Buone feste con le mie opere

Amen

Amen

Opere! Anche le nostre cinematografiche: un “refuso” può “rovinare” un uomo o salvarlo in corner, un pregiudizio può macchiare la reputazione…

…, l’impuntarsi da ottusi genera solo reazioni benefiche al dolore inflitto in modo malefico, un o(r)mone può elevare le cosc(ienz)e, un diabete potrebbe liberarti dall’amarezza, un immaginario estro svincolare per la via maestra, oh nostro Maestro schiariscici i dubbi e c’arrampicheremo sugli specchi, estratti dalla nostra radura, ops scusate de rerum natura da “duri” e da buffoneria invero non tanto lupa, una licenza poetica toglierci dal gozzovigliare nell’accapigliarci per la lotta primitiva da chi lo piglierà perché non ha sex appeal “a pelle” e al far sangue, meglio forse una sals(icci)a a queste saune di faine per la carnal fauna di “fucina”, festini e cenine, un’ape può ronzare ibernandoci nel suo caldo tabernacolo dei nostri colitici cenacoli da chi, volgare, e non educato, falsamente “elegante”, beve a collo nella “tracolla” di lei al termosifone sospirante, cretina che c(r)ol(l)a, un errore di valutazione d’adulto presumere erroneo potrebbe partorire un vendicativo genio ingegnoso a non accordare il perdono per accodarsi a tal “brucianti” persone, un erudito può scavalcare le clavicole di quelli “in gamba” con il cervello legnoso, un mio Cuore angelico ha per protagonista luciferina una cer(t)a Emmanuelle, ma alcuni la scambieranno per Julie Christie, è sempre francese ed è di Polasnki la “baby” ma non Sharon Tate né è un libro per satanisti da “magnoni” delle magioni alla Manson eppur sono adoratore della Seigner se, ne La nona porta, spalanca le gambe a peccare di vampiresca “morsa” diabolica, acuminando i denti con mordente nel morso d’una storia “avvolgente” come il mio (ro)manzo, romanticamente mentale e per pochi (e)letti.

Un grande anno di Cinema attraverso i miei occhi, esaltante giro a 360 gradi di palpebre nel goniometro percettivo degli orizzonti aperti…

Pulviscoli come cenere forgiata a candelabro smorto d’un vampiro latente, cullato dalla brace mastodontica della levità in albe sol(it)ari(e) nello scandir cadenzanti i passi cheti e poi futuristici d’una mia premonizione magmatica.
Fra apparizioni dense dall’ermetico fascino infrangibile, profezie radiose di raggi crepuscolari della sbiadita Luna ad infervorarsi ardente, una mia leggendaria “capigliatura”, “incastonata” ad anima folta e percossa da vibrazioni accorate al mai franto ingegno.
Del Cinema, nei suoi giochi speculari d’alti rompicapi o solo semplice diamante a frastagliare il crepitio torreggiante del mio Cuore in burrasca, colgo la simbiosi in alta poesia di rango elevato. Me ne insinuo, sibilandovi, stuzzicato da stimoli visivi dalle vertebre respiranti i chiari furori baluginanti. E vi dondolo, fra crepe d’una emozione elettrica, nel pervadermi del “letargico” sonno remoto dai vivi già morti.
Struscio fra libagioni medioevali dell’anima rovente, sco(r)t(ic)o le iridi a luminescenza sventrante.
E me ne infuoco nel “congedo” lontano da chi chiacchiera ma è solo imbalsamato nel mormorio dei parassiti fermi. Congestionati nel luogo comune ché non si schiodano da “inferme” posizioni guerrafondaie e fondamentaliste, ma son io a chiodo punitore negli schemi ch’apro di squarcio.
Carezzo la celluloide nell’ustionarla a nuove palpitazioni, invoco il mio “diabolico” squittio, volo verso lidi maestosi che sposan le aurore, posandosi ove il mattino non è in bocca sol squallido e prostituito or(l)o. Tuffato in cascate avide del mio sangue nel rinfrescarlo lucido come gli affreschi schiumosi e (in)naturali dell’immane Michelangelo.
Un anno da bacheca, che già incorniciai ma ivi rammemoro in gloria di Dio. Forse io nella megalomania di voi che la invidiate, assediandomi di vane gelosie, oppur un bacio alle donne per solleticarle nel desiderio a loro più astronomico. Tangendomi in brame lussuriose, alcune sfiorai, altre son appaiate ad altri, meno di me al(a)ti eppure forse di maggior danari. Dame o regine, il Principe scende dalle stelle per miracolarvi. Donante i suoi arcangeli cavalcanti le mie belle “corna” da pur unicorno. E, non scornandomi, non mi scordo neppure mai di chi ben mi vuole e dei miei nemici ai quali, per Natale, regalerò prima del nuovo anno, appunto, solo del carbone infilato a lor streghe madri da infilzar come meritano le megere ché stian a distanza dal mio “maritozzo” a sé stante, non so se “in piedi”, probabilmente un po’ stanco…
Io che ho sempre schivato il matrimonio, plasmando l’anima all’amor vasto, m’immolai anche a perderlo e ritrovarlo. Suggendo il seno d’una bionda non tanto mansueta che, d’educazione erotica, mi fu proprio cambiante in maieutica degli adulti giochi “amanuensi” e non (come) voi simula(n)ti. Non mi stimolate ma lei sì non è mai d’amplessi stitica. E io non le sono statico, non so se va in estasi, forse prenoterà una carrozza per incontrar le sue “colleghe” dell’Est. Del colar la mia “verga” d’inchiostro pastrocchiante la beltà del sesso rasserenante, fortunati i nostri sederi ne giovarono di mani e il mio di marmo, toccandoci reciprocamente nella zona perpendicolare della “foglia” di fico e figa che sta davanti. Di pollici opponibili è dotato l’uomo e di medio sfancula chi, come me, non ebbe quel gioioso posteriore né illanguidirà la sua sciolta lingua nell’imbucarla con orale a lei “devota” e non da pii, religiosi voti di buona condotta, che reputerete da puttane, invece noi ci sbellichiamo nel tastarci godenti i vizi cannibalistici, animaleschi e d’una mistica ombelicale libidinosa, cari nostri edonisti badanti soltanto alle balle, alla balia, al fielesenz’amplesso da mungitori nel fieno, da oziosi delle (im)pudiche vanaglorie.

