Robert De Niro


Poesia fotografica del Cinema

Cento e una notte, bizzarri pensieri cinematografici


La Luna vi adocchia, miei balocchi. Timida vi scalza, scaltra è scatto e già energica mia amata. Odorata, pulsata, in fregio suonarvela.

Tale primo eBook di Stefano Falotico a voi donato, fratelli della congrega, come bandiera mia arzigogolata di play raccolte dal sito FilmTv.it, ove fra miriadi di pensieri ne selezionai taluni, diciamo molti, per regalo a qui “presenti”, giustificati anche d’assenza che comprendo, amici miei. La crisi si fa sentire e si corre il rischio di raschiare il fondo. Ma non non affonderemo, siamo le fionde della fucina e del Dio ti fulmini!

Pensieri che navigano notturni, nel mio stile fastoso, esternato e maliardo, firmamento dorato o nitrato d’argento? Come dico io. Altisonanti, a sonagli, anche assonnato, insonnia poi e dormiveglia diurna nelle mie urne draculesche. Pensieri lestofanti, imbizzarriti e vanesi, vanità al tutto e al lutto di chi non crede più a nulla, pensieri strambi, danzanti o in punta di piedi, poiché io m’impunto e non mi additerete più. Imbrunisco! Ardo dentro e adoro vedermi, anche scomparendo di nuovo, dunque come in antiche memorie immemorabili, in membra recise o membro deciso, fratello o Cristo, Superman o chissà, così o chi?

Pensieri spassosi, ché del divertimento c’è certezza, sol del domani v’è insicurezza e anche camere non tante sicure in quanto qualcuna potrebbe tradirti, lasciando sola la stanza per un “solaio” altrui senza tuo Sole ma piagnisteo e chiavistello da nessuna “chiave” dei letti a castello. Ah, la solitudine, che scempio quando si vien abbandonati, quando ci s’abbottona al borbottio che “farnetica”, sempre meglio di una puttana da “botte”. Allaccerò sempre i miei bottoni nella moglie ubriaca e del resto del proverbio preferisco il popolare proprio popolo che non sia popolino ma “Topolino” senza topine malandrine.

La Donna è mia voglia così com’è, senza se e ma con il suo perché.

Pensieri birichini, bricconcello che son Io, “nomade“, mai stato e quindi fantasma Travis Bickle, come da numerose citazioni, mai Cheeta ma eccitatissimo, piccantino e ad appiccar il fire springsteeniano. Mai del domani, oggi vivo, ieri fui. Fra cinque minuti (s)fumerò.
Poi, serioso, melanconia pura, scarno e grasso, pingue di opulenza mentale senza “sesso” anale, m’analitico, etico e anche immorale se (non) mi va. Stanco, gelato, sì, “leccato”, piluccata è la Donna nel mio poltrire però senza porcile, “brillante” quando mi svesto e lesto ai vostri arresti. Ah, impuniti io punisco, io son pugnace contro i punti e virgola, in quanto svio dalla comune logica grammaticale e son più del pentagramma giacché non da fottere con le radiazioni dei raggi gamma ma proprio raggiante e basta.

Comprate e amerete maggiormente il Capitano!

Levate le ancore, e tu Donna levati ancora tutto, il tuo Cuore “lo sa”.

Bruce Springsteen, Tom Joad, fantasma di vampire bare


William Friedkin e Robert De Niro, la licantropia degli esorcisti demoniaci

Uomini, io vi ordino di comprarlo, altrimenti non siete tali, ma dementi!

Aizzate il Friedkin deniriano che è in voi, lo sento! Dovete sentirmi! 

Monnezze, ora basta! Toglietevi quegli sguardi da mozzarelle! Che sono questi prosciutti sugli occhietti?


Adocchiate questo, e annotatelo. La Notte!
Il licantropo!


Prefazione di un Uomo oltre “Cristo”. Non è una bestemmia, è il Verbo!

Oltre i meccanismi della società “meccanica” e assonnata, io son il serpente-lucertola a sonagli, che suona la carica alle vostre batterie scariche

Lontano anni Luce, e più veloce dei fotoni, essendo fotogenico e contro ogni genetica umana, al di là del Tempo e viscere mie incandescenti. Sì, godo co-s-micamente, dinoccolato nel mio placido cammin stellato e, dall’Alto principesco, allatto la miseria umana, pattuendomene nell’immondizia quando mi va a genio a entrar in uno squallido Mondo che, violento e poco volenteroso al cambiamento, sol e senza Sole apporta modifiche di Meteo nel “precipitare” in zona burrascosa, fra burro(ni) e strapiombi dalla cui sommità sghignazzo col beneplacito della mia corrosiva ironia burlona, strappando l’applauso a scena aperta, squartando chi non merita il mio Siddharta altezzoso e insormontabile, che lacera i luoghi comuni e rafforza il suo eremitico spaziare fra le Dolomiti, le Alpi, le colline di donne magnifiche a cui “appioppo” il mio schizzarle a pois, tra rapido scroscio nelle cascate in cui le bagno, rivoli sanguigni da cui, che culi, me ne disseto con dissenato inumidire fra erbette e una roccia mia splendente, il solletico “casto” di margherite a sfogliar ogni Lei di mio primaveril piumaggio dentro la “coperta” riscaldata, un soffiarvi la tenerezza dell’epico concupir ogni femmina a mia entità divina e sovrannaturale. Be(l)andomene di tutto, coccolo un lupo e do le briciole alle cagnoline, alimentando le loro rabbie.
Poi, sgattaiolo da matto cavallo, “donandolo” da stallon nel cowboy che si rade “glabro” quando le farfalline mordon di succhiotti come neve dissolta sui prati fioriti della procace mia virtù a miele delle api. Esse, tutte, ne suggono il nettare prelibato e n’assaporano la levità ascetica che eppur lo “ascende”, fruendone in “sacrificio” d’offerte a me.

Sì, in tanti, testardi e appunto incagniti, inveirono bradi-bastardi affinché “affinassi” il grezzo mio pelo barbarico e, sebbene sia circondato di bamboline, non sono ancora, mi “s-piace” un manichino da Barbie.
Il mio “manico” sguaina e “sfodera” su grintosi “azzanni” e lascia il segno “bianco” a ogni Biancaneve, “deodorandolo” al g(i)usto “muschio” del mio montone.

Ah, azzannatevi in vanaglorie e falsi, fascisti orgogli. Voi, mentecatte frustrate che prima divoraste l’irripetibile, sacra giovinezza, prostrate in “adorazione” feticista al femminismo laido che anelò per “virilità” più golose, bambine viziate dai rancori inguaribili che ragionaste d’“adulte(re)” come se (non) possedeste le scrotali “sacche” ma sempre all’anello, non di Venere, bensì “veniale” e avvelenato, v’immolaste salvo poi odiarvi in pettegolezzi, ripicche e “impiccagioni” alle illusioni che voi stesse offuscaste, traviate ingenuamente dal “bervela tutta”.

Ora, Io vi guardo e v’ammonisco. Da donzelle eburnee a megere vecchie e acide, piene zeppe di risentimenti. E sparì il sentimento. Sparatevi!

E voi, che vi pensate “uomini” e “pensatori”, siete solo penosi nelle vostre lotte tribali a “vessillo” del “pene” più “amabile”. Mi schifate, mi rompeste da un pezzo, pezzenti!
Non cambio rotta, semmai, se proprio devo “ricredermi”, ti spacco la credenza e pure le “credenziali”.
Credimi, affiliati al mio Credo che gioisce a Petra, mai sgretola ma è argilla papale al plasmarmi mio decadente, “equatoriale” all’apice d’ogni saggezza e a ogni Santo che porta a me. Nichilista atroce, non indosso le vostre “croci(ate)”, amo quelle accavallate senza santini e“idoli” ma a cui scalzar gli stivali nel marchiar i tacchi muliebri nel mio magico “tocco”. Toc toc, ed Ella “apre” la porta del Piacere che si sorbisce snodata e inondata dal mio “lavaggio spirituale” a daino che saltella e dà, spiritato, delle “mille bolle blu” effervescenti di vera, essenz(i)a(an-ale) “abluzione”.

