son enunciate nella postfazione.

Ma non tutto il significato dell’opera in essa svelo. Spetterà allo “spettatore”, ché il lettore chi è se non un “grande schermo cinematografico” dei suoi candori (in)consci abbacinati e meravigliosamente infuocati, fruirne a suo Piacere.

Posso sol qui accennarvi che s’ispira al film “satanico” di Alan Parker con protagonisti Rourke e De Niro il “Lucifero”, ma cambia anima “rubata” e rotta nella sua “detection” appena svolta “manicomiale” nel Johnny Favorite forse “doppio” e reincarnato.

“Amleto” quasi faustiano come d’estratto iniziale di Goethe, un investigatore dalle gote rubescenti, pallide quindi da “deturpato” e turlupinato, quanto “arrossato”.

Di vendetta (in)giusta e impossibile? Oh sì.

Quindi, compratelo. Perché io sono lo scrittore più “rubacuori”. Vanitoso come il Diavolo.

Ah ah!

E mai mi disancorerò dall’accorarmi al me più romantico.

Non disarcionate la Passione!

Applauso!

E che sia scrosciante. Soprattutto spero che diventi “(ap)pagante”.