Ella si sdraiò accanto a me e succhiò, peccando(ci) in plateale scroscio di lei scosciata a me entrante. E, di quel compenetrarci, carpimmo il senso ignoto dell’esistenza, la nuda ambizione dei poveri “dentro”, nell’arricchire il mio erigere e il suo sudato tergersi da terse pelli amanti tese allo struggimento e anche di anca sua di miei godimenti.
Un anno fruttifero, ove lei fruttuosa m’indirizzò, dopo aver il merlo rizzato, nel darla in soffice e profumata mela spolpata come il melograno, ché m’indusse in tentazione per presto averla tentata a mia incolumità corporea di piacevole attentato e dunque sempre il mio “sull’attenti”. Erto erettile in orgasmi da rettili.
Buon anno? Ma si fotta!

Moment(ane)o di an(n)i e ore dolenti sfogo dopo lo “scolo”

Promemoria a memoria dei poster-i(ori-che ora è?)

Credo che questo sistema sia sbagliato. Anzi, lo dichiaro in “pusillanime” voce, auscultando il nerbo del mio culo che, tonificandolo, è meglio del tuo ed è trino come la Legge insindacabile di Dio, plurimo di (s)conti e senza sconti al “tamponamento”, non m’ovatto ma possibilmente ti nutrisco nel nitrirti un flatulente ordinamento: fuori dalla mia zona “sorvegliata” da me stesso, cioè l’uccello liscio su e più su, sempre tiramisù, pelo glabro, al fulmicotone spasmodico che spunta dal tuo comodino di comodità e salviette, son il batuffolo” a beffarti con far nel tuo “affare” e, da tuo affaristico, ti appendo nell’arredartelo con lo stucco.

La voce ribelle

La gente è stanca di esser presa per fessa e per i fond(ell)i.
Le casalinghe, innervosite, dimenticano la mano morta sul fornello e i bambinelli crescon in fretta nelle s(u)orelle, fra piatti di maiali al for(n)o e farabutti già a (cer)bottane. Coglioni ribaltano le regole civili, fumandosela bellamente con qualche zoccola di “traverso” che ciuccia lor il pisellino nel quindici centimetri, e son stato generoso, dell’arrossirsi un po’ per un istante di “beneficiarne”. Ma tirerà questa vita di così triste campare? Non so. In campagna, la donnaccia affila la lana.

Ma che cazzo(ni)

In Italia non c’è scampo, meglio gli scalpi degli indiani. Se la cavavan sposandosi Toro Seduto e scopando di “cornamuse” fra i bianchi visi pallidi che “impallinavano” le lor selvagge, giocando alla cavallina fra una carovana, la canoa di Fruscio col vento e quella stronza di Rossella con Cary Grant “Orecchie a sventola”.
L’Italia è sempre stata una nazioncina di “raziocini” e bacini senza la verve di Presley Elvis. Uno che sapeva “tornirlo” in “torroncino” per le aggruppate fra un’ammucchiata dei bagarini e John Carpenter a incularsi Kurt Russell, relegandolo all’Hollywood moralista di oggi, (s)fatta di dementi con tre quintali di puttan(at)e a portata di “ciuffo”.
Quell’altro scemo si sveglia, chiedendo al popolino di non lamentarsi e di finirla coi borbottii da pompini. Si capisce. Ha molto da “dirigere”, è il redattore del giornale che va per la maggiore, inneggiante allo “Scrivi fluido e fornica di seminale”. Poi dicono che han generato una generazione di degenerati. Il 1 di Gennaio è già pigliarlo.
In Tv c’è un ebete che si fotte in diretta un mago nel balistico birillo da giocolieri “Chi indovina in quale buco è sparito di digitazione?”.
Vaffanculo!

Ecco il mio an(n)o.

Per fortuna, esiste il Cinema. Se non esistesse, bisognerebbe inventarlo o (ri)crearmi?

Applauso! E ora voglio le patate! Sono uno schiavo, non obbligatemi a scopare più del dovuto.
Non vi arrecherò disturbo, le spazzerò di brutto.
Chi ha preso il burro? Porca puttana maledetta!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. The Wolf of Wall Street (2013)
  2. American Hustle – L’apparenza inganna (2013)
  3. 12 anni schiavo (2013)
  4. Captain Phillips – Attacco in mare aperto (2013)
  5. Il grande match (2013)
  6. Transcendence (2014)
  7. Interstellar (2014)

 

Gotico, barocco, fantasmatico amore fantasmagorico

Aromi romantici si mescolano al piacere sottile, raffinato, inebriante e rigoglioso che le donne san donarci. Cavalchiamo fervidi con le loro sfavillanti armonie turgide, tergiamoci di lunari baci nel navigar irrequieti da cuori arroganti, supremi, troneggiando in beltà dello strabiliarci come metafisici e poi carnali fantasmi.