Perché un saggio, essendo saggissimo, su William Friedkin con connessioni a Robert De Niro, unico “neo” mancante alla sua filmografia intoccabile?
Ora(tori) che avete udito la voce di Dio, di suo figlio incarnato in vetta, svettantissima, a tutti e “sopra” a “tutte”, avrete compreso. Sì, le vostre orecchie han inteso, il vostro naso non lo so.
Sempre vi premunite del Lasonil, ominicchi da “ferite aperte”.

Tanta pomata ma poco, “scalmanato”, “lo spalmate”. Persi nello shampoo delle doppie punte che non “la” spuntano. Ah, la Donna è spugna. Schiumosa d’idromassaggio!
Ma vi spremete il cervellino e benedite le vostre fronti senza “aderirlo” alla “fonte”.

Sì, il Cinema di Friedkin è un figlio di puttana. Non vi serve consolazioni, vi sputa tutto l’orrore della putredine. Che vedete ma non denunciate, perché ne siete corrotti dietro “pulizie”.
E non si risparmia. Ne censurarono le orge “gay”, “sforbiciarono” d’offese per “ghigliottinarlo” alla radice.

Ma non sarà reciso. Sempre più deciso, come me. A farvi una lotta senza tregua.
A seppellire vive, ardendole, le certezze da fessi, le usanze, la “transumanza” ipocondriaca da solipsisti che vaneggia e vaga in cerca, poverella e “pecoroni-porconi”, da una comodità a un’altra sporcizia.

William Friedkin non mente, già era “spelacchiato” di stempiato a lavarvi le testoline.
Idioti!

A fracassarvi il cranio di colpi duri, di pallottole in mezzo agli occhi(aluti), pugni allo stomaco e un calcio lì in mezzo. Vi fa male! Vero? E allora William rincara la dose ché volevate sedarlo e segregarne il valore nell’omertà ipocrita! Vi sbudella, vi scarnisce, s’accanisce e non lo tieni fermo.

Il suo Cinema t’afferra per i “coglioncelli” e ti lancia per aria… il Mondo che avete “costruito”.
Manicheo, privo di sfumature, viscido, merdoso, purulento, senza lentezze ti mitraglia e non hai neppure l’attimo per ponderare. Che cazzo vuoi (ri)valutare? Tu, tu che non capisci neanche le “seghe”.

Chi avrà il coraggio, la temerarietà, la forza d’avventurarsi in quest’abissale mio breve ma importante viaggio, non ne sarà deluso.

Solo i delusi non vorranno leggerlo. E allora che si beccassero i ro-manzetti da “romanticoni” coi pasticcini e i rosticini. Arrostiteli!

William è come Gene Hackman, come Al Pacino, come Tommy Lee Jones.

Solo un tassello ai duri: Robert De Niro.

L’unico licantropo che è assente (in)giustificato della collezione.

Ripeto, leggetelo e capirete.

Sì, viviamo in un Mondo che fa ribrezzo e obbrobrio. Che oblio, che obitorio! Che sentor di morte!
E ci tengo a evidenziarlo, a stigmatizzarlo.

Adesso, vi narrerò una storia.

Una bella favolina.

Nel 1979 nacque un genio che decise, coscientemente, di disprezzare gli orridi suoi coetanei adolescenti perché, essendone superiore proprio per nascita, la sua mente e la sua anima non potevano e non dovevano omologarsi a tali maialetti.

Un “maledetto”.

Quindi s’isolò in modo parziale-scremante.

E visse di Cinema, poesia ed elevazione.

Ma gli ignoranti vollero che “tornasse indietro” secondo le loro logiche astruse, insane e stolte.
Eh sì, gli storpi. Perché ne invidiarono il sangue blu.

E lo attanagliarono, “accerchiarono” a scopo “propedeutico” che s’abbassasse, come i “comuni”, all’idiozia omologata ai lavoretti, ai cessi carnali e alle banalità “libidinose”.

Appena “forzarono”, riscattò l’energia imprevista, improvvisa, fulminea.

E piansero.

Perché un genio, se intaccato nella sua libertà, se assediato, diventa mille volte più Grande di prima.

Questo dà tremendo fastidio, turba le piccole, microscopiche coscienz(ios)e.

Ne prendo Atto, miei apostoli.

E rido da matti.

Al solito, v’ho fregato.

Al prossimo (non) complea-n-no vi regalerò il ciucciotto, bambocci.

Sono “cattivo” come William Friedkin e beffardo come De Niro.

Se non mi sopportate, “tagliate” la mia versione “integrale”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. L’esorcista (1973)
  2. Il braccio violento della legge (1971)
  3. Cruising (1980)
  4. Jade (1995)
  5. Killer Joe (2011)
  6. Taxi Driver (1976)
  7. Ronin (1998)

Il mio “Noir Nightmare” a seScrivendo

Intervista filtrata di videodrome nel catodico filtrato da una Sony poi di montaggio altera(ta) non troppo.

 

La Bellezza di Edgar Allan Poe nella falotica movenza

Ossequiamo il Maestro assoluto.

Che cos’è Noir Nightmare?

A volte, l’Arte e l’artista, di conseguenza…  nasce e scaturisce da inquiete notti lagrimose, in cui sospiri fra bianche sete di densa malinconia, nell’apnea della carne dell’anima, nel naufragio violento e romantico, tenero e “veliero” di sognanti nostalgie ed emozioni vulcaniche che rifioccan da antichi “lembi” e veli arcani.
Quando, rapito d’estasi nel tormento esistenziale, giaci e “gracchi” nudo, “agghiacciato” da illuminanti squarci penetranti nei tuoi occhi neri, come i miei, sibillini e indagatori, amanti degli abissi da sondar di profonda quiete rierta e or riammodernata e innamorata nuovamente di floridità, impudica al Cuor che si sbrana metafisico, lucidato, smaltato d’angosce perpetue combattive che cavalcano guerrigliere le pulsioni talora inibite, l’acquiescenza appunto “mortificata” dietro illusori schermi protettivi, come un Battesimo rinascente, ferino al sangue che “riscalpita” e schizza rubicondo di gioconda leggiadria, remoto a remar per onde oceaniche nel sogno d’assaggiar, forse solo di chimera e avventuriere intrepidezze, attimi fatali immemori, indimenticabili.

Un’opera che s’è originata come una creazione “craterica”, un magma che serpeggiò, sepolto nell’anima, ottenebrato da mentitori sentimenti “ludici” delle ipocrisie dietro cui noi tutti, come pagliacci “tristi”, ci camuffiamo nel travestimento quotidiano di sopravvivenza e “sonnolenze”.
Ma, prima o poi, la neve si disgela e i dubbi si dissolvono, portentosamente inceneriti dall’urlo catartico della tua vera, fiera essenza.

E, dalla sgretolata montagna assopita, bagnato di piovigginosa, melodiosa Bellezza, scrivi “di getto”, intagliato nelle vene e nella sdrucita vigoria che si rifortifica. Slancio lanceolato, lancinante di candore.
Che germoglia, riscocca di poesie, intrecciate a intuizioni fluide di coscienza, s’incarna nella metrica sciolta, senza regole opprimenti che la “redarguirebbero”, la guiderebbero nell’asettico corridoio di sinapsi studiate e, dunque, non collegate istintivamente alle viscere dello stroboscopico irradiarsene di libertà.

Così, ispirato in modo magniloquente, eloquentissimo di mia Natura ermetica, con soffuse palpitazioni alla mente, nelle “tetraggini” ove le leggende del Cuore si risveglian come cavalieri oscuri, come Dark Knight, balzai di nuovo in sella al Tempo perduto, ai moti miei cavalleggeri di leggiadro brio, del fantasy mescolato all’horror, in memoria del Cinema più spericolato d’immaginazione, “impresso” di mia “stilografica” nella tastiera mobile dei neuroni più “scodinzolanti” e bizzarri, eccentrici e “temprati” nell’incanto.
Rimbalzato, come per miracolo, nel trono e nella reggia da combattente Re Artù. Excalibur di mie spade nella roccia dei sogni.

“Noir Nightmare…” è un incubo incendiario, una discesa abissale e metafisica nel “meandro” labirintico.
Si compone di tre tracce, o forse “trance” in senso mesmerico.

La prima s’ispira a Shakespeare e parte da un suo celebre sonetto per fluidificare, fondere e forgiare il mio ermetismo, appunto, le mie emozioni criptiche, la pietra squagliata
delle mie comete immaginifiche. A librarsi nel vento.