Il cavaliere di Alcatraz

Image by Péter Farsang

Image by Péter Farsang

 

“Il cavaliere di Alcatraz” del sottoscritto, Stefano Falotico del ‘79, 342 pagine di rara raffinatezza, catartico dolore maudit e prosa in liriche di virtuosità pindarica, è ora disponibile, comprarlo è un obbligo morale

Presto, molto presto (previo aggiornamento) anche acquistabile in eBook, per le vostre piattaforme di lettura più “conveniente”…

Il Falotico

Stefano Falotico, chi è costui che, da strati nebbiosi d’una sua sparizione (ir)razionale e ignota, all’improvviso è riesploso in trono di grandiosa ispirazione? Tonitruantissimo in (av)vincere letterario, a sconfiggere tutti gli sfavorevoli pronostici e le congetture “diagnostiche”, chi è quest’ateo agnostico che fa della parola un elegante bacio alla vita riscoccata in esorbitanti, fulminee creazioni impensabili, oltre le più favolose immaginazioni, chi è quest’Uomo roboante che “maiuscola” il suo stesso sostanziarsi in tanti poliedrici, liquidi sostantivi?

Dalla quarta di copertina di tale opera immensa, maestosa come l’Atlantico oceano nel suo navigare intrepidamente a mo’ veleggiante del leviatano degli abissi più rifulgenti, come le bianche aquile galattiche che virano, di vibrazioni soffici, nel Settimo Cielo… (es)traiamone giovamento perché, forever young, saremo giovinezza eterna!

“Un romanzo fascinoso, un viaggio notturno dentro la prigionia delle anime punite e forse, per l’eternità, oscurate fra le sbarre indissolubili d’una tenebra nerissima.
Fra scoppi d’ilarità sdrammatizzante, potenti, indelebili schizzi di rabbia inascoltata, queste voci del silenzio si mescoleranno all’urlo tonante dell’umiliata libertà. Violati nei cuori, privati d’ogni speranza e redenzione, sono soltanto sporchi, agonizzanti carcerati crocifissi in attesa della morte? Fantasmi walking fra livide, tetre albe rubate e opacizzate,  hanno perduto oramai anche la voglia di un ultimo, futile sogno?
Dal nulla, come per magia, entrerà però in scena un cavaliere ignoto, un romantico, intrepido, lucente revenant
Clint, in questa prigione maledetta dal Dio delle carneficine, Clint, l’ermetico principe incarnato a nobiltà morale, Clint che lustrerà i dolori, innalzandoli a giustizia apocalittica.

Ribelli per vocazione… alieni nelle stelle”.

Descrizione di me, un masterpiece vivente finalmente!

Capolavoro, a mio insuperbirlo di (ar)dire, volteggiantissimo in superlativo desueto ma che qui si confà a bene “spaventoso” per la totale, nostra variegata umanità

Falotico, raccoglitore di emozioni che eviscerò dai ventricoli suoi “suonati”, pulsazione empatica fra mille e più anime, anzi animistico di primigenia primitività “rude” quando istintivo incide la stilografica della tastiera dinamica nelle accensioni ascendenti di ferocie naturali sull’arsione ora te(r)sa, azionante, flessuosa dei fluidi suoi flussi vitali, enigmatici nella trascendenza, aspiranti notti in quiete scultorea e poi sognanti donne marmoree dai seni più lussuriosi, un Man avido di furore, un vero che patì, si segregò, screpolò la pelle a logorarla ma, mai corrotto, non la lordò per incarnarla ai gusti putridi dell’ammuffita vostra “impietrita” e non pietistica foll(i)a di massa, un versatile (in)grato che gratta la scorza delle apparenze per ridestarle con soventi, incoraggianti provocazioni solleticanti, per (dis)integrarle a forma sua divinizzante, una creatura oltre Dio, vitalità bestemmiata dai borghesi con la coscienza marcia, un adoratore del plenilunio fulgido vicino alle rive del Danubio, un chiaroveggente di San Pietroburgo nel delirare principesco come Laura Dern d’Inland Empire, un eastwoodiano infrangibile dagl’indelebili occhi “costernati” dinanzi al fosco “contorno” di tali vigliacchi cortei da morti arrochiti nel cuoricino e scevri innanzitutto d’amor proprio, un traghettatore come Caronte, anima egli stesso, (ri)generata infernalmente dalle fiamme vulcaniche d’un poetico, bellissimo impadronirsi del destino, plasmarlo a volere ché voli e sempre non trascolori, un UFO annebbiato dal dubbio permanente, un volante trasformato, metamorfosi del sangue offerto in sacrificio, uno scoiattolo poi ludico, “maligno”, che rasa la vita come lame arrostite del docile diluire l’armonica sua chioma. E rinforzarsene invincibilmente.

Genesi

All’interno della “postfazione”, ho spiegato quasi tutto. All’intelligenza dell’acquirente, dunque del lettore, a seconda o meno delle sue deduzioni perspicaci, e perciò della variabile sottigliezza neuronale al valore d’editare la sua mente erudita, poterne attingere in esegesi personale. A genetica emozionale che si rivedrà oppure no, ché dovete riflettere e specchiarvi… stavolta tutti!
Anche a lavoro “finito” e dopo una prima lettura interminabilmente “terminata”, sei appena a un quarto dell’opera, appunto, di revisione… le correzioni, le diverse impaginazioni, i formati, le conversioni ti potrebbero far uscire quasi pazzo e scoppierà qualche terminale!