La seconda trae spunto dall’Incipit di “It”, lo Stephen King più misterico e fascinoso, davvero orrorifico senza “spargimenti di sangue”.
Ed è proprio un (non) risveglio, alla Freddy Krueger. Freddy, il Babau che la società “adulta” bruciò vivo perché era solo un signore che combinò qualche “scherzetto” di troppo. E lui si vendicò, da Nosferatu, succhiando i colli dei virginali loro figli adolescenti. Proprio quando si chiudon gli occhi e la Notte si pitta di rosso. Raccapricciante quanto colorato di quella simbiosi con quel Cinema di cui abbiam perso le tracce mnemoniche. Un Cinema “artigianale” che attingeva proprio alle fantasie dei vecchi miti popolari, dei “mostri” a sbirciar, da dietro le fessure delle finestre, i veri orchi in pantofole, i piccoli piccoli borghesi “riscaldati” nel cam(m)ino delle certezze. Già inceneriti perché senza focose, brillanti, vivide passioni.

La terza… “semplicemente” è un’ode cavalleresca “imbrigliata”, dunque intrecciata ai racconti fastosi del Medioevo più romantico.
Più celtico e “barbaro” di meraviglie.

Spero, vivamente, che possa piacervi.

Come dico io, d’Arte mi scalfisco per scolpire l’anima e plagiarla solo ai desideri onirici della mia mente, per scheggiarla e non saccheggiarne le speranze.
E, rosso, ruggisco, fuggendo ove pare alla magia delle “foschie” più chiare e fulgide.

Libro di trasformazioni, di mutazione ed elastico navigarvene nei tessuti onirici, a lodare l’amore da perpetuare e, di porpora, vivere e librar anche di nostalgico furore. Trepidante, mai intiepidito, intrepido!
Trapezista del Cuore nei suoi sussulti, spasmo, pianto, maree brune, forza ed energie onnivore d’aldilà paradisiaci, fuga liberatoria, rifugio dai peccatori che lesero la vivacità della potenza cavallerizza.
E, corazzati, di armatura e amatoria virtuosità, fra vittorie, sconfitte o da vinti mai annichiliti, salteremo in sella, salpando per un lido che sian le incontaminate, arcane, leggiadrie roccaforti della nostra isola mai più minata, vegliarda di saggezza e sveglissima di dormiveglia sempre desto e “patibolar” d’insonnie guascone e combattive, brio dei colori e dell’arcobaleno d’ogni più scattante immaginazione.

Ghiacciai sbriciolati delle gelidezze altrui da innervare di dolce nostra neve roventissima.

Biografia:

innanzitutto, chi è Stefano Falotico. Il mio cognome, “martire” di nome anzi, è sinonimo di bizzarro, fantastico, stravagante. E mi rappresenta, anche “animisticamente”.
Mi spiegherò meglio. Nacqui nel ’79, anno cinefilo imprescindibile, ove furon partoriti due capolavori inauditi, I guerrieri della notte e Apocalypse Now. Apocalypse esemplifica la mia anima.
Alla Jim Morrison su sfumature di linee d’ombra conradiane.
Famelico di notti mie “volanti” nelle meteore e nella cometa fosforescente del mio cristallo corporeo.
Come Kurtz/Brando, un “esangue” fantasma e anomalo folletto non spiritato, bensì spiritico, come le sedute magiche degli sciamani nelle foreste celtiche.
Come Martin Sheen, un combattente, sbronzo di sua “nausea”, richiamato agli ordini improrogabili del “servizio civile”. Un’anima non catturabile, una devianza stramba dalla norma comune dei mortali.
Nel suo avvicinamento all’espansione, anche imprevista e impervia, d’una più alta ed elevata presa di coscienza, da predatore in cerca di compenetrazioni a divine magniloquenze “fuggitive” ma ruggenti per inoltrarsi nella giungla davvero metropolitana, il bosco pericoloso dei sogni.

E come i warriors, invece, adornato ma altresì adombrato da leonine etiche samurai.
In cerca della loro Coney Island e della salvazione. Della romantica libertà.

Le mie precedenti opere sono il lampante mio vergar il sentire del mio battito cardiaco.

Vogliamo accennare un po’ alle loro trame, sempre un po’ solforiche, metafisiche e nottambule?

“Una passeggia perfetta”, il mio primo romanzo, edito dalla Joker Edizioni di Novi Ligure, sorse come un diario esistenziale proprio nato da salvifica acquiescenza ai sospiri del Cuore.

Inizia come un giallo di Marlowe, con un investigatore privato alla Humphrey Bogart, pensieroso, amareggiato e fumatore, che viene contattato misteriosamente per risolvere un “semplice” caso di sparizione. Ma s’addormenta e precipita in una sorta di stato ipnotico, sprofondando e anche riemergendo dentro le spirali di un’adolescenza dimenticata che torna a bussar alla porta mentre le sue palpebre si son addolcite e placate dal trambusto cittadino.
E lì, in quel limbo sorseggiato nella sua “psicomagia” mentale, ricorda, proprio alla Stand by me, il suo incontro, forse se stesso, con un ragazzo fuori dal comune, Frank. Frank è diverso dai suoi coetanei, un sognatore libero rispetto alla goliardica giovinezza altrui. Se n’estrania e, come uno “straniero”, si perde nelle “lunarità” erosive delle  “spartizioni” della sua anima, “giacendo” imbrunito in una dimensione rapita ed estasiata.
L’investigatore poi si sveglierà, come lubrificato e “riammodernato” nelle sue iridi, prima cupe e nerissime da Uomo disilluso, e s’inoltrerà, quando scocca la Mezzanotte, al cinema, rimembrando laconico, ancora speranzoso e combattivo, da un’altra “angolazione” prospettica più conciliata verso il Mondo e la società, riflettendo fra sé e sé sul (non) senso della vita.

Poi, le opere pubblicate con voi.

“Hollywood bianca” è un ironico m’anche assolutorio, lungo racconto di menestrelli ai piedi di Hollywood, avventori d’un locale “malfamato” ove ne succedono di tutti i colori. Essi stessi “falliti” perdigiorno variopinti a immortalarsi, sputandosi in faccia le vigliaccherie e anche gli orgogli, e a fotografare di nuovo l’incanto danzante della dinamica, dinamitarda Bellezza (anche da “camera mortuaria”, infatti nel libro, defilata, viene fra l’altro narrata la vicenda d’un attore famoso, puramente però inventato dalla mia fantasia, che “non c’è più”, defunto per ragioni sospette e oscure).

“Frankenstein” trae invece spunto, più che dal caposaldo della Letteratura, firmato Mary Shelley, dalla versione cinematografica, prodotta da Francis Ford Coppola, e diretta da Kenneth Branagh. Con al centro la “creatura-lità mostruosa” partorita dal delirio d’onnipotenza del nostro dottore-demiurgo scienziato che sfidò le leggi divine. Personaggio interpretato dall’immenso Robert De Niro.

E, nel racconto iniziale, “Dracula”, si fa proprio riferimento all’omonimo capolavoro di Coppola con Gary Oldman.
Un racconto personalissimo d’un Nosferatu nient’affatto (non) morto. Anzi, birichino sessualmente, che esce dal sarcofago per inebriarsi di gioconde donne ai bordi delle piscine.

Una “specie” di prefazione spassosa per poi trascinarci negli strati più bui del nostro animo, appunto con Frankenstein.

Tornando a “Noir”, quindi ricapitolando, esatto… i capitoli e il “capitombolo” nel grande Sogno.

Opera particolare nel mio stile eccentrico, che par danzi nelle intime cavità
sotterranee di Lune morbide, eclissi torbida e inabissamento cupido alla mia
anima che, talora appunto, si sommerge per esperire e pescar, nelle profondità
del meandro e degli anfratti “neri”, il liquor rinascente della vita, la
folgore da cui scaturiranno nuovi amori e levriero spirito guerriero. Poesie
“maculate” nel leggero cospargerle del mio sangue ventricolare, animarle di
“scarnificazione” anche horror per non bruciarle alle ossa e ossidazioni d’un
corteo mortifero e già funebre.

Nata da introverse riflessioni come uno specchio “dilapidato” in me, rotto
dentro di frantumazione a generar coscienza e innalzarne o accudirne un’altra,
respirato e permeato nelle ansie, “imbastito” su fatiscenze di periferie nel
degrado del coraggio smorto e poi da rivivificare con battesimi celestiali
dalle visioni mesmeriche, mistiche e mescolate all’empatia vivida con un Mondo
sempre ondoso, eruttivo di me mai scalfito nonostante l’insonnia e
“caffeinomani” viaggi esoterici nel bollente assopir la pelle e poi innalzarla,
fulva e rubescente, dentro volteggianti, roboanti, infiammate indagini al
tergermi come lapide vitrea della grinta ancor vibrantissima, tepore d’ardori e
nuove anche “ire” per non smarrir le angosce positive e il fiero orgoglio nella
putredine d’esistenze affievolite da un placido benessere solo apparente. O
apparentato a pareti bianche e inaridite.

Immacolata erosione per aderire alla mia voce silente e poi urlo che crepita
febbrile, lacerazioni e soffici “monologhi” nell’infinità.

Consta di tre tracce. La prima è una raccolta di sonetti ispirati proprio al
sonetto 15 del Bardo, Shakespeare.

Flusso di coscienza proprio, spero, fluido di scorrevole letargia catartica. A
sublimare i dolori e iniettarmene però anche nelle loro “interiora”, viscere
anzi di mia interiorità.

La seconda è un tragitto “morboso” che omaggia il Cinema, anche spettrale,
anche “tombale” degli anni 80 e il Maestro del brivido, Stephen King.
“Infantile”, troppo adulto o spezzato proprio nella frattura d’una eterna
quanto eterea adolescenza da immortali. Dunque cicatriziali.

La terza, infine, una sperticata lode all’adorabile Medioevo dei grandi
cavalieri del romanticismo.
Notte e vita, sognatori!

E ora ammicco, da grande amico!

Se posso leggere qualche passo:

Vampiro… via col vento

Stelle che rotean, ruzzolando in acque permeate di flebili tor­bidità già immalinconite nel Peccato, inestinguibile, dell’enig­ma laconico delle etereità agoniche nella Genesi. Albori d’ogni solare e melanconica aurora.

Dardeggiai, aureo, nel drappeggio del mio pindarico mantel­lo.

1. Le mie impronte… Fluorescenza incantatoria d’una astratta Luna da falco

Cardiache levità di danze ormonali dalla lagrimosa cremo­sità che sospira tra uomini imputriditi, avvoltolati in fangosi languori di cerulea “levigatezza” dentro una pelle marmorea d’anime già morte…

Succulenza vampira che si struggeva nelle lancinanti fughe estatiche, d’un arcano sapor mistico.

Firmato, naturalmente, Stefano Falotico.

 

Re per una notte… la Notte!

Ognuno di noi, in questa stramba e “a rombo” vita, è un Rupert Pupkin, deniriano di 15 minuti alla Andy Warhol. In questa sezione, mi dissezionerò con video e immagini “calzanti”. Cavalcanti l’onda della celebrità. Fosse anche solo per una “mancia(ta)”.

Tutte le mani(e)… del fantasma di Bob(by), speriamo non sia Bobbitt

Quando l’atroce sofferenza esistenziale induce, costringe, asfissia l’Uomo “moderno” a “invecchiare”, ecco che spunta dal cilindro la “coniglietta” 

Diari di bordo, anche di “bava”, del “Dottor” Falotico, laureato all’”imboccato” anziché alla Bocconi, eppure quei boccoli son da baciar di bocca.
Di “stile” inimitabile, il cui carisma è (im)mutato negli anni, posso asserire, specchiandomi “terrificato”, che tutto il malessere, il tormento adolescenziale è ora sparito, tant’è che se prima “ruzzolavo” e poco bazzicavo i miei coetanei “stimabilissimi” di “palle in canna”, ora dinanzi a costui, forse costei, forse “costernato”, forse in Lacoste con occhio alla Kevin Costner peggiore, sono oggi “lacustre“, sì il Loch Ness che non mi aspettavo neppure io, “acquatico” e “a mollo”, non sempre a modo, ma più educato di quelli, quasi tutti, che attorno a me “le” mollano…, inteso in “cul’” (s)figuraccia.
Sì, io e il fantasma di Laura Palmer, quel bifolco con occhio da vaccaro, siamo “identici”. Tant’è che se lui appare da dietro l’armadietto, qui non ci son più sogni nel cassetto.
Eppur resisto, fra una porta sbattuta in faccia e una “linda” (Battisti  sapeva…) fottuta da un altro. Ben più “meritevole” di me. Infatti, per “averla”, ha (cor)rotto perfino Obama con tale telefonata minatoria, da “morto di fame”: “Signor Presidente, la Casa Bianca è in pericolo, qui passo tutte le notti in bianco. Voglio anch’io la mia fetta di torta, altrimenti mi scoppierà fra le mutande un Watergate”. Al che il nostro “abbronzato“, secondo il razzismo del nostro ex “Premier“, gli consigliò una visita presso lo specialista dei disturbi “psicosomari”, “eminente” rubacuori che gli fregherà una parcella da altri dolori di fegato e nausee sartriane. Sì, voleva solo Sara ma, a furia di (s)tirarselo, ci vorrà il sarto.
L’umorismo non m’è mai mancato, “qualcos’altra” sì. Rimediai a tale “lacuna”, andando in umido total(iristica)mente, appunto.  Presi contatti con numerose “nobil donne”, nubili, dalla firma più “prestigiosa” del Net, istruite di classe altissima, il cui maggior componimento in vita loro (non) è stato: “Amami come solo tu ce l’hai”. Lei finì sempre col “solido”, io ho finito il ghiaccio nel freezer e non c’è neanche lo “scaldabagno”.
Sì, in questa società “parimetrica”, tutto si basa sulle misure. Parliamo, per caso dell’uccello? Mah, può essere, spesso non c’è, forse me lo tagliò Lorena…
Un mio amico, indispettito e irritato dal fatto che poche volte gli concedo di “venire” in casa mia, mi prende per il cravattino, e anche per un cretinetto, si mangia un cornetto alla crema e poi, “soffice”, esplode in un:
- Cos’hai da nascondermi?
- La mia proprietà privatissima è ricolma di Dvd, tu sei il classico topo… che (si) tocca troppo. Questi sono cimeli di famiglia…
- Eh, chissà che pensavo? Tutto qui? Ah, che ridere. Questa è bella, questo è il colmo. Allora, tu impediresti anche agli amici di farti visita solo perché ti “sporcherebbero” i Dvd?
- La previdenza non è mai troppa. Anche quella sociale del tuo “animale”.

Al che, “disgustato”, eh sì, in una società ove tutto è “invertito”, (l’eleganza e il collezionismo spaventano…), mi “apostrofa” di tutto ton(n)o: – Ah, stai affogando. Qui c’è tanta roba, ma la figa dov’è?. – Prima era qua, adesso ci sei tu. Vuoi ballare?

Ieri Notte, una tizia con cinque chilometri di cosce ha mandato un messaggio su Facebook a codesto nano Bagonghi:
- Ti voglio.
- A che prezzo?
- Per te, potrei arrivare a mille Euro.

Ho detto tutto…

Firmato il Genius

  1. I segreti di Twin Peaks (1990)
  2. Fuoco cammina con me! (1992)
  3. Cuore selvaggio (1990)
  4. Tutte le manie di Bob (1991)
  5. L’orlo argenteo delle nuvole (2012)
  6. JFK – Un caso ancora aperto (1991)
  7. Re per una notte (1983)

    “Windtalker”, spesso sono una desertica Monument Valley che “ronza” fra gli indiani, da samurai “ghost dog”

    Tu mi tagli “fuori”, e mi sdradichi il bulbo con lo scalpo? E io scalpito, cercando lidi più sereni di costrittive “terrazze” infelici su aperitivi “annoiati” e “scosciate” dai sorrisi addentati “in filigrana”, “in fila”, e “ingioiellati” al “marpion che vuol piluccare il mascarpone”. Di scalpello, sono il Cappellaio

    Elisabetta, non mi parli più. Turbata da qualcosa? Volevo proporti una stramba idea che mi sta (s)ven(d)endo in mente. Per dare lustro alla tua Bellezza ed ergerla in trono, ma noto un parziale distacco che ha offuscato, anzi sta spegnendo, lo slancio iniziale.E più che nuotare, precipitosamente mi “strafogo”, annegato in una libidine “smielata” di papalina “morente” su tramonti della Cornovaglia, ove le burrascose maree alleviano e coccolano il “marzapan” di burro. Un passo in avanti e tu mi amputi le gambe dell’anima. Ti riverirei, ondulando sul tuo corpo, non insistere su antichi rancori mai sopiti, credo assorbiti, speriamo non “mestruativi” d’assorbente troppo dolce al sanguigno mio esser roccia “grezza” vulcanica e domani ipocondria divelta, oggi leonino, in un Futuro antitetico a ogni barlume di lucidità, un giullare che, di frasca in freschezza, saltellerà da giocoliere sul tuo seno, in uno sfavillante “attracco” inquieto come (pre)tendo quando cavalco le notti “sparandomi” smemorato, dunque rafforzato.