Per ovviare al Pronto Soccorso, ci vuole un fisico da laureato in Fisica e prenderla con “Filosofia”, affilare gli spazi e aggiustare le virgole, mettere a posto i refusi “invisibili”, smacchiare e limare, aggiungere e togliere, “origliare” la musicalità delle frasi e, se non sonano bene, ritornare pun(i)to e a capo, cancellare per intonar o solo dar più “corda vocale” alle parole tropp’arcaiche, qualche lettore si slogherà la lingua… italiana fra vocabol(ar)i (s)comparsi eppur esistenti, al che ho dovuto anch’io affidarmi a un editor, che in questa sede ringrazio enormemente. Se lo merita.

Si chiama Germano Dalcielo, e ha svolto un lavoro davvero professionale. Ravvisando quelle sviste che, a mio occhio nudo, non avrei appunto avvistato prima di dare il “visto” per la stampa.

Abbiamo passato circa due settimane, in chat utilissima, a colloquiare su Facebook. Lui che mi mandava i punti da riguardare, io che li approvavo o li rileggevo per annotare ciò che non avevo notato. Semmai, avevo già “voltato pagina” e mancava qualcosa o, invece, avevo  appena-“a piè” abbo(n)dato di “dislessia” digitalmente troppo “spingente” lo stesso tasto. Al contrario, potevo non aver premuto o “inviato”. Chissà, per quel pezzo dovevo, di calcolo di probabilità (in)certa, aver bevuto oppure essermi mangiato il cervellone.

Ebbene, dopo tanto serio disquisire, grazie anche al suo prezioso e quanto mai scaltro consiglio, ho piazzato questo mio “Il cavaliere di Alcatraz” su youcanprint.it. Seguendo il regolamento, le linee guida, “cliccando” su tutti i tasselli, eccovi serviti con quest’epico romanzo.

Presto, prestissimo, sarà acquistabile in tutte le catene librarie, online e non, com’accennato anche in eBook, e “Youcanprint” offre peraltro la grande opportunità, sì di mantenere la loro esclusiva ma anche sempre gratuitamente che tu (quindi in questo caso io) possa detenere i diritti editoriali e distribuirlo a piacimento su altri siti di self publishing.

Perciò, apparirà in Amazon-Kindle e via scorrendo internettizzando…

Per piacere, ordinatelo cartaceo o “Adobe Digital”, adoperatemi per la mia ca(u)sa.
Ne vale la pena, “Il cavaliere di Alcatraz” è un’opera unica, ineguagliabile, tanto “triste” e incentrata sull’ingiustizia, quanto vi folgorerà man mano che andrete avanti… sbriciolerete (com)mossi, scatenati dalla forza letteraria d’una prosa senza catene. Fra carcerati nelle sbarre, liberi di sognare, svoltare, evadere, volare!

Ebbene, ripetiamo, dopo molti ritardi dovuti ad “abbagli” dell’ultima ora, godetevi anche la cover. Nota(te) che la sinossi del retro l’ho scritta sempre io… tanto di cappello. Completamente factotum.

L’immagine di copertina è dell’illustratore americano Péter Farsang (“é” accentata così, si è raccomandato, non è un “Peter” qualsiasi).
Perspective”…

Non me l’ha concessa gratis ma dietro piccolo, comunque proprio ridicolo, simbolico “rimborso”.

Anche il font è una mia creazione. Se non vi piace, Amen. Scritta sobria con l’aggiunta, per la versione eBook, di Péter fra i due “pali”. Sono bipolare. Eh eh.

Comprare!

“Il fascino e la seduzione della solitudine”

Stefano Falotico, oramai corpo-anima energetica e vulcanica, ha pubblicato “Il fascino e la seduzione della solitudine”, imperdibile masterpiece da vostra biblioteca dei sogni!

Ma chi è questo Falotico, dalle cui ignote profondità sta risorgendo glorioso, dalla cui mente prodigiosa partorisce opere perlacee e titaniche? Oramai non si frena più.
E nessuno lo fermerà. Falotico è sempre in fermento e implora voi di acquistarne una copia.

La solitudine è quel momento selvaggio che può durare tutta una vita. La solitudine è un tramonto per sperare nel domani e incendiarlo in un altro fuoco fatuo. Una chimera che rafforzeremo senza tregua, illusoria energia del crederci e poi piangere miseria o scevri e quindi ve(t)ri? La solitudine è uno stato d’animo anche quando s(t)iamo tra una compagnia che sembra divertirci. Ma in realtà non fu(m)mo mai come i “membri” altezzosi di tal rizzante “brillantina”. Stefano Falotico ne sopravvive e per sempre vivrà. Immortale e remoto, vicino e a simbiosi con Dio.
Che cosa aspettate? Comprate e soprattutto son io che cambio le vostre menti bacate!
Ah ah!

Fratelli della congrega, neanche Satana delle peggiori fantasie mi placherà.
Lo prenderò per il cornuto e gli strapperò, a colpi di bernoccolo, il Belzebù.

Non copritemi di “Buuhhh!”, altrimenti anche a voi la “bua”.

La solitudine non rende bui ma ci salva dai marmocchi con cuori da bue!

E ora, chi m’ha tradito, riceverà altre botte!

Scatenate l’Inferno!