    Con tale rapporto “epistolare”, la pistola ha quattro colpi in canna e bucherò il muro, colpendo di “straforo” la vicina durante un amplesso “caldo” col marito stagionato delle sue “quattro stagioni”: l’Autunno, ove le foglie del (ri)sentimento “strofineranno” la giovinezza perduta “baciando” il vento delle passioni che fu(ma)rono, l’Inverno, ove si riunisce con le amiche ammiccando al “vecchio più in gamba”, la Primavera, in cui, “rifocillata” dai fiori di pesco, soppeserà le nevralgie d’un Capodanno “suicida” e socchiuderà gli occhi per “immortalare” il sogno di amori “respirati” nella senile “cecità” che “risente” le mani dei suoi ex gagliardi amanti quando la cingevano da “bestie” gladiatorie, sì, i “tori”, ora che è (re)cinta e non più acerba né cerva, l’Estate in cui, scorazzando seminuda in pedalò “al largo”, pescherà le piovre dei suoi abissi erotici.
    Eppure, tra sprazzi di Sole, nostalgie “ancorate” a un Passato irrimediabile per una rabbia insostenibile di cafone (infra)dito medio, un pessimo “toccasana” d’un manuale per guarire dalla depressione “cavalcante” di ultime avventurelle “alla buona”, fra una vacanza in Irlanda e un “cane” norvegese, fra “canditi” degustati in Scandinavia e le “cantine”, ancora piove…

    Mentre “qualcuno” accavalla seduto sul “cornicione” di un albero e benedice i folli e il cinismo, pubblicando romanzi e poesie, e ubicandosi nell’immaginazione sconfinata che non ha la “fissa” solo per i peli pubici e per il vostro “bagno” pubblico.

    Se l’umanità batte la fi(ac)ca, io vi rinfranco(bollo).

    - Non comprendo la tua malinconia. Scopa, divertiti.
    - Sì, già “fatto”. Ricorda che quando uno scemo parla con me, rimedia al massimo un sorriso “splendido”.

    Firmato il Genius
    (Stefano Falotico)

    Ronin Ghost Dog. Il codice del samurai Windtalkers

     

    Se questo è un Uomo “finito”, la stracciatella e la Nutella son oggi valori perduti

    Il mio “cammello” spipacchia (che pippe…, che poppone, via dal cazzo papponi) le Chesterfield, eppure fumo, non solo di rabbia, anche nel “buio”
    Amo, amo, fortissimamente (non) ti amerò

    Anche tu… Folgorante, bellissima, elegante sin allo stordimento.
    Sono uno scrittore, e il tuo volto sta bruciando di baci di cui adorerei “ferirmi”.

    Emani una sensualità travolgente, incantata e incatenata all’”acchiappante”.
    Sì, non ho mentito. Di solito, lo so… questo sito è bazzicato da omuncoli dagli ormoni tanto bollenti e “intraprendenti” di villiche “paroline” quanto poco, alla fin “finissimi”, vigliacchelli e “fuggitivi”. Gettano l’amo, semmai qualcuna abbocca avrà anche “lei” delle lacune…) ma poi scappan per onestà al loro specchio. Sì, son dei mostri della laguna.

    Be’, anch’io “fuggo” spesso, forse si chiama timidezza, forse rinuncia a piaceri immediati per cui mi “sgretolerei” troppo. Mi conosco, soffro per amore e, anche solo quando m’invaghisco, ca(l)do in una spirale “autodistruttiva” che mi lascia facilmente esausto, “sfiatato”, a sorvolare lirici lidi floridi d’un “ginepraio” ove le spine son aculei di rose troppo amate, d’un mio sentire troppo denso e impetuoso che si spacca da sé, divellendo, e spesso non “addivenendo” più, svenatissimo e infranto, per una pelle dell’anima che “gorgoglia” fin ad “anestetizzarsi” per non addolorarla in bagni di “sangue” lagrimoso. Sì, spesso vengo colpito da Cupido, anche corteggiato (le corna no, però, dai dai), e corro a perdifiato nell’”alcol” di ruscelli medioevali, da Artù tradito se non “arcuato” e corrisposto, molte volte, anzi per “posta”, sfacciatamente negato, dunque “annerito”.

    Non so, forse il mio Cuore bacia troppo gli idealismi romantici e oggi ne son avulsi quasi tutti, in questa convulsa frenesia ove Bruce Springsteen vien “traviato”, dunque tranciato di netto e non di “nettare” qual la sua voce melodiosa ma non smielata è, perché liquidato con quella “faciloneria” che lo giudica, a priori, un “tamarro” di un’epoca non solo da anni ’80 “vecchiotti” ma anche da “ottocentesco”, “insopportabile” afflato di un’epica cavalleresca che è stata rinchiusa nel “frigorifero” d’una massa affaccendata in “chiacchiericcio” da ricci. Sì, quasi nessuno è nudo e se stesso, tutti dietro una “mascherina”, tanto che al carnevale di Viareggio, limitrofo e “apparentato” a mia nonna che abita a Prato (il personaggio migliore di torte guanite), quando me ne (ar)reco, m’”arredano” con quei volti artefatti che si confondon fra le “escandescenze” in (Gian)burrasca e un satiro televisivo che paio io nel “mar… on the moon“.

    Mah, non so… dubbioso cammino, tra una flemma che si sofferma e un cervello che scalpita ma non viene “accalappiato”. Dunque “evado” dal mio corpo per “metabolizzare” la metafisica, non troppo gioviale coi miei godimenti, e plano nel “quadrifoglio” delle nuvole, ove son sceriffo di “stelle” di “latte”.

    Sì, evaporo come l’aroma del caffè del barista più “ricercato” della città. Un gonzo che gironzola fra i tavoli nel suo “cocktail” anomalo, fra labbra alla “vaniglia” (eppur il “vagito” sa…) e le partite di calcio “sintonizzate”, in alto sopra il bancone, d’uno Sky di tifosi sugli spalti col tè e il “cappuccino” del gelato Mottarello. Sì, poi monta l’urlo domenicale “liberatorio” quando la loro squadra vince, ma se perdono, si sentono perdenti per un lavoro “odioso” nel mattin’ dopo e una “sportiva” trombatella preserale con la mogliettina, speriamo almeno “mora” di fragola, per “temprare” le “palle” ammosciate che non s’insaccarono nella “rete”.

    Mah.

    Sì, su Ibs.it troverai i miei romanzi. Da pochi giorni, ho pubblicato il quarto (capitolo della mia “history“), domani, nel senso metaforico, vorrei incontrarti. I nostri destini si son incrociati.
    Mi auguro che il semaforo “rosso” si sblocchi. Altrimenti perderò la mia luce verde.

    Già, dicono che il colore preferito dei geni sia, appunto, l’evergreen. Ah, Eva…

    Sinceramente, preferirei il forever in Natural…

    Sì, la mela del Peccato.

    Gnam gnam, è “buona”.

    Firmato il Genius
    (Stefano Falotico)

    1. Totò, Eva e il pennello proibito (1959)
    2. The Dreamers – I sognatori (2003)
    3. Highlander. L’ultimo immortale (1986)
    4. Cocktail (1988)
    5. Vanilla Sky (2001)
    6. Man on the Moon (1999)
    7. 2013 – La fortezza (1992)
      Ci siamo, eh…

    “Ehi tu Donna, levati le mutande di dosso” – Non sono una persona interessante? “Ammetta”, almeno (non mi meni) che son “asfissiante”… non può “contraddirlo”

    Ogni scarafaggio ama il “fagiolo”. Meglio della pasta ai ceci. Eppur, si “concilia” con la “ciliegia”

    Sono una persona alla Bergam. Ingmar? No, quella biondona della Ingrid. Ma quale Monroe e Jolie… non me ne frega che tu sia una “star“, basta che sia un “brodo

    Ciao, oltre a essere platealmente bellissima, hai un volto intelligente, rarità “ineccepibile”, tu sei la regola che conferma l’eccezione di questo sito abbastanza “porcellesco” ove donnette sfoggiano un look ”accaldato già” su sospiro di “bacio in bocca”… “polmonare”. Come usano il “lucchetto” queste qui… dobbiam cambiare le “chiavi” delle cinture di castità per troppo “uso”. Logorano e se “la” godono.

    Ecco, “sfibrerei” i tuoi capelli di “permanente”, come son “sodi”, sobri e, perché no, (“edul”)corati nella mora “tendentissima-tiratissimo” al corvino (eh sì, io son corvo che “volteggia” e d’”involti” non solo di tastiera “tastieggia”… si direbbe “tasta” ma preferisco il gusto “declinato” nell’indicativo-indaco all’inglese, ché di quelli alla francese mi son inebriato di troppa “sobrietà”.

    Sì, mi ricordo Bob De Niro di Ronin, anche tu?
    Guarda che quel film v’ha visto e amato più del genere femminile.
    In quella Nizza, c’è una chiesa che s’”effonde” nella Costa Azzurra, e uno Jean Reno di risata “amalfitana” (no, non è camorrista né mafioso, ma “bessoniano” di nason’ “gemellato” al “neo” del Bergerac (detto, in occitano, speriamo “eccitato al “bordeaux” di colui che “scrocchia” come Depardieu, ex “galeotto” quasi oscarizzato nella sua “conquista del Paradiso“, forse fu Vespucci, forse l’”uovo” di Colombo, a Parigi han Carla Bruni che “emana” felicitazioni di colombe pasquali e in Lucania han Pasquale… Carla,, una che si “modellava” e ora, di statua di cera, s’è sposata con un “pezzo grosso” che assomiglia al “cornicione” di “fallo” umanoide come “quello” a cui Leslie Nielsenspuntava” la pallottola, “alimentando” un po’ un’omosessualità tra uno sfigato-incasinato e un “imbalsamato” che era indeciso se fare il palo a vita o buttarsi giù dal balcone, con tutta la folla esultante, laggiù, a incitarlo a “darsi una mossa”.

    Sì, a parte questo panegirico, sono un girino. Eppur, lo spermatozoo alla Woody Allen sa quando “ovulare” con genialità che vorrebbe “dirlo”… “ma anche no”. Speriamo di sì.

    Che dici? Si “dà?”.
    Dai su. Sempre più “su”.

    Firmato il Genius… Stefano Falotico, “esemplare” di maschio che piace a pelle.
    Alle palle, soprattutto sue, no però.

    Nella vita potevo essere Superman. Ma non serve a un “cazzo”.
    Mi avrebbero “sfruttato” da Channing Tatum.

    1. Arrapaho (1985)
    2. Sogni mostruosamente proibiti (1982)
    3. Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere (1972)
    4. A sud di Panama (1941)
      Sudare di “banana”, no?
    5. Magic Mike (2012)
    6. Guida per riconoscere i tuoi santi (2006)
    7. 1492 – La conquista del paradiso (1992)
      Ecco, non ci resta che piangere con Troisi e Benigni…

      Svecchiamo i “miti” italioti – Dopo Celentano, eccellente cantante “ignorante”, oggi abbiamo il risplendente Falotico, istrione “anomalo” d’”animalesco” alle donne e “ammalato” delle ielle altrui…

      … che investe sul “giallo” delle tante storie intrecciate che scrive

      Nascono fenomeni fuori dalle “portaeree”, razzi imprendibili per i raggi x della “cultura cattolica” e del moralismo a “sorvegliarli”.

      Avemmo Celentano Adriano, e stasera s’è esibito “grattandosi” di carisma meno “scimmiottesco”, ma l’Italia di oggi, questo è indubbio, è dominata da una nuova “calamità” di “fama” mondiale, il Falotico.

      Segni particolari bellissimocon gli occhi neri che non ameranno mai Gianna Nanninisexy ”solo” quando “ottunde” la foto della sua carta d’identità, “scattata alla macchinetta” che slavò troppò d’”asciugatura” digitata prima del “rilascio totale”.
      Dunque, “sporcata”, come le migliori fotografie dei grandi attori degli anni ’70, da un’impronta che lasciò il segno, “al dito”.

      Falotico barcolla ma è sempre in piedi, tale “camminata” è stata presa in prestito da un mio compagno delle elementari, Davide il “dinoccolato”, postura a “pasturare”, appunto, che gli servì, quanto a me, soprattutto per allenare la colonna vertebrale e facilitare l’”accesso” più “morbido” degli amplessi.
      Davide, passeggiando, “arcuava” e ammiccava di “piedino” da “ginnastica”, masticando la “gomma” sul suo asfalto che si sarebbe garantito molti orgasmi lisci come l’olio.

      All’epoca, la maestra ci portò a visitare uno zoo “senza nome”, qui a Bologna. Non si trova nelle carte stradali, perché non è stato reso “pubblico”, ma è “faunissimo” di “celebrità” per chi ha l’ardire d’ammirare razze umanoidi a giocar con i profilattici a mo’ di liane, che usano come “colla” per le “babbuine” drogate del “bordo”. A cui s’appiccicano di baci teneri come quelli del Panda. Ma non saranno protetti, costoro, neppure dal WWF. Dal “Vaffanculo” sì però.
      Tale zona periferica, infatti, si chiama: “Zotici di natura biologica”. Quando l’uomo si butta via, il pelo cresce a (dis)misura, anche l’avvelenamento tossico a base di gas dallo sfintere”.

      Celentano, quando apparve, era un cesso, con gli anni ha perso i pochi capelli che già aveva ma, notandolo di “simpatia”, potremmo paragonarlo perfino ad Al Pacino. “Specularità” che non mi pare così “irriverente”. La corporatura e la “stazza” è quella. L’”altezza” di centimetri anche, di testa no, non ci siamo.
      Sì, Celentano aspetta e poi spara “laconico”, intervallando sillabe “profetiche” ogni tre quarti d’ora. Pacino, invece, recita magistralmente dei monologhi che duran delle ore.
      Anche al Cinema, sembra che non veda l’ora, ecco, d’incarnarsi in Shakespeare, il suo cavallo di battaglia per il “reame“.
      Regno? No, la camicia di Adriano è sempre bucherellata, più che al Bruce Willis di Trappola di cristallo, mi sembra assomigli alla vittima del “thriller“ Nella morsa del ragno. Ecco.

      Falotico, invece, unisce al fascino cinematografico fotogenico, un po’ alla Pozzetto quando mangia troppo, un volto da Sean Penn che, appena vede il culo di Kim Kardashian, grida “Eh la Madonna!“.

      Kim è stata più zoccola della Ciccone, e dire che ce ne “volevano”. Ma come ha fatto? Tantissimi. Dove trova il Tempo per truccarsi e “imbiancarsi” il viso?
      Ah, cazzo… non “lo” avevo capito. Kim è solo “acqua e sapone” degli amanti. Un “trucco” che “penetra”.

      Falotico non può vantare una Claudia Mori nel suo “carnet“, una “carnale” sì. Infatti, fui attratto dal suo seno ma, dopo “averla” succhiata, compresi che qualcosa, lì in mezzo, (non) tornava. Stava crescendo, “detto” papale papale, quello del “paparino”.
      Un transessuale? No, “quella” mia amante era una poliziotta con l’”arma” piazzata nella cintura. E, alla minima stimolazione del “grilletto”, il suo cannone mi entrò nelle palle.
      Chiamai d’urgeza l’SOS, ma si limitarono a un’altra “pom(p)ata”.
      Lei, anziché infermiera, mi rese troppo infermo, dunque “ferreo” nonostante i “gioielli” bruciati, perché era una massaggiatrice “al bisogno”.

      Sì, Falotico è il Celentano di oggi, e ha appreso dai “grandi” del Passato. Mio zio, quando vedeva una coppietta al largo, afferrava la coppa del gelato e giocava ad “accoppiargliela” in testa con lancio millimetrico di “staffetta” da rugbysta.
      Indaffarati nel “sale”, non avevano quasi mai i riflessi pronti.
      E, quel passaggio così “dolce” e “deliziosissimo”, finiva quasi sempre per spaccare il cranio di quei due. Le loro teste si spaccavano e il sangue faceva il “botto”. Altro che “darle una botta”, vero?
      Gli squali, alla vista delle tracce di “rossetto”, accorrevano e si “scopavano” entrambi come i piranha.