 

 

“Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne”, il capolavoro

Copertina Cuore Angelico definitiva Cuore Angel Heart 4

Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne

Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro.

Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica che si morsica aulica all’effusione di cereo, presto incendiato color marmoreo, esangue e perciò eburneo delle mie versatili, inafferrabili intelligenze poetiche.

Austero decadentismo che abbranco in personal palpito della respirata, abbracciata, baciatissima trascendenza su sangue animato, fiero d’intrepidezza sonante, musicale odore della vita lucente nel vederla suadente.

Vita vera e dunque “virtuale”, fra crepuscolari lanterne ermetiche d’una viva e imbrunita Notte lunarissima e acquiescente, placida come un lago sfiorato dall’alba del primo roseo mattino emozionale, innaffiato ai virtuosi, funambolici dardi solari d’ammorbidito nevischio in mio “demoniaco”, divino Cuore (s)ghiacciato. Altissimo!

Le ragioni, o forse appunto le misteriose regioni divinatorie di tal creazione tinta all’heart letterato più avventuriero d’arcaica, raffinatissima Arte, son enunciate nella postfazione.

Ma non tutto il significato dell’opera in essa svelo. Spetterà allo “spettatore”, ché il lettore chi è se non un “grande schermo cinematografico” dei suoi candori (in)consci abbacinati e meravigliosamente infuocati, fruirne a suo Piacere.

Posso sol qui accennarvi che s’ispira al film “satanico” di Alan Parker con protagonisti Rourke e De Niro il “Lucifero”, ma cambia anima “rubata” e rotta nella sua “detection” appena svolta “manicomiale” nel Johnny Favorite forse “doppio” e reincarnato.

“Amleto” quasi faustiano come d’estratto iniziale di Goethe, un investigatore dalle gote rubescenti, pallide quindi da “deturpato” e turlupinato, quanto “arrossato”.

Di vendetta (in)giusta e impossibile? Oh sì.

Quindi, compratelo. Perché io sono lo scrittore più “rubacuori”. Vanitoso come il Diavolo.

Ah ah!

E mai mi disancorerò dall’accorarmi al me più romantico.

Non disarcionate la Passione!

Applauso!

E che sia scrosciante. Soprattutto spero che diventi “(ap)pagante”.

 

“Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne”, anticipazione

“JFK”o Falotico? Finalmente, ecco pubblicata la mia titanica, invincibile opera letteraria, la prestigiosa, esorbitantissima “Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne”, e vi ho strabiliato ancora!
Terremoto in casa Falotico alle 12.20 esatte di stamane: suona il postino, ha dei pacchi per me.
Penso che si tratti del mio saggio su Clint Eastwood, invece son le fantastiche, spettacolari copie personali di “Cuore angelico…”

Ieri Notte soffrii molto. Meditai ancora al suicidio ma, dopo una Luna di traverso, stamattina son stato miracolato di galvanizzazione. Evangelizzato. Suona il postino e non ha uno bensì due pacchi per me. Quando si dice “Bussa solo una volta”. Mi consegna, previo firma elettronica “sconnessa” di pessima mia grafia tremolante-eccitata, sia le copie personali della mia nuova opera letteraria, “Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne” sia il saggio di lulu.com sul grande Clint Eastwood. Stasera festeggerò.
Sì, sia stata quel che non è stata la vita, eppur son oggi letterato, domani non so. Evviva il Genius! Sempre sia lodato!

Prefazione, “letterale” e metacinematografica a simbiosi ispirata al “Faust” e ad Angel Heart.

“Vi avvicinate ancora, ondeggianti figure

apparse in gioventù allo sguardo offuscato.

Tenterò questa volta di non farvi svanire?

Sento ancora il mio cuore incline a quegli errori?

Voi m’incalzate! E sia, vi lascerò salire

accanto a me dal velo di nebbia e di vapori;

aleggia intorno a voi un alito incantato

che al mio petto dà un fremito di nuova gioventù.

Voi recate le immagini di giorni spensierati,

ed affiorano ombre che mi furono care;

simili ad un’antica, quasi svanita saga

ritornano con voi gli amici e i primi amori;

si rinnova il dolore, il pianto ripercorre

il corso labirintico di una vita errabonda,

e nomina i magnanimi prima di me scomparsi,

frodati dalla sorte di belle ore felici.

Non potranno ascoltare i canti che verranno

le anime alle quali i miei primi cantai;

la ressa degli amici si è dileguata, ormai,

l’eco prima dei canti è, purtroppo, svanita.

La mia canzone suona a una folla ignota,

che perfino se applaude fa tremare il mio cuore,

e chi allora ascoltava lieto la mia canzone

erra, se vive ancora, disperso per il mondo.

Ed una nostalgia da tempo sconosciuta

mi prende di quel grave, calmo regno di spiriti,

si libra adesso in indistinti suoni

sussurrando il mio canto, simile all’arpa eolia,

un brivido mi afferra, lacrima segue lacrima,

si sente molle e tenero questo cuore severo;

quel che adesso possiedo lo vedo da lontano,

e quello che svanì diventa reale e vero”.