      Io, assistendo allo “spettacolo” godibilissimo”, inventai un ritornello oggi entrato nelle parade d’ogni muratore: La medusa, qui a Siracusa, bacia meglio dei mafiosi. La medusa è latin lover e ama il mandolino delle sicule di culo.

      Applauso!

      Firmato il Genius
      (Stefano Falotico)

      1. Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì (1985)
      2. Il futuro non è scritto – Joe Strummer (2007)
      3. Aladdin (1992)
      4. Alì Babà e i quaranta ladroni (1944)
      5. Le 12 fatiche di Asterix (1976)
      6. Il pianeta delle scimmie (1968)
      7. Bingo – Senti chi abbaia (1991)

I capolavori di tutta una vita, all my life

I miei capolavori

In ordine sparso, incendiario, i film che “segnano” ogni vita, compresa naturalmente la mia, la più gioiosa, malinconica, euforica ma di fosforo.

In questa “categoria”, anche i filmati “autoprodotti”, autopensati nel “montaggio” della mia mente, di voce che li recita. 

Partiamo alla rinfusa, così come viene, venne, la “vena” e verrà!

Ci sarà sangue!

Divampa la follia dietro un volto marmoreo e ghignante, scarno e macilento, baffuto e ispido, cova dentro per eruttare in sguardi glaciali, che “baciano” la morte e la violenza, l’anima più buia che si era rapita, aveva smesso di enunciarsi dietro una signorile posa claudicante, dietro un’arcigna, magra, imponente fierezza.

Paesaggi western folti e lussureggianti, “scalfiti” da macchie di vegetazione aspra e brulla che sfoceranno in un mare limpido, per te solo altro nero petrolio, come fantasmi sulla strada adombrati nel loro purpureo, vivido furor di sangue, nei suoi zampilli, negli squarci di una passione perversa e lussuriosa, dove vivi con ascetico distacco corpi dissolti e avvolti nel turbinio di godimenti carnali che lambisci ma non mangi, pervaso solo dalla fame dell’avidità del denaro e del suo meschino, “torvo” guadagno.
Film sulla religione come superstizione, rivelazioni nella Notte tempestosa dove il Demonio è sempre il vicino della porta accanto, che bussa cheto e “parsimonioso”, maschera ruffiana che t’indurrà in tentazione, al peccato, peccati che scarnificano e sgretolano l’anima. E, guaendo nel tuo arcano, mostruoso “silenzio”, ascolterai il canto mellifluo di sirene concubine che non vuoi avere, fra bagni di danaro e un figlio ripudiato, abbandonato alla sua sconfitta.
Una magione in cui giuochi con le fiamme dell’Inferno, te ne (se)vizi, in una pista da bowling che, nel tuo delirio d’onnipotenza, da divoratore, sarà la scena di un abominio, di un’altra anima rubata e uccisa.
E hai finito… La vita è un uomo di Cuore rapace che desiderò, terribilmente ambizioso, la follia del suo spettro, della sua ombra tra le memorie del Tempo.
L’odio implacabile che ti ha allontanato dalla gente, perché non vedi e non scorgi più nulla di attraente in loro e nei loro sguardi, solo la tua mente nel plumbeo disincanto della tua utopia. Del tuo essere lupo nel bosco di Dio.

Capolavoro.

(Stefano Falotico)

In data 14 Settembre, invece, giustappunto un Giorno, dunque (Dark Knight Rises dopo…), il mi(t)o Batman:

Stelle (de)cadenti nell’imbrunita palpitazione di rossa sinergia su turgide, virulente lune, battito alato d’una nitida ma sibilante resurrezione

Diario di bordo, “versetto” di sangue numero uno, Incipit

Nella vulcanica astrazione del mio “horrorificar” l’anima, smaltandola di simbiotico baglior albeggiante, oggi, finalmente riscoccò il Giorno nei fulminanti latrati d’un corpo rinnovato, famelico di nutrizione metafisica, in una serenità scossa, ancora, da fragili equivoci di neuroni contorti, imprigionati di melanconico naufragio nel tenue ma corrosivo inabissarli, dunque appunto intenerirli nella claustrofobia rinascente d’un vivido grido selvaggio inferocito di nitor a Ciel “cereo”, opaco e poi perlaceo, di suoi gracchii furibondi ed euforici. Sguinzagliando le tenebre che castigarono il Cuore in un esserne preda della vita, imponderabile e maestra nel “perquisirmi” per inseguire la romantica dissolvenza della catarsi.

Con tal brillante apatia sconfitta, dopo le lenzuola morbide di cuscini setosi nell’opulenza dei sogni, solerte nel Sol solitario ma evanescente d’immaginazione erotica e intrepida furia, mi “racchiusi” in un cinema sapor “primizia”, a degustare un capolavoro annunciato, la cui visione rimandai per sfoltir la massa troppo rumorosamente adorante di suggestioni e indotto, “acritico” imboccarla.

Dietro la mia poltroncina, addobbata di classe “invisibile”, un gruppetto di ebetucci con le “erbette”, tra frizzi e il “lazzo”-canaglia alle loro cagnoline, “dolci” di bacetto “fumoso”.

Aspettai, (in)ininterrottamente, che tutto si spegnesse per riaccendermi, e la mia anima, (dis)illusa, si sorbì gli “assorbenti” e filmati sconci di macellerie ove il capriccio edonista sfodera quanto sforbicia la coscienza, “invogliandola” a patir l’omologazione anche del più inviolabile nostro segreto, il Sesso.

Numero due, l’inizio del Terzo…

Memorie dal sottosuolo del ricordo di un Uomo “scomparso”, misteriosamente eremita e “asociale”, zoppo, dunque claudicante, scarico e addolorato d’occhi troppo neri e una magrezza ossutissima di muscoli ieratici nel panorama tetro d’una inflaccidita, pigrissima Gotham.

Christian Bale, proveniente da un Pianeta camaleontico di mutazioni corporee dal fisico bronzeo ma carnagione pallida e “malata”.
Antichi amici tentano, (in)delebilmente, di risvegliarlo perché troppo “addomesticato” dal suo carisma “dormiglione” negli allori, nella allure e nelle aurore che (non) furono.

Ove la Notte squittiva nuda indossando un colore mascherato di voce cavernosa nelle grotte che zampillavan da giustiziere…

Prima della sua (ri)comparsa, un mostro titanico di fisico teutonico e “detonante”, Bane, un Tom Hardy di robustezza quasi “obesa”, costole “pentecostali” di un’esistenza soffertissima e lacerata nell’efferato terrorismo, anch’esso “celato” dietro un volto semicoperto, però non “sdoppiato” ma fin troppo esplicito senza fraintendimenti: prenderà d’assedio Gotham per “rigenerarla” nella vendetta purificatrice del fragore atomico.

Pausa erotica, insomnia…

Anni di clandestinità e da cane, anzi d’allupato su un divano “scamosciato” di mie registrazioni notturne “dispettose” nella “suzione” di tutta la mia magniloquenza virile che allisciò le turbolenze adolescenziali, gemendomi dentro nell’apotesi “svergognata” d’una “reclusione” ed “esclusione” di “sfregarmele da menefreghista e (s)freg(i)ato”.
Donne dai culi magnifici in gara di competizione antecedente, dunque di posteriore “sgommato”, con questa Catwoman “aderentissima” d’eccitazioni “pneumatiche”.

Versetto finale del rising

Un urlo a incoraggiare il leone abbattuto dall’oscurantismo “medioevale” di torture all’anima e punizione troppo severa.
Un pozzo che non avresti mai più scalato. Finché i nervi si rinsaldarono al metallo forgiato nella tua forza adamantina, principesca, possente d’ancestrali potenze rifiorite nella Genesi del tuo Tempo.
Allenamenti a rinvigorire le iridi accecate dall’odio e dalle invidie, del tuo dinastico privilegio che non ha mai imparato a “farsi il letto” per esser riverito da maggiordomi e (Notre)dame…

E un balzo sorprendente, issato in gloria di chi ha tifato lì, in fondo ai “tufi”.

Complotti, una Cotillard dal seno che ci rimani secco, in “giuggiole” d’occhiolino invadente per “spolparla” nei succhiotti al nettare.
Ma che si rivelerà una traditrice doppiogiochista di lama tagliente ma, tanto scattante, quanto di lenta scaltrezza.
“Calcolo” a cantar “vittoria” troppo presto che, infatti, rallenta l’imminente, rinviata tragedia per la suspense ”prevedibile” ma sempre spettacolare.

Il terrificante cattivo abbattuto, la “puttana” seviziata da un’Hathaway che recita nell’”esagerazione” delle “natiche” della controfigura, gran figa, e un finale “aerospaziale-nautico” con tanto di esplosione…

Della salvezza, dell’applauso, del Robin da colpo di scena furbetto e un inevitabile…

… Michael Caine, il saggio e “venerando”, commosso, lancia un’occhiatina e augura “Buona vita” al “(non) morto”.

Nosferatu ama anche in un bistrot…

(Stefano Falotico)

Il tassista vien di Notte…


Di notte vengono fuori gli animali più strani

Iris del gruppo Mediaset propone da stasera un ciclo di nove pellicole dedicate a Robert De Niro, che, ripetiamolo, per i tardi di comprendonio e per i detrattori che ancora brulicano (purtroppo esistono anche quelli e dobbiamo sopportarli), è indiscutibilmente uno dei massimi interpreti della storia del Cinema.
Si parte col capolavoro immortale di Scorsese, quel Taxi Driver, Palma dOro al Festival di Cannes del ’76.
Immerso nella fotografia di Michael Chapman, è un film che non ha bisogno di presentazioni, a ogni nuova visione acquista sempre più fascino e valore.
Travis, Uomo della Notte, “straniero” in un Mondo “ostile”, angelo marchiato nella solitudine, ombra adombrata dalla sua ansia e da un insostenibile male di vivere che lo condurrà a un gesto salvifico, quasi una catarsi per rinascere.
Non mi soffermerei a elogiarne i meriti, mi parrebbe pleonastico, su questo film epocale si è scritto di tutto e di più.
È un dovere innamorarsene, amarlo, ed essere eroi metropolitani delle luci al neon, delle strade malfamate di un’America alienata che guarda le depravazioni, lo Sguardo febbricitante di un Uomo “solo” anche in mezzo alla folla, della furia che lo possiede nel suo trasformarsi in giustiziere, il cowboy col taglio da mohicano, in un’America che non dorme sogni tranquilli, soffre d’insonnia.
Magnifico, insuperabile, una perla fra le perle del grande cineasta Marty e del suo sceneggiatore “di fiducia” Paul Schrader. Oltre il capolavoro, oltre tutto e l’immaginabile.

Cowboy notturno

7 Dicembre 2011, ore 21:10…

Ripassa sul canale, Iris, o da pronunciar “airis” come Jodie Foster…

Ermetici, nottambuli, svagar nell’ammansito pudor che s’”orgasmizza“, “lacerato” a pelle o in sé allacciato, di stentorea fame in un marmoreo grido che fu tetra, feral oscurità dell’anima incupita o nelle tiepide luci lunari “assolata” nella sua pacata solitudine che si “crepuscolò” nell’”evanescendola”, assiderato da battiti cigliari nei “gracchii” del gelo o d’una maschera funerea a scolpir le cardiache levità sempre assopite, i tenui grovigli ad avvinghiarla per auscultar solo profumi mai incendiati, selvaggio crepitio d’offuscate danze nella Notte e nella sua immersione opaca in sulfurei colori per abbagliar la nudità mai abbigliata o le palpebre timorose d’accecarla nei “vitrei” fremiti.

Passeggero di nera cupezza o di suo puledro ero(t)ismo, nell’incendio di “cristalli” tonanti di densa foschia “glaciale” o di morbidezze innamorate di angeli biondi a temprar la lussuria avvincendola all’ischeletrica insonnia che “martirizza” il sonno e anche il risveglio, l’imperioso boato dei madidi labirinti a giacer con le iridi nei loro “liquori” più sibillini o liturgici nel soffice romanticismo di graffi intinti nel buio di represse ferocità, il suono della violenza è un vampiro che si squarta “vitorioso” nella catarsi, nel risorgere d’una rinascenza che si terge d’ogni suo peccato, “lagrimandolo” di sangue o d’un altro “nitido” bang dagli affreschi lividi di porpora.
Vitale, ansima di respiri eterei, immortalmente, è vividezza. Alba nel suo urlo magmatico.
E, si strugge, poetico d’un altra “sua” New York.

 

C’era… in America… che brutta “cera” che hai “fratello”.

Il Tempo nell’once upon un’altra (s)volta

Rinomate torsioni della memoria, “drogata”, sbiancata di ceruleo, denso liquore fra le “palpebre” dell’anima, d’occhiolini (mai) smaltiti, “ammattiti” da una tempesta emotiva che, d’effluvi sonanti nel ricordo, carezza torbida, tortuosa, “torreggiante” i propri giardini labirintici, “sbuffando” la “noia” delle lancette, lo scandir “mesto” d’imbrunite emozioni, svagate, cogitabonde, “ammanettate” al malinconico urlo e indocilite da acchetata brezza dei dolori e degli amori.
Come un treno “a vapore” che s’”inerpica” lungo la via solitaria di se stessi, “eremiti” in una città mitica in cui ricompari come diamanti “grezzi” d’una fantasmatica (ri)emersione dalle foglie autunnali, “invecchiate” o ringiovanite del tuo “vampiro”, assetato di nostalgico fumo nelle iridi dell’erta “pavidità” che (non) fu e delle altre coscienze “svanite”, imborghesite, morte dentro o forse ancora a morsicare le vanità degli attimi cancellati d’indelebile ma(i) erosa reminiscenza.
A riscoccare della magia che, intrepidi, stupidi, “inetti”, “perdenti”, reinventati o “rivinti”, intraprendemmo nel lontano, lontanissimo, remoto ammiccarci da “anziani” amici. Come ieri, come oggi, come l’eterno inamovibile.

Criminalotti “bambini” o già troppo uomini in questo Mondo di duri, che già scalfì al primo vagito “extrauterino”, incarnato in respiri ribelli “troppo” vivaci da “tacere” nei “silenziatori” delle pistole, a chiuder la bocca a un balordo sistema già epi(dermi)camente, all’epoca, grigio e “solare” di nerezza. Del “gironzolare” da oziosi e “scioperandi” disoccupati dall’obbligo “morale” a un’esistenza irresistibilissima per non viverla al massimo, dunque “fallita” per gli impiegati del “catasto”, sempre lì a tastarli, ad “arrestarli”, a perseguitarli, a (s)cacciarli… questi incalliti nelle loro candide, incandescentissime “innocenze”” da angeli sporchi, macchiati nel sangue e negli zampilli “variopinti” della “marea”. A ballare sotto il ponte di Brooklyn, nel leitmotiv di Ennio Morricone, fischiettato di “ritornello” che non tornerà più, anzi, i tornanti delle alterazioni, del cambiamento, del growing up, della fiabesca “depravazione”, delle perdizioni appunto del “loser” Noodles.

Noodles, che “violenta” il piacere d’un invaghimento dell’infanzia. Che sbaglia le mosse o le azzeccherà tutte, nella “zecca” della banca dei sogni, ove la cassaforte è senza più un soldo.
Svuotato, infatuato di un ideale di Bellezza smarrita. Chissà dove. Chissà quando.
Chissà in quali anfratti, in quali angoli delle forti fragilità, delle “limpide” brume, di quali tramonti, di quale scor(d)ata, illusoriamente indimenticata “era“.

Un capolavoro assoluto che è nel genio Sergio Leone. La misoginia, il tradimento, i “valori”, le controversie, le “variegate versioni”, le cuciture, le aggiunte, i “restauri”, l’”appannato” rispolverarlo, le rivalità, le competizioni di nessun Oscar “agguantato”, i torti, gli errori, i rimpianti, tutto ciò non m’interessa. E non ce ne frega niente.

Un’opera maestosa lo è, di nascita. Non si può analizzarla di “riassuntini”, di “stilografiche” e di stilemi.

Piomba dal nulla e ti sorride col neo beffardo di De Niro.

Yesterday…


(Stefano Falotico)