(J. W. Goethe, Faust, traduz. di A. Casalegno)


Ho scelto quest’estratto del famosissimo Goethe per introdurre, come leggerete, il mio nuovo libro.
Del quale oggi mi son state consegnate le 100 copie come da “contratto”… faustiano, pattuito in mie stilografiche immaginifiche dell’anima vergata, permeata fra dissolventi emozioni in tutto furor “demoniaco”.
Sbrano la scrittura dopo tanto scarnificarmi per colpa di pedestri detrattori più analfabeti soprattutto dei sentimenti, reinvento la Letteratura, (ab)uso del Cinema per immergermene, aspirar la sua crema delirante e iniettarla di me dai volteggianti, ignoti, mille volti del pensiero argenteo. Ché screzio del lambire l’onirismo, l’invoco di naufragi fantasmatici, eclissato si strugge, contorto il Cuore si beatifica a mia sola venerazione.
Fulmino, scattante non mi domerete, intrepido scaglio frecce ardenti ai vigliacchi, mi “scarnisco” a scandir liriche imprendibili di librata squisitezza. Illumino perlaceo il Tempo avvolgente, incenerisco i suoi umori ruvidi, lo plasmo, lo mordo… m’innamoro di giovamento. Elevato a montagna religiosa del sangue, lo “corroboro”, colorato s’arrugginisce, nitra in nebbie d’un fosco assopirlo, quindi ancora accorato s’innalzerà eterno alle trasformazioni plananti. Oramai, nessuno può fermarmi!
Sorvolo il Mondo, appicco la fiamma ove nelle anime dei “vinti” s’era affievolita. Guaite di gioie, inorgoglitevi dopo tante ingiuste sconfitte, guarnite l’amore d’alti coraggi! Ergetevi a santi e inabissatevi nelle acque linde dei candori bruciati. Scolpiteli d’energia rigenerante, zampillerà la vita nuova. Io, innovativo, son a voi risorto e non mi placherò!

Udite il mio Verbo a preghiere issate alla Bellezza.
Non deturpatevi nel rincorrer meschini inganni e prostituiti, svenduti guadagni! Ora, v’ordino di celebrarmi!
Tutti in piedi, ci sta l’applauso storico. La cosiddetta ovazione universale!

 Blood Work

Di tale “Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne”, vi narrerò ogni “capitolo” del suo evolversi.
Perché nacque nell’attinger mio d’ispirazioni magiche eppur, come ogni forma d’Arte, assumerà mutevoli forme a ogni (ri)lettura variabile. Di tracce ventricolari ho cosparso le mie pagine, voltatele e quindi poi sfogliatene tutti, indietro ad avanti vederla. Inebriatevene! Ogni odor puro lagrima straziante, rinasce proprio profetizzante.

Come un’ieratica chiesa gotica, Io “sfilo” la Cattedrale più grande di tutte le epoche.
Ero, fui vulnerabile, sono eroe in ere che saranno! Di fronte a me, Michelangelo è un povero Adamo la cui Cappella… è sol che uno “schizzo” senz’accensione vitale. San Pietro è in giubilo, il Papa m’osanna dopo la “scomunica”, ogni comunità mi acclama e, a gran voce, vorrebbe spedirmi in “manicomio” perché sono genialmente incontenibile.

Perché ho citato “Debito di sangue?”.

Questo “Cuore…” è un libro misterioso, quasi alla “Necronomicon”, incarna la mia anima che, incastonata in (di)urna sigillata, vampiresca librò notturnissima a ferino scuoiar ogni vostra dissipatezza. Nel tergervi di “maledizione” risorgimentale. Io sono il ben di Dio e quindi benedico!
Libro che s’incunea fra mille e più cupezze ignote e a incubo perpetuo, trae spunto dal capolavoro (di Alan Parker) con Mickey Rourke e Robert De Niro nel viverlo “mefistofelico”… respirarlo, temprarmene. Non incupitevi!

Angel e Lucifero s’incontreranno, per la prima volta, alla locanda “caldissima” dal nome “Blood Work”.

Il resto dovete scoprirlo da voi.

Che c’entra JFK di Oliver Stone?

Non fu Oswald a centrare Kennedy, centravano anche altri tiratori scelti. Compreso il centravanti Osvaldo…
Kennedy fu un Presidente dalle scelte troppo “strane” per non essere odiato a morte.
Quindi da stanarlo nel far sì che, saltando le sue cervella, fu una “faction” di budella.
Non ho scritto fiction. Avete letto…

Ho detto tutto…

 

Club Silencio

La mia Natura è irrequieta e poetica. E non ci piove. Attingo al Maestro Edgar Allan Poe per sospirarlo nel Cinema di convergenze empatiche, d’emozionali palpiti e funambolico podismo da trapezista inafferrabile e irrefrenabile delle creazioni più altisonanti. Nessuno può battermi, sono Arnold Schwarzenegger de L’implacabile. Vorreste soggiogarmi nei vostri falsi giochi “reali”, ma io vi smentisco. Pagliacci, the show must go on. E saran botte da orbi! Queen, io sto in alto, tu stai qui, in silencio. A cuccia, previo museruola.

Uno stupefacente libro di poesie insolite, “agganciate” al flusso emozionale della mia anima torbida, increspata lungo le nere e poi fulgide trasparenze della vita. Un omaggio a David Lynch, come da titolo ch’evoca il club omonimo di Mulholland Drive, per scandagliarmi nei dedali e dentro i cunicoli della labirintica, personale coscienza morbida, “moribonda”. Oscillante e lirica fra un Rumble Fish alla Coppola e la Madness del grande John Carpenter.

Ricordate: chi osò sfidarmi, patì e patirà il mio duellante. Però, posso assicurargli, che il suo patibolo non è assicurato. Quindi, prima di provarci a infilzarmi, stia in guardia nelle “retroguardie”. Sì, guardati dietro.
Potrebbe entrarti. Addolorandoti!

La trincea, fidati, è meglio se non vuoi essere tranciato di netto, caro infedele. Azzardati nuovamente a crederti migliore di me e ti farò ri-credere che, nella tua credenza, c’è solo desolazione. Nutrisciti d’odio e invidia, mangia pane e veleno, attento che presto dovrai accaparrare perfin le provvigioni, già scarse, della “Provvidenza” che preghi.

Sì, questo è il mio “Credo”.

Credo in me, poiché Dio non si discute. Io incrino, tu inchinati. E, salendo la chine, io son sempre genio senza lavaggi mentali di tua varechina. Ecco il Vate, tu vomita nel water.

Ciao.

 

Lucifero è vergine

Franz von Stuck, Lucifero (1889-1890)

Franz von Stuck, Lucifero (1889-1890)

Sinossi

Lucifero è eterosessuale? O Satana non ha Sesso? Di S è maiuscolo o biforcuto nell’eunuco ambiguo?

Un dissacrante “vademecum” per imparare a ironizzare sul tanto osannato istinto primordiale dell’Uomo.

Pagine di raffinato intarsio ove i giochi di parola s’abbinan all’eccentricità “spiritata” della mia anima, oggi efebica, domani trasparente e incuneata a sensualità incarnata, domani forse non più pacifica, sprofondata negli abissi e nel Paradiso infernale d’altri demoni interiori, brillanti, giocherelloni, saltimbanchi tra fiamme pruriginose e peccaminoso sberleffo all’ipocrisia vigliacca delle ottusità di massa. S’inneggia sempre ai celebrati sensi ma poi, falsamente pudici, li si dileggia, schiavi dei castranti moralismi e inibiti da regole ferree quanto ridicole ad apparirsi “elastiche”, dunque orrende visioni retrograde di nascoste sfrontatezze! Meglio la trasgressività sbattuta in faccia. Ah ah!

Perché la trasgressione è una posa di facile dizionario, la trasgressività invece è essere trasgressivi. C’è una bella, sostanziale differenza. E il sostantivo va usato in modo aggettivato. Siamo (s)oggettivi.
Fidatevi, compratelo. Subito, immediatamente o Lucifero vi punirà e sverginerà. Ah ah!

Poi. Non mi dite che non ne so una più del Diavolo. Ah ah!

Inferno’s Doors


“Inferno’s Doors”, compratelo

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Imparate dal Maestro che qui vige a consolarvi dalle amene vostre sconcezze, prodigatevi in struggimento e adorarlo in ogni sua cadenza, anche quando piange solo a lumi di candela con un candelotto di dinamite per farsi esploder le cervella.
Oramai, un cervellone, si districa tra la massa e lascia il segno anche sol non camminandovi sopra le acque del Mar Nero…

Egli, scagionato da ogni più infima colpa, perdona l’umanità intera che tanto così sconcia mal s’acconcia e per le feste volle conciarlo.
Attorcigliato in pelle di serpente come Jim Morrison, miei perdenti non lo detronizzaste. Egli, come la Gioconda è vincente.


Poiché vinse, e ora ha superato Da Vinci. Mai s’avvinse ai luoghi comuni dell’arroganza, qui egli sfodera grinta da sparger di qualità, da sparate in san(t)ità.

Egli, scagionato da ogni più infima colpa, perdona l’umanità intera che tanto così sconcia mal s’acconcia e per le feste volle conciarlo.
Attorcigliato in pelle di serpente come Jim Morrison, miei perdenti non lo detronizzaste. Egli, come la Gioconda è vincente.
Poiché vinse, e ora ha superato Da Vinci. Mai s’avvinse ai luoghi comuni dell’arroganza, qui egli sfodera grinta da sparger di qualità, da sparate in san(t)ità:

Diafano, mortifero, Morrison alla Falotico, un maudit per eccellenza in questo Mondo di megere, merli, fattucchiere, pessimi barbieri e la parrucchiera che si droga “permanentemente” con tutti i droghieri.

Che salami!

Il Genius parsimonioso volteggia, arrotola il suo implacabile vulcano e dona furentemente altre perle della sua invincibile vanità.
Per anni “memorabili”, impari avversari, coperti da “legalità” più bieche al manicheismo fascista, tentaron di frenarlo e castigarne ogni vezzo.
Ma il Genius è capriccioso, soffia sui sofisti e con scrupolo li lega ai loro imperdonabili complessi.

Ora, adornato di sua venerazione, ai futili “inganni” offre appunto consolazione, lecca un gelato ad addolcir il lor palato con gustative pa(pi)lle, toccheggiando di qua e di là fra donne coi tacchi e il suo spiccato sen(s)o dell’eloquio.
Invidiosi, nutriron odi da cani rabbiosi affinché il Genius addirittura venisse “internato” nei “manicomi” di tanto “encomio”.
Ma, dopo un signorile commiato, oggi Egli osserva le acque del Giordano, depurato dalle putridità di tanta “disarmante” lor flebilissima “felicità”.
Dal cucuzzolo della montagna, scaglia frecce dalla balistica precisa nel colpire chi di Lui desiderò che si plagiasse a immagine e somiglianza delle “belle” statuine.
Il Genius non s’accoderà mai a tal gentucola a mano armata, prosapia da suo presepio con tanto di “pulcino” a sbirciare altre pelose sottane.
Sì, il Genius naviga “sott’acqua”, inondando il calore muliebre di foga e a vogar in tanta verga…
Poiché Egli sempre lo erge e detersa ogni Donna è a sua accondiscendenza quando ascendente il Genius glielo discerne.
Miei discepoli, Io incarno Jim Morrison qui a voi donato in gesto di Pace.
Pacieri sollecitate il solletico erotico e onore all’eroe.
Non fu eroso dal meschino Erode ché Egli superò il Tempo delle lor freddezze, ardendoli con sofisticato ingegno e “abbracci” ardimentosi, miei giudei.
Con classe, il Genius sfodera sempre dal cilindro dei conigli ché siete il suo mazzo, su “mazzate” focose a chi, toccato nel vivo, permaloso ancor lo schernisce.
Ah, facile schermarsi dietro infantili giochi di “sperma” e calunniare con le più ripugnanti offese all’addurre con battute vigliacche sulla sessualità.
Il Genius è oggi bambino, domani ambiguo, ieri abitò nell’abitacolo del suo “velivolo”, nel sorvolar tal vili che, dal basso, lo maledissero con altri ignominiosi attacchi sfrenati.
Ma, dinanzi al mio carismatico infinito, ogni reo è a supplicare il perdono del mio Principe.
L’accordo a chi è della mia cordata amichevole e affinità empatica, ma paura spar(g)o ai traditori che non confessano le lor fesserie.
Sì, entro nelle fessure della fessa che han sposato, e spio a piè di pagina, soggiogandola alla delizia del mio sempre aizzato e rizzo.
Difendetevi dietro le palizzate, miei palazzinari, datemi del “pazzo” e v’acconcerò da pupazzi.
Io son l’emblema del pagliaccio a riso aperto contro i buffoni e contro ogni falso sbruffone.
Della sua strafottenza, me ne fotto e, se non basta, lo imbastisco per amarla di mastici.
Sono un mancino e macigno. Non mi distrussero ma, di tanta cattiveria, sol che tersero il mio for(gi)ato cuoio.
Oggi, sì, ho culo. Ma non mi svendo a differenza di chi è puttana.
Io son l’eleganza fatta mia e m’arrangio.
Micia, tu scalda la mia miccia.
Cane, leccami il tuo (ri)morso.
Mocciosi, vi beccaste Moccia e metteste il becco al mio essere il più bello.
Sì, mi rado con profumata pelle del mio rasoio. In quanto non gioco a “Risiko” ma voi rosicate e d’altra invidia crepate.

Ah, Donna, sì. “Spacc(i)ami” nel tuo crematorio “forno”.
Consegniamo ai nazisti il nostro franco diario di Anna Frank.
Io Donna ti francobollo, le bollette le pago, tu pen(s)a al bollente.
Poiché non son bollito ma condisco di bollore.
Facendo l’amore anche con le figlie dei dottori, in quanto (ci)vetta di mio nel comò, fra una di Como e una nera come il mogano.
Tu ce l’hai… di legno, mio monco reggici il moccolo.

Ciao.

E quindi in alto il Sesso! Alticcio va sudato, dentro va “lo(r)dato”.

Alt, riflessione prima del congedo

Di me che posso dirti? Quando mi chiedono qual è la tua/mia vita “reale mi
spavento, vengo colto dal terrore e rabbrividisco.
Oramai, la mia realtà è scrivere romanzi, allestire siti e provar a offrire
quel che sono, guadagnando così, fra un Giorno che va storto tutto, non lo
raddrizzi neanche guardando una ex bellissima Folliero e bestemmie incalzanti
fra poche calze di Donna e fortune che conquisti di nuovi piccoli
“imperialismi”, fra un’opaca sera e scalzo in pigiama nel fil(m)etto. “A luci
rosse” d’incupito, schermo nero su faccia sbiancata.
Non so, la camicia muliebre sarebbe più vestaglia di seta pericolosa nelle
seduzioni intessute. Più all’Al Pacino. M’accontenterei di bacini, basta che non
siano quelli di Cruising. Al mio Sesso ci tengo e mantenersi etero è
integrità ambigua.
Tessuto acrilico, spesso artificiale, spesso al(le) pile, al palo, imbrigliato, non sciolto ma di bile e biliardino.
Al giubbotto di pelle su (ca)moscio.
La vita non è solo perlacea, c’è anche da calcolare lo smacchiatore dello
stress quando devi stirare ed evaporar di nuvole per treni a volte persi e
talora nei binari collaudati.
Mai perder la rotta e soprattutto la cerniera… altrimenti  ti bruci, e il
ferro finché è caldo viaggia sul velluto ma, quando credi d’esserti
raffreddato, elettrico acciuffa i tuoi capelli e li “sbrina” in versione “Crazy Horse”.
Arroventando il telaio. Così, parte il pistone e gli ormoni scoppiano nello
scarmigliato. Arruffato, incasinato, spesso in cascina con del buon vino.

Hai davvero un figlio? Credo parimenti bello, credo tu sia una strafiga
planetaria partenopea da orbite su calci nel culo agli ebeti che giustamente
snobbi del troppo ché visibile anche fra lo smog, lo sei… (in)osservata e ne vai
fiera come devon passeggiare i tacchi attizzanti.
Sportiva, vesti poco a tiro ma mi provocasti ieri Notte.
Sei grande per me, ma baciarti e andare oltre potrebbe essere un aereo per
Napoli o un “Fottiti” spedito tuo senza ritorno?

Spero di esserti risultato simpatico.
Bacio.

Non lo sono stato? Almeno, lo fui? Esistetti? E tu resisti? Senza un tetto? Inetto!

Clint Eastwood, ghiaccio arcano di romantici occhi